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Trump cambia rotta sull'Ucraina: confermati nuovi aiuti militari, ma le spedizioni restano sospese

Il 28 febbraio 2025, un incontro teso tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelens'kyj ha segnato un punto di svolta nei rapporti tra i due paesi. Durante la riunione, Trump ha criticato aspramente Zelens'kyj, definendolo "irrispettoso" e accusandolo di mancare di gratitudine verso gli Stati Uniti. L'incontro si è concluso senza un accordo concreto, lasciando in sospeso le trattative su un possibile cessate il fuoco e sulla fornitura di aiuti militari.


Nei giorni successivi, l'amministrazione Trump ha annunciato la sospensione temporanea degli aiuti militari all'Ucraina, motivando la decisione con la necessità di "valutare e riesaminare ogni aspetto del rapporto di sicurezza con lo stato ucraino". Il direttore della CIA, John Ratcliffe, ha confermato che vi era una "pausa" sia sul fronte militare che su quello dell'intelligence.


Tuttavia, l'11 marzo, a seguito di un incontro a Gedda tra delegazioni americane e ucraine, il governo statunitense ha annunciato la ripresa della fornitura di aiuti militari e di intelligence all'Ucraina. Nonostante questa decisione, le spedizioni di armi sono rimaste sospese, in attesa di ulteriori valutazioni da parte dell'amministrazione Trump.


Il cambiamento di posizione di Trump ha suscitato reazioni contrastanti a livello internazionale. Mentre alcuni alleati degli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per l'incertezza della politica americana nei confronti dell'Ucraina, altri hanno accolto con favore la ripresa degli aiuti militari.


In Germania, il cancelliere Friedrich Merz ha annunciato un aumento significativo della spesa per la difesa, giustificando la decisione con la "situazione in rapida evoluzione" e la necessità di rafforzare la sicurezza europea. Nel frattempo, in Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato l'importanza dell'unità occidentale e ha richiesto un vertice d'emergenza tra i paesi europei, gli Stati Uniti e l'Ucraina.


Negli Stati Uniti, la decisione di Trump ha provocato proteste in diverse città, tra cui New York, Boston e Los Angeles, dove manifestanti hanno espresso il loro sostegno all'Ucraina e a Zelens'kyj. Alcuni critici hanno accusato Trump di indebolire la posizione americana sulla scena internazionale e di compromettere la sicurezza dell'Ucraina.


Nonostante le tensioni, Zelens'kyj ha cercato di mantenere un tono conciliatorio, ringraziando Trump, il Congresso USA e il popolo americano per il sostegno e sottolineando l'importanza di una pace "giusta e duratura". In un'intervista successiva, ha definito l'incontro con Trump una "piccola lite" e ha espresso interesse a ricostruire il rapporto con gli Stati Uniti.


La situazione rimane fluida, con le spedizioni di armi ancora sospese e l'amministrazione Trump che continua a valutare la sua strategia nei confronti dell'Ucraina. Nel frattempo, l'Europa si prepara ad affrontare le sfide future, rafforzando la propria difesa e cercando di mantenere l'unità tra gli alleati occidentali.

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