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Trump annuncia la cancellazione delle agenzie culturali federali: tagli a NEA, IMLS e programmi DEI

L'amministrazione Trump ha annunciato l'eliminazione di diverse agenzie culturali federali, tra cui il National Endowment for the Arts (NEA) e l'Institute of Museum and Library Services (IMLS), segnando un cambiamento significativo nella politica culturale degli Stati Uniti. Questa decisione si inserisce in un contesto più ampio di riduzione della burocrazia federale e di revisione dei programmi legati alla diversità, equità e inclusione (DEI).


Eliminazione del National Endowment for the Arts (NEA)

Il NEA, agenzia federale che dal 1965 sostiene le arti negli Stati Uniti, è stato oggetto di un ordine esecutivo che ne prevede la chiusura. Nel marzo 2025, l'amministrazione Trump ha emesso direttive che vietano il finanziamento federale a programmi che promuovono la diversità, l'equità e l'inclusione, nonché quelli associati all'"ideologia di genere". Queste restrizioni hanno portato alla revoca di numerose sovvenzioni e alla proposta di eliminazione totale dell'agenzia. In risposta, oltre 400 artisti e organizzazioni culturali hanno espresso il loro dissenso, e alcune hanno intrapreso azioni legali con il supporto dell'American Civil Liberties Union (ACLU).


Chiusura dell'Institute of Museum and Library Services (IMLS)

L'IMLS, principale fonte di finanziamento federale per biblioteche e musei, è stato anch'esso incluso nell'ordine esecutivo per la riduzione della burocrazia federale. Il 14 marzo 2025, il presidente Trump ha ordinato l'eliminazione dell'agenzia, con effetto immediato. Il personale dell'IMLS è stato messo in congedo, e le attività dell'agenzia sono state sospese. Organizzazioni come l'American Library Association e l'American Alliance of Museums hanno denunciato la decisione, sottolineando l'impatto negativo sulle comunità locali, in particolare quelle rurali. Il 1° maggio 2025, un tribunale federale ha emesso un'ordinanza restrittiva temporanea che blocca la chiusura dell'IMLS, in attesa di ulteriori sviluppi legali.


Revisione dei programmi DEI nelle agenzie federali

Parallelamente alla cancellazione delle agenzie culturali, l'amministrazione Trump ha avviato una revisione dei programmi di diversità, equità e inclusione (DEI) all'interno delle agenzie federali. Attraverso una serie di ordini esecutivi emessi tra gennaio e febbraio 2025, sono stati ordinati la chiusura di uffici DEI, il licenziamento di dipendenti associati a tali programmi e la rimozione di contenuti DEI dai siti web governativi. Queste misure hanno suscitato preoccupazione tra i dipendenti federali e le organizzazioni per i diritti civili, che le considerano una minaccia ai progressi compiuti in materia di inclusione e rappresentanza.


Tagli ai finanziamenti per le università

L'amministrazione Trump ha inoltre annunciato la revoca di finanziamenti federali a diverse università, tra cui Harvard e la Columbia University. Queste decisioni sono state giustificate con l'accusa alle istituzioni di non aver protetto adeguatamente gli studenti ebrei durante le proteste pro-Gaza e di promuovere ideologie considerate contrarie ai valori dell'amministrazione. Le università colpite hanno espresso preoccupazione per l'impatto di questi tagli sulla ricerca e sull'autonomia accademica, e alcune hanno avviato azioni legali per contestare le decisioni governative.


Reazioni e implicazioni

Le decisioni dell'amministrazione Trump hanno generato un ampio dibattito pubblico e istituzionale. Organizzazioni culturali, accademiche e per i diritti civili hanno espresso preoccupazione per l'impatto di queste misure sulla libertà artistica, sull'accesso alla cultura e sull'inclusione sociale. Alcuni esperti ritengono che queste azioni possano avere effetti duraturi sulla struttura culturale e sociale degli Stati Uniti, mentre altri le interpretano come un tentativo di ridurre la spesa pubblica e di riorientare le priorità governative.


La cancellazione delle agenzie culturali federali e la revisione dei programmi DEI rappresentano un cambiamento significativo nella politica culturale degli Stati Uniti, con potenziali ripercussioni a lungo termine per le istituzioni culturali, educative e sociali del paese.

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