TikTok e dazi, l’offerta di Trump alla Cina: sconto tariffario in cambio della vendita, ma Pechino rifiuta
- piscitellidaniel
- 27 mar
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Il 27 marzo 2025 Donald Trump ha rilanciato uno dei temi caldi della geopolitica digitale e commerciale tra Stati Uniti e Cina, proponendo a Pechino uno “sconto sui dazi” in cambio di un accordo sulla cessione delle attività americane di TikTok, la popolare app cinese di proprietà di ByteDance. L’offerta, annunciata dallo Studio Ovale, arriva a meno di dieci giorni dalla scadenza fissata dal Congresso statunitense per la vendita obbligata di TikTok a un soggetto non cinese, pena il blocco totale dell'app negli USA per motivi di sicurezza nazionale. Tuttavia, la risposta di Pechino è stata netta: nessuna concessione sarà fatta, e i dazi americani continueranno a rappresentare un ostacolo per la stabilità del commercio globale.
La proposta di Trump arriva in un contesto di crescente pressione politica. La legge federale approvata nel 2024 prevede che TikTok debba separarsi da ByteDance entro il 5 aprile 2025. La preoccupazione delle autorità americane riguarda l’uso che Pechino potrebbe fare dei dati raccolti dalla piattaforma, nonché la sua capacità di influenzare opinione pubblica e comportamenti politici negli Stati Uniti attraverso l’algoritmo di raccomandazione. L’eventuale mancata vendita porterebbe all’interruzione dell’attività di TikTok negli USA, dove conta oltre 150 milioni di utenti.
Durante un incontro con la stampa, Trump ha lasciato intendere che un via libera di Pechino alla vendita potrebbe facilitare una riduzione parziale dei dazi introdotti durante la sua prima amministrazione. “La Cina avrà un ruolo nella vendita, forse dovrà approvarla”, ha dichiarato. “E se lo farà, potrei concedere loro una piccola riduzione delle tariffe”. Le parole del tycoon sono state interpretate come un’apertura condizionata, utile a favorire la chiusura della trattativa e a rafforzare la posizione degli Stati Uniti in una fase di negoziato tesa e delicata.
La replica cinese, però, è stata immediata e decisa. Il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun ha definito “inaccettabile” il tentativo americano di legare la questione commerciale a una decisione che riguarda un’azienda privata cinese. “I nuovi dazi americani sulle auto importate violano le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e minacciano il sistema multilaterale basato sulle regole”, ha affermato Guo. “Le guerre commerciali non producono vincitori e le tariffe non risolveranno i problemi degli Stati Uniti”.
L’attacco verbale della diplomazia cinese si inserisce in una più ampia strategia di contrapposizione alle mosse di Washington. La Cina continua a considerare TikTok una questione di sovranità industriale e ritiene che gli USA stiano strumentalizzando il tema della sicurezza nazionale per giustificare politiche protezionistiche. Pechino ha già imposto restrizioni alle esportazioni di tecnologie legate agli algoritmi di ByteDance, rendendo più difficile la vendita della versione americana dell’app a un soggetto occidentale senza l’approvazione delle autorità cinesi.
Nel frattempo, il conto alla rovescia per TikTok è iniziato. Diverse aziende statunitensi si sono dette interessate all’acquisizione, tra cui Microsoft, Oracle e un consorzio guidato da investitori istituzionali americani. Tuttavia, la complessità tecnica e legale della separazione tra TikTok USA e ByteDance rende difficile una conclusione rapida. Inoltre, l’incertezza normativa pesa sulle valutazioni economiche: senza accesso al codice sorgente dell’algoritmo, l’app perderebbe buona parte del suo valore competitivo.
L’intreccio tra dazi e dati rende la situazione ancora più esplosiva. Trump punta a usare TikTok come leva negoziale per riequilibrare i rapporti commerciali con la Cina, ma rischia di scatenare una nuova fase della guerra commerciale iniziata nel 2018. Le tariffe imposte all’epoca ,su acciaio, alluminio, prodotti hi-tech e componenti automobilistici, sono costate miliardi a entrambe le economie, danneggiando catene di fornitura globali e generando incertezza nei mercati.
In un clima pre-elettorale, Trump cerca di capitalizzare il consenso di un’America sempre più diffidente nei confronti della Cina e sensibile ai temi della sicurezza digitale. Tuttavia, la sua strategia comporta un rischio elevato di ritorsioni. Pechino potrebbe reagire bloccando le esportazioni di terre rare, ostacolando le attività di aziende americane in Cina o rafforzando i controlli sugli investimenti esteri.
Il braccio di ferro su TikTok rappresenta dunque molto più di una questione di social media: è il simbolo di una competizione globale tra due modelli economici, tecnologici e politici. La trattativa sulla vendita dell’app si sta trasformando in un test della capacità di compromesso tra le due superpotenze, ma anche in un banco di prova della futura governance del cyberspazio e delle regole del commercio internazionale.

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