top of page

Trump avvia la nuova stagione dei dazi: inviate le prime 12 lettere alle aziende, operative 18 nuove aliquote dal 1° agosto

L’amministrazione Trump ha ufficialmente dato il via alla nuova ondata di dazi doganali che segneranno la politica commerciale degli Stati Uniti nei prossimi mesi. Le prime 12 lettere, inviate nelle ultime ore alle imprese coinvolte, annunciano l’applicazione di 18 nuove aliquote tariffarie che entreranno in vigore a partire dal 1° agosto. Le misure, anticipate da settimane e al centro del dibattito internazionale, rappresentano un chiaro segnale di discontinuità rispetto all’approccio multilaterale preferito dall’attuale amministrazione Biden e ripristinano una linea di politica economica coerente con la visione protezionista già adottata da Trump durante il suo primo mandato.


Il nuovo piano tariffario interessa un ampio spettro di settori strategici, con un impatto potenzialmente rilevante sugli equilibri commerciali globali. Tra i comparti colpiti figurano l’industria automobilistica, l’elettronica avanzata, i pannelli solari, le terre rare, l’acciaio, l’alluminio e una selezione di macchinari industriali importati prevalentemente dalla Cina. Il nuovo pacchetto include anche dazi su prodotti importati da Paesi non BRICS, ma funzionali all’espansione tecnologica cinese o a triangolazioni commerciali in grado di eludere le restrizioni statunitensi.


Le lettere inviate alle imprese contengono dettagli tecnici sulle voci doganali interessate e richiedono l’adeguamento immediato delle dichiarazioni doganali per tutte le importazioni successive al 31 luglio. L’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR), guidato da una nuova nomina scelta direttamente da Trump, ha precisato che l’obiettivo della misura è proteggere l’apparato produttivo nazionale da pratiche commerciali ritenute sleali e da una dipendenza crescente da tecnologie critiche prodotte in Asia.


L’iniziativa non si limita però alla sola Cina. Secondo fonti interne all’amministrazione, i nuovi dazi sono parte di un piano più ampio, destinato a colpire anche fornitori europei e sudamericani, qualora questi ultimi non si adeguino a nuovi standard commerciali e normativi definiti unilateralmente da Washington. L’acciaio europeo, in particolare, rischia di finire nuovamente nel mirino, nonostante gli sforzi diplomatici in corso tra Bruxelles e Washington per aggiornare l’accordo transatlantico sulle esportazioni industriali.


L’annuncio ha suscitato reazioni contrastanti. Alcune organizzazioni industriali statunitensi, soprattutto nel settore siderurgico e automobilistico, hanno accolto con favore la stretta protezionistica, ritenendola necessaria per riequilibrare le condizioni di mercato e incentivare la produzione domestica. Al contrario, le associazioni dei consumatori e parte del mondo imprenditoriale hanno espresso forti perplessità, temendo un incremento dei costi lungo l’intera filiera, con possibili effetti inflattivi a danno dei cittadini americani.


Anche sul fronte internazionale le reazioni non si sono fatte attendere. Pechino ha parlato di un atto ostile e ha minacciato ritorsioni su settori strategici come l’agricoltura e la componentistica high-tech statunitense. La Commissione Europea ha espresso “profonda preoccupazione” per l’effetto domino che le nuove tariffe potrebbero innescare sulle catene globali del valore. In particolare, si teme che i dazi sulle terre rare e sui semiconduttori possano rallentare la transizione energetica e digitale dell’intero continente, con impatti negativi su settori come le batterie, i veicoli elettrici e le tecnologie verdi.


Le 18 nuove aliquote spaziano da un minimo del 10% fino a punte del 60% su alcune categorie di componentistica elettronica e attrezzature per le telecomunicazioni. Tra le voci più colpite si segnalano i microchip di fascia alta, alcuni moduli software embedded, inverter per pannelli fotovoltaici, droni a uso commerciale e dispositivi connessi per l’automazione industriale. Il nuovo sistema tariffario prevede inoltre una classificazione dinamica, con possibilità di revisione trimestrale per includere nuovi beni o escludere quelli ritenuti strategici per l’industria americana.


Le imprese esportatrici coinvolte stanno già analizzando le contromisure possibili. Tra queste si valuta la rilocalizzazione di alcune produzioni in Messico o Vietnam, l’apertura di nuove filiali in Paesi terzi o l’adattamento dei processi produttivi per evitare l’utilizzo di componenti soggetti a dazio. Tuttavia, gli esperti avvertono che tali soluzioni potrebbero rivelarsi costose e non sufficientemente rapide per compensare gli effetti a breve termine della stretta tariffaria.


La decisione di inviare per prime 12 lettere alle aziende più esposte ha una valenza politica oltre che operativa. Le imprese interessate includono nomi noti del comparto tech e dell’automotive, tra cui produttori di chip, assemblatori di veicoli elettrici e distributori di componentistica con sede sulla costa occidentale degli Stati Uniti. L’amministrazione Trump intende così lanciare un messaggio chiaro: le nuove regole commerciali non sono solo una minaccia da campagna elettorale, ma una realtà già in attuazione.


Questo nuovo capitolo nella guerra commerciale globale rischia di avere effetti significativi non solo sulle relazioni internazionali, ma anche sull’andamento dei mercati e sulle scelte strategiche di numerose imprese. Con le nuove aliquote pronte a entrare in vigore il 1° agosto, e ulteriori provvedimenti attesi nei mesi successivi, la politica commerciale americana è ufficialmente tornata al centro dell’agenda mondiale.

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page