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Trump valuta Bessent per la guida della Fed: una scelta che agita i mercati e rimescola le carte della politica monetaria USA

Nel contesto della sua nuova corsa verso la Casa Bianca, Donald Trump ha fatto filtrare il nome di Keith Bessent come possibile candidato per guidare la Federal Reserve in caso di una sua vittoria alle elezioni presidenziali del novembre 2024. La notizia, riportata da diverse fonti finanziarie tra cui Bloomberg e Il Sole 24 Ore, ha scatenato un acceso dibattito nei mercati finanziari e tra gli osservatori economici, segnando un primo segnale concreto delle intenzioni dell’ex presidente riguardo alla futura direzione della politica monetaria statunitense.


Keith Bessent è il fondatore e CEO di Key Square Group, hedge fund con sede a Greenwich, Connecticut, ed è considerato una figura vicina agli ambienti più conservatori della finanza americana. Ex braccio destro di Ray Dalio in Bridgewater Associates, Bessent vanta una lunga esperienza nei mercati globali e una visione piuttosto pragmatica sulla gestione dei tassi d’interesse e sul ruolo delle banche centrali. Il suo nome era già emerso in passato tra i possibili advisor economici dell’amministrazione Trump, ma mai in modo tanto diretto per un incarico di vertice istituzionale.


La possibile nomina di Bessent va letta all’interno di una strategia più ampia dell’ex presidente volta a riorientare il ruolo della Fed, accusata in passato da Trump di essere troppo indipendente e di ostacolare la crescita economica con una politica monetaria eccessivamente restrittiva. Durante il suo primo mandato, Trump criticò ripetutamente l’allora presidente della Fed Jerome Powell per non aver ridotto i tassi con sufficiente aggressività, arrivando persino a ipotizzare la sua rimozione. L’attuale fase di incertezza sui tassi e sul controllo dell’inflazione potrebbe rappresentare l’occasione per esercitare una nuova influenza sull’istituto centrale.


La reazione dei mercati non si è fatta attendere. Alla diffusione della notizia, il dollaro ha mostrato una certa volatilità, mentre i rendimenti dei Treasury sono leggermente saliti, segnalando nervosismo da parte degli investitori rispetto a un possibile cambio di orientamento della Fed in senso più espansivo. Gli operatori temono che una presidenza Bessent possa tradursi in una Fed meno focalizzata sulla stabilità dei prezzi e più incline ad assecondare le esigenze politiche del momento, in particolare sul fronte della crescita e dell’occupazione.


Dal punto di vista ideologico, Bessent non ha mai dichiarato una visione chiaramente “dovish” o “hawkish”, ma le sue analisi pubbliche mostrano una certa inclinazione per interventi rapidi e decisivi nei momenti di crisi. Ha inoltre espresso scetticismo verso il quantitative easing prolungato e verso l’eccessiva regolamentazione del sistema finanziario. In quest’ottica, potrebbe rappresentare una figura in grado di ridisegnare i confini operativi della Fed, soprattutto in un contesto di possibile rallentamento dell’economia USA.


L’eventuale nomina avrebbe implicazioni anche di natura istituzionale. La Fed è stata tradizionalmente concepita come un organismo indipendente, con un mandato duplice – stabilità dei prezzi e piena occupazione – ma svincolato da pressioni politiche dirette. L’arrivo di un presidente della Fed scelto esplicitamente per la sua lealtà politica al presidente in carica costituirebbe una svolta storica, con potenziali ripercussioni sull’autonomia della banca centrale e sulla sua credibilità a livello internazionale.


I democratici e alcuni ambienti accademici hanno già espresso preoccupazione. Diversi economisti hanno avvertito che una Fed politicizzata potrebbe alimentare aspettative inflazionistiche, indebolire la fiducia degli investitori e ridurre l’efficacia della politica monetaria. Al tempo stesso, non è escluso che la scelta di Bessent venga interpretata come una mossa strategica da parte di Trump per rassicurare i mercati sul fatto che non intende promuovere politiche monetarie “sperimentali” o non ortodosse, come accaduto in altri paesi.


Nella rosa dei nomi che circolano attorno a Trump, Bessent non è l’unico. Si parla anche di Judy Shelton, già proposta nel 2020 come membro del board della Fed e sostenitrice del ritorno a un sistema ancorato all’oro, e di Kevin Warsh, ex governatore della Federal Reserve con posizioni critiche verso l’approccio espansivo della banca centrale negli anni successivi alla crisi del 2008. Tuttavia, il profilo di Bessent sembra oggi il più accreditato per la sua combinazione di competenza tecnica, vicinanza agli ambienti conservatori e discrezione mediatica.


L’annuncio ufficiale, secondo fonti vicine al team di Trump, potrebbe arrivare in autunno, subito dopo la convention repubblicana. Il piano dell’ex presidente sarebbe quello di presentarsi con una squadra economica già definita e un’agenda chiara anche sul fronte delle politiche monetarie, in modo da contrastare l’immagine di incertezza che spesso ha accompagnato i suoi annunci in passato. Se eletto, Trump potrebbe nominare il successore di Powell alla scadenza del suo mandato nel 2026, ma anche prima, qualora decidesse di forzare politicamente la mano sulla guida della Fed.

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