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USA-Cina: tregua commerciale di 90 giorni con riduzione dei dazi. Mercati in ripresa, ma restano le incognite

Gli Stati Uniti e la Cina hanno raggiunto un accordo per una tregua temporanea nella loro guerra commerciale, concordando una riduzione reciproca dei dazi per un periodo di 90 giorni. Secondo quanto riportato da Reuters, gli Stati Uniti abbasseranno i dazi sulle importazioni cinesi dal 145% al 30%, mentre la Cina ridurrà i dazi sui beni statunitensi dal 125% al 10%. L'accordo è stato annunciato dopo colloqui produttivi a Ginevra tra alti funzionari statunitensi, tra cui il Segretario al Tesoro Scott Bessent e il Rappresentante per il Commercio Jamieson Greer, e il Vicepremier cinese He Lifeng. 


Il Segretario al Tesoro Bessent ha dichiarato che sono stati compiuti "progressi sostanziali" nei negoziati, sottolineando l'importanza di bilanciare il commercio e di evitare una decoupling economico tra le due maggiori economie mondiali. Greer ha aggiunto che le differenze tra le parti non sono così grandi come si pensava in precedenza, offrendo una prospettiva positiva per l'allentamento delle tensioni che hanno minacciato l'economia globale.


L'accordo ha avuto un impatto immediato sui mercati finanziari globali. Le borse hanno registrato un rialzo significativo, con i futures dell'S&P 500 in aumento di quasi il 3% e il dollaro che ha raggiunto il massimo di un mese. Anche le azioni europee e di Hong Kong hanno beneficiato della notizia, mentre l'oro è sceso del 3%, riflettendo una diminuzione dell'ansia geopolitica. 


Nonostante l'ottimismo dei mercati, l'accordo è stato descritto come una tregua fragile che governa circa 600 miliardi di dollari di scambi bilaterali. Non sono stati risolti alcuni nodi cruciali, come le restrizioni statunitensi all'esportazione di semiconduttori verso la Cina e le possibili tariffe settoriali specifiche promesse dall'amministrazione Trump. Inoltre, non vi è chiarezza su come evitare che i dazi statunitensi tornino al 54% o quelli cinesi al 34% dopo la scadenza dei 90 giorni. 


Dal punto di vista cinese, la tregua rappresenta una vittoria simbolica e pratica. Le proiezioni di crescita del PIL, precedentemente penalizzate da un impatto stimato del 2,4%, sono ora riviste al ribasso a circa l'1%, alleviando le preoccupazioni su una rapida decoupling finanziaria. Inoltre, l'accordo utilizza un linguaggio diplomatico favorevole alla leadership cinese, segnalando ad altre nazioni che la pressione economica può influenzare la politica commerciale degli Stati Uniti. 


Il Segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick ha affermato che i colloqui mirano a ridurre le tensioni commerciali e ha previsto che gli Stati Uniti concluderanno diversi accordi commerciali con paesi non specificati nei prossimi tre mesi, in linea con la strategia del Presidente Trump di rafforzare la produzione domestica attraverso politiche commerciali assertive. Lutnick ha minimizzato le preoccupazioni riguardo alla perdita di posti di lavoro tra i lavoratori portuali e camionisti a causa dei dazi, affermando che il problema riguarda principalmente la Cina e che i livelli tariffari globali rimangono relativamente bassi, intorno al 10%. 


Il Presidente Trump ha descritto l'accordo come un "reset totale" ottenuto in un contesto diplomatico migliorato. Tuttavia, ha anche lasciato intendere che potrebbero essere imposte nuove tariffe settoriali se la Cina non dovesse rispettare gli impegni presi. La Casa Bianca ha sottolineato che l'accordo è stato raggiunto grazie alla pressione esercitata dalla politica tariffaria statunitense, dimostrando che gli Stati Uniti sono disposti a ritirare le tariffe quando le controparti mostrano disponibilità al dialogo.

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