Talenti dell’IA, la Cina supera gli Stati Uniti nel campione Carnegie

Lo studio registra un cambio nella sede di lavoro dei ricercatori osservati, ma richiede cautela nei confronti fra Paesi
Cambia la geografia della ricerca sull’IA. Uno studio di Carnegie China, pubblicato il 23 settembre 2026, attribuisce alla Cina il 41% delle sedi di lavoro dei ricercatori osservati, contro il 34% degli Stati Uniti. Nel confronto con la coorte precedente, le quote erano rispettivamente del 27% e del 46%. È un risultato riferito al campione della ricerca, che non rappresenta un censimento di tutti gli occupati nell’IA.
L’indagine utilizza gli autori di lavori accettati a NeurIPS e ricostruisce formazione e impiego. Per la coorte 2025, le carriere complete analizzate sono 10.280, circa il 40% degli autori unici. La sede di lavoro è osservata nell’anno successivo alla conferenza. Il metodo permette quindi di confrontare gruppi definiti attraverso la produzione scientifica, mantenendo distinta la data dei lavori da quella dell’osservazione professionale.
La ricerca evidenzia anche che gli Stati Uniti continuano ad attrarre talenti dall’estero. Il sorpasso nella quota di ricercatori impiegati non significa dunque la fine della loro capacità di richiamo. Gli autori segnalano una maggiore permanenza in Cina dei ricercatori formati nel Paese e precisano che alcuni risultati, soprattutto quelli europei, cambiano sensibilmente a seconda del campione considerato.
Per interpretare il dato occorre distinguere formazione, attrazione e permanenza. Un’università può preparare ricercatori eccellenti che poi lavorano altrove; un sistema industriale può invece beneficiare di competenze formate all’estero. Le due situazioni richiedono letture diverse e non possono essere riassunte da una sola graduatoria nazionale.
Sul piano delle politiche industriali, il risultato suggerisce di valutare la continuità fra formazione, ricerca e opportunità professionali. Finanziare nuovi percorsi di studio può avere effetti differenti secondo la presenza di laboratori e imprese in grado di assorbire quelle competenze. La capacità di offrire progetti scientifici e prospettive di carriera merita quindi un esame separato dal numero dei laureati.
Per le imprese interessate a collaborazioni e reclutamento, una quota nazionale è soltanto un punto di partenza. Contano le specializzazioni dei gruppi, la qualità dei lavori e la possibilità di trasferire i risultati nei prodotti. Anche la scelta di una sede di ricerca dovrebbe poggiare su queste verifiche, mentre il monitoraggio nel tempo può distinguere un cambiamento persistente da oscillazioni legate alla composizione degli autori osservati.






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