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Trump dichiara guerra alla Digital Services Tax: escalation con l’Europa e ritorsioni commerciali


Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha intensificato la sua offensiva contro le Digital Services Tax (DST) imposte da diversi Paesi europei, accusandole di discriminare le grandi aziende tecnologiche americane come Google, Amazon, Meta e Apple. In una mossa senza precedenti, Trump ha minacciato l'introduzione di dazi punitivi e altre misure ritorsive contro le nazioni che adottano queste tasse, segnando l'inizio di una nuova fase di tensioni commerciali transatlantiche


La posizione di Trump sulle DST

Il 21 febbraio 2025, Trump ha firmato un memorandum presidenziale che ordina al Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR) di rinnovare le indagini sulle DST adottate da Paesi come Francia, Italia, Spagna, Austria, Regno Unito e Turchia. Il documento accusa queste tasse di essere "ingiuste e discriminatorie" nei confronti delle aziende americane e autorizza l'adozione di contromisure, inclusi dazi e altre restrizioni commerciali. Il memorandum prevede anche la possibilità di raddoppiare le aliquote fiscali per cittadini e imprese di Paesi che impongono tasse considerate discriminatorie, in base alla sezione 891 del Codice Fiscale Interno degli Stati Uniti.


Il caso Canada: un precedente significativo

Il Canada, che aveva introdotto una DST del 3% sui ricavi delle aziende digitali, è stato uno dei primi Paesi a subire le pressioni dell'amministrazione Trump. Dopo la minaccia di dazi e la sospensione delle trattative commerciali, il governo canadese ha annunciato il 29 giugno 2025 la revoca della tassa, nel tentativo di riavviare i negoziati con gli Stati Uniti. Questa decisione è stata vista come una vittoria per Trump e un segnale per altri Paesi che adottano misure simili.


L'Unione Europea nel mirino

L'Unione Europea, che ha introdotto regolamenti come il Digital Markets Act e il Digital Services Act per regolamentare le grandi piattaforme digitali, è ora nel mirino dell'amministrazione Trump. Il presidente ha accusato questi regolamenti di essere strumenti di "lawfare" contro le aziende americane e ha minacciato ritorsioni se non verranno modificati. Bruxelles ha dodici giorni per trovare un accordo con Washington prima che scada la sospensione dei dazi reciproci voluta da Trump, prevista per il 9 luglio.


Le implicazioni per le aziende tecnologiche americane

Le aziende tecnologiche americane, che generano significativi ricavi nei mercati europei, sono direttamente interessate da queste tensioni. Le DST e i regolamenti europei potrebbero aumentare i costi operativi e limitare la loro capacità di espandersi. D'altro canto, le misure ritorsive degli Stati Uniti potrebbero innescare una guerra commerciale che danneggerebbe entrambe le economie.


Le reazioni internazionali

La comunità internazionale osserva con preoccupazione l'escalation tra Stati Uniti ed Europa. Molti Paesi temono che una guerra commerciale possa avere ripercussioni negative sull'economia globale, già messa a dura prova da recenti crisi. Alcuni analisti suggeriscono la necessità di un accordo multilaterale, forse sotto l'egida dell'OCSE, per regolamentare la tassazione dei servizi digitali in modo equo e condiviso.


Prospettive future

Con la scadenza del 9 luglio che si avvicina, le prossime settimane saranno cruciali per determinare l'evoluzione di questa disputa. Un mancato accordo potrebbe portare all'introduzione di nuovi dazi e a un'escalation delle tensioni commerciali. Al contrario, un compromesso potrebbe aprire la strada a una regolamentazione più armonizzata del settore digitale a livello globale.

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