Ue‑Usa verso accordo sui dazi al 15 %: cosa cambia per auto, agrifood e industria europea
- piscitellidaniel
- 23 lug
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L’Unione europea e gli Stati Uniti si avvicinano a un’intesa sui dazi reciproci che, se confermata, imporrebbe una tariffa di base del 15 % sulle importazioni europee, salvaguardando al contempo settori strategici da esenzioni mirate. L’accordo in vista segue a ruota quello già raggiunto con il Giappone ed è pensato per sostituire la minaccia statunitense di aumentare i dazi al 30 % dal primo agosto. La mossa cerca di trovare un equilibrio tra pressione protezionistica americana e tutela economica comunitaria, con effetti concreti su automotive, aeronautica, prodotti agricoli e dispositivi medici.
La proposta, emersa da colloqui tra Unione e Washington, replicherà il modello formatisi nell’intesa con Tokyo, garantendo una riduzione dei dazi su veicoli – oggi al 27,5 % – portandoli a 15 %. Aree come aeromobili, apparecchiature medicali e bevande alcoliche potrebbero beneficiare di esenzioni parziali, rispecchiando l’impostazione già adottata nel caso giapponese. L’obiettivo europeo è mantenere un compromesso che eviti guerra commerciale, preservando però margini di flessibilità su importanti segmenti industriali.
Il Financial Times e Reuters riferiscono che tre fonti vicine ai negoziati hanno confermato l’esistenza di un’intesa “di massima” non ancora formalizzata: la discussione mira a stabilire dazi minimi intorno al 15 %, in linea con quanto ottenuto da Tokyo. L’ipotesi di mantenere i 30 % è stata adottata da Trump come deterrente, per spingere entrambi i partner a trovare un accordo rapido. Allo stesso tempo, il dialogo punta a tutelare il tessuto produttivo europeo e a scongiurare tensioni eccessive sui mercati mondiali.
L’impatto sui mercati è stato immediato: dopo l’annuncio del possibile accordo, l’euro si è rafforzato nei confronti del dollaro, mentre l’indice S&P 500 ha guadagnato circa lo 0,6 %, segno che gli investitori vedono positivamente un compromesso sul commercio transatlantico. Germania e Francia, principali esportatrici verso gli Usa, osservano con attenzione: se i dazi su auto scendono al 15 %, l’industria tedesca – concentrata in veicoli e componentistica – potrà evitare effetti recessivi. Lo stesso vale per Francia, Italia e Spagna, intersectionche puntano su agroalimentare e manifattura.
Dal lato europeo, però, resta viva la questione delle contromisure. Bruxelles ha già predisposto un pacchetto retaliatorio da 93 miliardi di euro, pronto a essere attivato nel caso di peggioramento della situazione. Tale pacchetto include tariffe su beni strategici statunitensi come aerei, spiriti e apparecchi medicali. L’Unione ha inoltre attivato il cosiddetto strumento anti-coercizione, che può inibire società americane da bandi pubblici e scambiare provvedimenti su proprietà intellettuale, a raffreddare eventuali vendette commerciali.
Sul tavolo negoziale c’è anche la durata e stabilità dell’intesa: gli Stati Uniti chiedono termini estesi, mentre l’Europa chiede salvaguardie specifiche per proteggere le aree più vulnerabili. Il commissario al Commercio Šefčovič ha riferito un bilancio cautamente ottimistico ma realisticamente con riserva: non è solo una questione di percentuale, ma del quadro complessivo, che deve mantenere chiari i confini tra cooperazione e difesa del mercato comunitario.
La posta in gioco riguarda anche le politiche globali: Bruxelles, con sede a Washington, esplora parallelamente accordi con Canada, Giappone e Regno Unito sul paradigma post-WTO, definito “WTO 2.0”. L’intesa sui dazi appare come banco di prova per relazioni commerciali più moderne, in cui la reciprocità è accompagnata da norme su ambiente, lavoro e digital trade.
Il prossimo passaggio sarà politico: il via libera dovrà arrivare dalla Casa Bianca e dai governi europei, evitando che Trump decida unilateralmente di prorogare o alzare la soglia fino al 1° agosto. Lo scenario è realistico: senza accordo, i 30 % scattano automaticamente, accentuando l’urgenza dell’accordo. Alcuni Stati membri, guidati dalla Germania, stanno già spingendo per trovare un’intesa prima della scadenza, sottolineando l’importanza di salvaguardare stabilità e crescita.
In questo contesto, l'accordo sui dazi al 15 % assume dimensioni politiche e simboliche cruciali: da un lato rappresenta un primo passo verso una nuova normalità commerciale post-pandemia e post-guerra; dall'altro è strumento di riferimento per diplomatici e imprese. Se concretizzato, costituirà un precedente nella definizione di misure di compensazione reciprocamente accettabili, introducendo nel diritto commerciale un nuovo livello di cooperazione regolamentata e bilanciata.

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