Ue, Stato dell’Unione 2025: Von der Leyen traccia la rotta per autonomia strategica, transizione verde e competitività globale
- piscitellidaniel
- 11 set
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Ursula von der Leyen ha aperto il suo secondo mandato come presidente della Commissione europea ponendo con forza alcuni snodi centrali che disegneranno l’Unione nei prossimi anni. Nel nuovo discorso sullo Stato dell’Unione ha sottolineato che l’Europa si trova in un momento nel quale non può più posticipare decisioni strategiche su difesa, energia, digitale, ambiente e coesione interna, perché il contesto internazionale impone rapidità, visione e unità di intenti.
Uno degli assi principali evidenziati riguarda la difesa e la sicurezza europea. Von der Leyen ha evocato immagini forti, come “Europa in lotta”, a significare che il blocco non può restare passivo rispetto alle minacce provenienti dall’esterno, dalle guerre, dalle pressioni geopolitiche, e che la risposta militare, tecnologica e strategica deve essere credibile. Nel suo programma emerge l’idea che l'Ue debba sviluppare una difesa comune più efficace, rafforzare la cooperazione tra Stati membri, potenziare le capacità autonome (tecnologie, sistemi d’arma, strumenti di sorveglianza) e sostenere il sostegno all’Ucraina non come gesto solo politico, ma parte integrante della difesa europea.
Accanto alla sicurezza esterna c’è il capitolo dell’autonomia energetica e della sostenibilità ambientale che Von der Leyen ha messo in primo piano. Ha indicato che l’Unione deve accelerare sulla produzione interna di energia rinnovabile, affinché la dipendenza dall’esterno, specialmente da fonti fossili o da paesi con politiche instabili, diminuisca in modo significativo. Il programma comprende misure per modernizzare le reti elettriche esistenti, rafforzare gli interconnettori, progetti come il “Battery Booster” per sostenere l’industria europea delle batterie, e una cornice verde che metta insieme clima, innovazione, energia pulita. La parola chiave è “competitività net-zero”: produrre meglio, più pulito, meno impattante ambientale, ma anche con costi accettabili e capacità di fare fronte alla concorrenza estera che non sempre rispetta gli stessi standard.
Sul fronte dell’innovazione digitale, della sovranità tecnologica e della competitività industriale, Von der Leyen ha rilanciato l’impegno per rafforzare Horizon Europe, destinare maggiori risorse alla ricerca, ridurre la burocrazia che frena imprese e startup, sviluppare le tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, la quantistica, le infrastrutture digitali di confine. L’Europa, ha detto, non può più subire le scelte altrui, deve costruire catene di valore resilienti, proteggere il know-how, attrarre investimenti, garantire che le produzioni strategiche rimangano sul territorio europeo.
Tema centrale è stato anche quello della giustizia sociale e del contrasto al caro vita. Von der Leyen ha riconosciuto che molti cittadini europei avvertono l’aumento dei prezzi dell’energia e dei beni essenziali come una crisi tangibile. Per questo l’agenda prevede misure dedicate al sostegno del potere d’acquisto, interventi per l’alloggio accessibile, politiche sociali per ridurre la povertà, garanzie occupazionali, maggiore equità nelle opportunità. Non è solo una questione redistributiva, ma un investimento nella coesione dell’Unione: una comunità troppo diseguale rischia di perdere consenso e stabilità.
Nel bilancio delle priorità legislative e regolamentari, Von der Leyen ha insistito su riforme che cambiano passo: completamento del mercato unico entro il 2028, con attenzione specifica a capitali, telecomunicazioni, energia; riforme delle regole fiscali che permettano agli Stati membri di avere maggiore margine nei bilanci per rispondere a crisi economiche e per investimenti strategici; snellimento normativo per ridurre gli oneri regolatori per le imprese; maggiore efficienza nel funzionamento delle istituzioni europee.
La questione delle relazioni esterne dell’Unione è emersa come punto di forza del discorso. Von der Leyen ha messo al centro l’idea che l’Europa debba agire non solo come attore economico ma come potenza geopolitica con reti sicure, partnership intelligenti, difese comuni, industria strategica. Russia, conflitti in Medio Oriente, sfide migratorie, competizione con Stati Uniti e Cina sono tutti indicativi di un mondo in cui l’Unione non può limitarsi a reagire, ma deve costruire strumenti di influenza propri.
Un tema trasversale del discorso è stato quello della resilienza: resilienza economica, climatica, infrastrutturale. Von der Leyen ha sottolineato che l’Europa ha bisogno di essere pronta ad affrontare shock globali — crisi energetiche, sconvolgimenti climatici, disordini geopolitici, pandemie — con sistemi e strutture che non siano fragili, ma capaci di assorbire, adattare e reagire. Ciò significa investimenti, scelte preventive, standard normativi solidi, capacità di fare sistema tra istituzioni europee e Stati membri.
Non meno importante il focus sul tema della democrazia, dello Stato di diritto e dei valori fondanti. Von der Leyen ha rimarcato che libertà civili, diritti umani, diritti sociali, trasparenza e integrità istituzionale non sono optional: fanno parte del DNA europeo. L’Unione, secondo il suo messaggio, non può distinguersi solo per politiche economiche o ambientali, ma anche per una visione politica fondata su equità, rispetto delle minoranze, inclusione, pari opportunità.
Nel discorso sullo Stato dell’Unione Von der Leyen ha anche espresso l’urgenza che Bruxelles diventi più visibile, più vicina ai cittadini, più responsabile. Non solo normative e grandi pacchetti industriali, ma anche miglioramento nei servizi, nelle infrastrutture locali, nel digitale quotidiano, nella sicurezza del lavoro, nelle opportunità per i giovani. Le sfide che accompagnano questa agenda non sono piccole: richiedono coesione tra Stati membri, volontà politica, interoperabilità normativa, finanziamenti adeguati.

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