Trump accelera sulla guerra dei dazi: tariffe unilaterali entro due settimane contro 150 paesi
- piscitellidaniel
- 12 giu
- Tempo di lettura: 4 min
Il ritorno di Donald Trump sulla scena internazionale si accompagna a un annuncio che scuote i mercati globali e riapre vecchi scenari di tensione economica. In un intervento a Washington, il candidato repubblicano alle presidenziali del 2024 ha annunciato l’intenzione di reintrodurre dazi unilaterali nei confronti di circa 150 paesi nel giro di due settimane. La dichiarazione si inserisce in un quadro di retorica protezionista che ha caratterizzato tutta la sua precedente amministrazione e che ora torna a occupare un posto centrale nella strategia politica ed economica della sua campagna elettorale.
Trump ha spiegato che gli Stati Uniti non hanno le risorse per negoziare individualmente con ciascun paese e che la Casa Bianca procederà quindi a inviare lettere a ciascuno degli stati coinvolti. Questi ultimi dovranno accettare le condizioni imposte o rischiare l’introduzione immediata delle tariffe. Non ci saranno negoziati preliminari. La struttura dei nuovi dazi non è ancora stata resa nota in dettaglio, ma secondo fonti vicine all’ex presidente si tratterebbe di una versione aggiornata delle tariffe imposte durante il primo mandato, poi temporaneamente sospese nel 2023 per evitare una crisi commerciale diffusa.
Il piano prevede una doppia linea d’azione: da un lato, negoziati selettivi con circa 15 paesi considerati strategici, tra cui Corea del Sud, Giappone e Canada; dall’altro, una linea dura e uniforme nei confronti del resto del mondo. Trump ha affermato che l’obiettivo è “ripristinare l’equità commerciale e difendere l’industria americana” da quello che considera un “sistema truccato” a vantaggio delle economie estere, soprattutto asiatiche.
Sul versante europeo, il nuovo round di misure annunciate è stato accolto con estrema preoccupazione. L’Unione Europea, già in rotta di collisione con gli Stati Uniti durante il primo mandato di Trump, ha espresso il timore che queste mosse possano compromettere gli equilibri commerciali multilaterali e riaccendere una guerra commerciale dai risvolti potenzialmente disastrosi per l’export europeo. Il segretario al Commercio dell’amministrazione Trump, Howard Lutnick, ha tuttavia minimizzato i rischi, dichiarando che la Casa Bianca è “fiduciosa di raggiungere un accordo” con l’Europa, pur riconoscendo che si tratta di uno dei dossier più complessi in agenda.
Sul fronte asiatico, le dichiarazioni di Trump sono state percepite come una provocazione, in particolare da parte della Cina. Pechino, sebbene non menzionata direttamente, è il bersaglio implicito delle misure annunciate, come già avvenuto durante il mandato 2016-2020. Le prime reazioni ufficiali non si sono fatte attendere, con il Ministero del Commercio cinese che ha espresso “profonda preoccupazione” e promesso una “risposta appropriata” qualora i dazi venissero attivati.
I mercati finanziari hanno reagito con nervosismo alla notizia. In Europa, le borse principali hanno chiuso in calo. Milano ha perso lo 0,9%, Francoforte l’1,1% e Parigi l’1,3%. Il timore di una nuova fase di incertezza globale ha portato gli investitori a rifugiarsi in asset considerati sicuri: l’oro ha superato i 3.400 dollari l’oncia, mentre il rendimento dei Treasury statunitensi a 10 anni è sceso al 4,21%. Anche il cambio euro-dollaro ha registrato movimenti significativi, con l’euro salito a 1,1623, livello massimo dal 2021, segno di una possibile perdita di fiducia nella solidità della politica economica statunitense.
In ambito tecnologico e farmaceutico si profilano conseguenze particolarmente rilevanti. Trump ha infatti annunciato che tra i settori interessati dai nuovi dazi rientrano anche i prodotti farmaceutici e i dispositivi medici, con tariffe fino al 25%. Questo colpisce in modo diretto le grandi multinazionali europee e asiatiche che esportano negli Stati Uniti, sollevando timori anche per la disponibilità e i prezzi dei medicinali sul mercato americano. L’obiettivo dichiarato è incentivare la produzione domestica e ridurre la dipendenza dall’estero, ma gli analisti temono effetti contrari, come aumento dei prezzi e carenza di prodotti.
Il ritorno ai dazi si inserisce in una visione economica autarchica che Trump ha difeso anche davanti a una platea di imprenditori. Il piano tariffario unilaterale si fonda sull’idea di restaurare la “sovranità economica americana”, ridefinendo gli accordi multilaterali in chiave bilaterale o, laddove impossibile, imponendo un rapporto di forza commerciale. Non è solo una questione economica, ma una strategia politica ben precisa che punta a rafforzare l’immagine di un’America dominante e autosufficiente, in un momento in cui la competizione con la Cina e l’incertezza globale sono al centro del dibattito geopolitico.
Nel contesto interno, l’iniziativa tariffaria ha ricevuto il sostegno di una parte consistente della base repubblicana, ma ha anche suscitato perplessità tra esponenti più moderati del partito. Alcuni senatori hanno espresso dubbi sull’efficacia di misure unilaterali e temono ripercussioni negative per l’industria manifatturiera americana, soprattutto in settori come l’automotive e l’agroalimentare, già colpiti durante la prima ondata di dazi nel 2018-2019.
In campo democratico, l’amministrazione Biden ha evitato commenti diretti, ma fonti interne alla Casa Bianca hanno lasciato trapelare forte preoccupazione per il rischio di destabilizzazione dei rapporti commerciali e diplomatici. Biden, che negli ultimi mesi ha cercato di rilanciare il dialogo transatlantico e i rapporti multilaterali, si troverebbe costretto a rispondere a una nuova impennata di nazionalismo economico che rischia di erodere i progressi fatti nel campo della cooperazione globale.
Il contesto internazionale in cui avviene l’annuncio è inoltre particolarmente teso. Le guerre in Ucraina e Medio Oriente, le difficoltà del commercio navale nel Mar Rosso e la crescente instabilità dei prezzi delle materie prime contribuiscono a rendere il quadro globale estremamente fragile. In questo scenario, l’adozione di politiche commerciali aggressive rischia di aggravare le tensioni già in atto e compromettere i delicati equilibri che sorreggono la crescita economica internazionale.

Commenti