Un misterioso attacco con droni in Iraq mette fuori uso i radar di due basi militari: cresce la tensione nella regione
- piscitellidaniel
- 24 giu
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Un attacco notturno, fulmineo e ancora avvolto dal mistero ha colpito due basi militari in Iraq, mettendo fuori uso i loro sistemi radar. Secondo fonti militari irachene e internazionali, si è trattato di un’azione condotta con droni armati, che ha generato immediatamente allarme nella regione, già attraversata da tensioni crescenti tra milizie filo-iraniane, forze statunitensi e governo di Baghdad. L’attacco è avvenuto nelle prime ore della giornata e ha colpito due installazioni strategiche situate rispettivamente nei pressi di Kirkuk e nella provincia occidentale di Al-Anbar, entrambe dotate di sistemi di sorveglianza radar avanzati.
Le autorità irachene hanno confermato che i radar delle due basi sono stati messi fuori uso per diverse ore, compromettendo la capacità di intercettazione e sorveglianza aerea nell’area. Le forze di sicurezza locali hanno immediatamente isolato le zone interessate e avviato una serie di operazioni per identificare la provenienza dei droni, ma al momento non sono state attribuite responsabilità dirette. L’assenza di rivendicazioni ufficiali rende l’episodio particolarmente preoccupante, in quanto si sospetta un’operazione condotta con una tecnologia sofisticata e una pianificazione accurata.
L’attacco rappresenta un salto qualitativo rispetto agli episodi precedenti di aggressioni a basi militari irachene. In passato, diverse milizie sciite avevano lanciato razzi o missili artigianali contro postazioni americane, ma l’uso mirato di droni capaci di neutralizzare specifici apparati di difesa e sorveglianza è considerato un segnale di escalation tecnologica e strategica. Secondo fonti vicine all’intelligence occidentale, i droni utilizzati erano dotati di sistemi di navigazione autonoma e testate esplosive capaci di colpire con precisione componenti elettronici sensibili.
Il governo iracheno, in un comunicato ufficiale, ha definito l’attacco una “violazione grave della sovranità nazionale” e ha promesso una risposta adeguata, pur evitando di indicare direttamente un responsabile. Tuttavia, in ambienti militari e diplomatici si fa sempre più insistente il sospetto che dietro l’attacco vi sia l’ombra di una strategia destabilizzante orchestrata da milizie legate all’Iran o da entità esterne interessate a minare la presenza occidentale in Iraq. Fonti anonime del ministero della Difesa iracheno hanno suggerito che i droni potrebbero essere stati lanciati da una zona desertica a ridosso del confine siriano, area notoriamente difficile da controllare.
L’attacco ha avuto anche immediate conseguenze operative. Le forze statunitensi presenti in Iraq, che da mesi sono in fase di graduale ritiro o ridimensionamento, hanno sospeso temporaneamente le missioni di sorveglianza nella regione di Kirkuk. Inoltre, l’ambasciata americana a Baghdad ha emesso un’allerta per il personale civile, suggerendo di evitare spostamenti non essenziali. Anche la coalizione internazionale anti-Isis ha innalzato il livello di sicurezza nei propri compound, temendo ulteriori attacchi mirati a infrastrutture critiche.
Sul piano politico, l’episodio rischia di acuire le fratture interne all’Iraq. I partiti sciiti più vicini a Teheran hanno accusato il governo di al-Sudani di essere troppo debole e di non saper garantire la sicurezza nazionale, mentre le forze sunnite e curde chiedono una revisione delle politiche di sicurezza e un maggiore coinvolgimento nelle decisioni militari. La fragile stabilità irachena è messa alla prova da una crescente pressione esterna, tra i contrasti regionali e il gioco di influenze tra Stati Uniti e Iran.
Nel frattempo, i vertici delle forze armate irachene hanno ordinato un rafforzamento della difesa anti-drone in tutti i principali siti militari del Paese. È stato inoltre riattivato un protocollo congiunto di condivisione dei dati tra Baghdad e Washington per monitorare lo spazio aereo iracheno, in particolare nelle ore notturne. Tuttavia, la difficoltà nel tracciare e neutralizzare droni di piccole dimensioni ma ad alta precisione rappresenta una sfida tecnologica rilevante, che richiede investimenti e alleanze difficili da realizzare in tempi brevi.
L’attacco ha sollevato timori anche in ambito regionale. Paesi come Arabia Saudita, Giordania e Kuwait hanno espresso preoccupazione per il possibile effetto domino che un’escalation in Iraq potrebbe generare. Anche Israele, pur non coinvolto direttamente, monitora con attenzione la situazione, temendo un rafforzamento delle milizie filo-iraniane a ridosso dei propri confini settentrionali. L’episodio riaccende dunque l’allarme su una possibile ripresa della guerra per procura tra potenze regionali e internazionali, combattuta attraverso droni, milizie e sabotaggi.
L'assenza di una rivendicazione ufficiale contribuisce a creare un clima di incertezza e paura, mentre la popolazione civile assiste impotente all’ennesimo episodio di instabilità. Le comunità locali, già provate da anni di conflitti, attentati e crisi economica, chiedono protezione e chiarezza, ma ricevono risposte frammentarie e contraddittorie. Le organizzazioni internazionali, impegnate nella ricostruzione e nell’assistenza umanitaria, temono che l’attacco rappresenti un segnale premonitore di una nuova fase di scontro ibrido, in cui il fronte non è più identificabile e il nemico può colpire in silenzio e senza volto.

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