Trump rilancia sull’annessione della Groenlandia, Putin lancia l’allarme: “Piani seri, l’Artico rischia militarizzazione”
- piscitellidaniel
- 27 mar
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L’annuncio di Donald Trump sull’intenzione di annettere la Groenlandia agli Stati Uniti ha scosso la diplomazia internazionale, provocando una reazione immediata e preoccupata da parte del presidente russo Vladimir Putin. «Si tratta di piani seri, non di una provocazione estemporanea», ha dichiarato il leader del Cremlino durante una conferenza sull’Artico tenutasi a Murmansk. La dichiarazione di Putin riflette una crescente tensione globale attorno al controllo delle regioni artiche, sempre più strategiche sotto il profilo militare, energetico e climatico.
La dichiarazione di Trump è arrivata in un’intervista al podcaster Vince Coglianese, in cui ha ribadito la sua intenzione di acquisire il controllo della Groenlandia, territorio autonomo sotto sovranità danese. «Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza internazionale. Dobbiamo averla», ha insistito l’ex presidente, oggi nuovamente alla Casa Bianca, rilanciando una proposta che aveva già fatto discutere nel 2019, ma che oggi, in un contesto geopolitico ancora più teso, assume un valore completamente diverso.
La visita di una delegazione statunitense di alto livello, composta dal vicepresidente JD Vance, dalla Second Lady Usha Vance, dal consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz e dal ministro dell’Energia Chris Wright, era inizialmente prevista come una missione diplomatica estesa, con incontri istituzionali e partecipazione ad attività culturali. Tuttavia, di fronte alle forti proteste delle autorità locali e del governo danese, la missione è stata drasticamente ridotta: i rappresentanti statunitensi visiteranno soltanto la base della U.S. Space Force a Pituffik, sulla costa nordoccidentale dell’isola, evitando qualsiasi coinvolgimento diretto con la comunità locale.
Il ridimensionamento della missione è stato accolto con favore dal governo danese. Il ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussen ha definito «positiva» la decisione americana di limitarsi a una visita presso la base militare. Tuttavia, la stessa presenza di figure istituzionali americane in Groenlandia è interpretata come un segnale che il piano per l’annessione non è stato abbandonato, ma anzi procede in modo più discreto e pragmatico.
In Groenlandia, la situazione politica è ancora in fase di assestamento. I negoziati per la formazione del nuovo governo sono in corso e l’ipotesi di indipendenza dalla Danimarca resta al centro del dibattito interno. Il partito Naleraq, fortemente favorevole a un avvicinamento a Washington, è stato escluso dai colloqui di coalizione, ma il probabile futuro premier Jens-Frederik Nielsen, pur sostenendo un percorso di indipendenza, ha finora mantenuto una linea più cauta nei confronti degli Stati Uniti. Questo equilibrio politico instabile rende il territorio ancora più sensibile alle pressioni esterne.
Putin ha definito l’iniziativa americana come una minaccia alla stabilità internazionale. «L’Artico non può diventare un trampolino di lancio per possibili conflitti tra grandi potenze», ha dichiarato. Secondo il presidente russo, l’intenzione americana di espandere la propria influenza nel Nord, attraverso l’annessione della Groenlandia, rientra in una più ampia strategia di contenimento della Russia e di rafforzamento della proiezione militare USA nei punti nevralgici del globo. Mosca ha già intensificato negli ultimi anni la propria presenza militare nell’Artico, riattivando basi dismesse e costruendo nuovi impianti radar, porti e piste di atterraggio. L’ingresso degli Stati Uniti in un’area così strategica rappresenterebbe, secondo il Cremlino, una sfida diretta.
Dietro l’assertività americana, si celano interessi molteplici. Oltre all’importanza geopolitica, la Groenlandia possiede importanti giacimenti minerari, in particolare terre rare, fondamentali per l’elettronica e le tecnologie green, e risorse energetiche ancora largamente inesplorate. Il cambiamento climatico, inoltre, sta aprendo nuove rotte commerciali nell’Artico, trasformando progressivamente l’intera regione in una nuova arena di competizione globale.
Le reazioni europee restano caute ma allarmate. La premier danese Mette Frederiksen ha definito la pressione americana «inaccettabile» e ha ribadito la sovranità della Danimarca sulla Groenlandia, sottolineando l’importanza della cooperazione con l’isola nel rispetto della sua autonomia. Bruxelles osserva con crescente inquietudine l’evolversi della situazione, consapevole che un eventuale cambio di sovranità potrebbe creare un precedente pericoloso per altri territori strategici in aree sensibili.
La partita per la Groenlandia è dunque tutt’altro che simbolica. È un riflesso delle tensioni tra grandi potenze, della trasformazione degli equilibri globali e della crescente militarizzazione dell’Artico. Le parole di Trump non possono essere liquidate come un’esagerazione retorica. Come ha sottolineato Putin, il rischio è reale e le implicazioni sono profonde. L’Artico, da zona remota e marginale, è oggi una delle frontiere cruciali della geopolitica del XXI secolo. E la Groenlandia, con i suoi ghiacci e le sue risorse, ne è il cuore pulsante.

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