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Trump avrebbe chiesto all’Unione Europea dazi al 100% contro India e Cina per fare pressione su Mosca

Secondo indiscrezioni riportate dai media americani ed europei, Donald Trump avrebbe avanzato una richiesta senza precedenti all’Unione Europea: imporre dazi del 100% contro Cina e India per aumentare la pressione indiretta sulla Russia. La notizia, non confermata ufficialmente ma discussa in ambienti diplomatici, ha sollevato un’ondata di analisi e preoccupazioni, perché segnalerebbe una svolta radicale nell’approccio dell’ex presidente statunitense al conflitto in Ucraina e ai rapporti commerciali globali.


La proposta, secondo le fonti, sarebbe stata avanzata nel corso di incontri riservati con rappresentanti europei vicini a Bruxelles e ad alcune capitali. L’obiettivo dichiarato sarebbe duplice: da un lato punire Cina e India per i rapporti economici che mantengono con Mosca, garantendo al Cremlino sbocchi commerciali e forniture strategiche; dall’altro ridisegnare gli equilibri commerciali globali a favore dell’industria americana ed europea, colpendo due dei principali attori dell’economia mondiale.


Se davvero confermata, la richiesta avrebbe implicazioni dirompenti. L’Unione Europea non ha mai valutato misure di tale portata nei confronti di partner commerciali fondamentali come Pechino e Nuova Delhi. La Cina è il secondo mercato più importante per l’Europa e contemporaneamente un fornitore cruciale di beni tecnologici, materie prime e componenti per l’industria. L’India, dal canto suo, rappresenta un partner strategico in rapida crescita, sia come mercato per le esportazioni sia come fornitore in settori chiave come farmaceutica e servizi digitali. Immaginare dazi al 100% significherebbe scatenare una vera e propria guerra commerciale dalle conseguenze imprevedibili.


La logica di Trump, secondo i suoi sostenitori, sarebbe quella di rafforzare il fronte occidentale contro la Russia, colpendo indirettamente i suoi principali partner commerciali. Cina e India, infatti, hanno continuato a comprare petrolio e gas russi, fornendo a Mosca risorse vitali per sostenere la macchina bellica. Un’azione coordinata di Stati Uniti ed Europa contro di loro, sostiene questa linea, costringerebbe i due giganti asiatici a rivedere le proprie relazioni con il Cremlino, isolando ulteriormente la Russia sul piano internazionale.


Gli analisti europei, tuttavia, esprimono scetticismo. Un simile approccio rischierebbe di mettere in ginocchio le catene di approvvigionamento globali, già sotto pressione per le tensioni geopolitiche e per la riorganizzazione in chiave di “de-risking” avviata da Bruxelles. Colpire con dazi punitivi Cina e India significherebbe non solo compromettere i rapporti diplomatici con due potenze emergenti, ma anche provocare ritorsioni che danneggerebbero pesantemente le economie europee.


Le reazioni iniziali in Europa sono state caute. Nessun governo ha confermato o commentato ufficialmente la proposta attribuita a Trump, ma in ambienti diplomatici si sottolinea come l’Unione Europea abbia sempre difeso la necessità di mantenere un equilibrio tra fermezza verso la Russia e apertura al dialogo con le altre grandi potenze globali. In particolare, Bruxelles ha puntato su una strategia di diversificazione commerciale, riducendo la dipendenza da Pechino ma senza chiudere i canali di cooperazione economica.


Dal punto di vista politico, la mossa di Trump si inserisce nel suo stile caratteristico, basato su richieste radicali e su una visione fortemente bilaterale dei rapporti internazionali. Per l’ex presidente, la logica è semplice: chi non si allinea alla posizione americana rischia di pagare un prezzo economico altissimo. Questa visione, però, si scontra con la complessità del sistema europeo, dove decisioni di tale portata richiedono l’unanimità dei 27 Stati membri e dove gli interessi nazionali sono spesso divergenti.


Sul piano globale, l’eventuale applicazione di dazi al 100% contro Cina e India rischierebbe di spingere le due potenze asiatiche a rafforzare ulteriormente la loro alleanza economica con la Russia, creando un blocco alternativo capace di sfidare direttamente l’Occidente. In un momento in cui gli Stati Uniti e l’Europa cercano di contenere l’espansione dell’influenza cinese e di attrarre l’India come partner strategico, una misura del genere rischierebbe di produrre l’effetto opposto.


La notizia, al di là della sua conferma formale, riaccende comunque il dibattito sulla strategia occidentale nei confronti della Russia e dei suoi alleati di fatto. Se Trump dovesse tornare alla Casa Bianca, molti analisti prevedono un approccio molto più duro e diretto, con pressioni sull’Europa affinché adotti misure drastiche non solo contro Mosca, ma anche contro chiunque contribuisca a sostenerla indirettamente. Questo metterebbe l’Unione in una posizione delicata, costretta a scegliere tra fedeltà atlantica e tutela dei propri interessi economici.


In ogni caso, il solo fatto che simili ipotesi vengano discusse dimostra quanto il conflitto in Ucraina stia ridisegnando le relazioni globali e spingendo le potenze a ripensare le proprie strategie commerciali. L’Europa, già impegnata a rafforzare la propria autonomia strategica, si trova davanti a una sfida che intreccia sicurezza, economia e diplomazia. Le prossime mosse di Washington e le eventuali pressioni di Trump, se confermate, renderanno ancora più complesso il percorso di equilibrio che Bruxelles sta cercando di seguire.

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