Strage a Gaza: almeno 79 morti in 24 ore, tra le vittime anche un operatore della Croce Rossa
- piscitellidaniel
- 24 giu
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La Striscia di Gaza continua a vivere una delle fasi più cruente e disperate dall’inizio del conflitto tra Israele e Hamas. Nelle ultime 24 ore, secondo le fonti mediche palestinesi e le conferme incrociate da diverse organizzazioni umanitarie internazionali, sono almeno 79 i civili rimasti uccisi a seguito dei raid aerei israeliani, dei combattimenti urbani e degli scontri lungo il perimetro delle principali zone di rifugio, in particolare a Rafah e Khan Yunis. Tra le vittime figura anche un operatore della Croce Rossa Internazionale, deceduto mentre svolgeva attività di soccorso all’interno di una zona ritenuta fino a poche ore prima sicura per il personale umanitario.
Il bilancio delle vittime nella Striscia ha raggiunto livelli allarmanti e in costante aggiornamento. Gli ospedali residui, molti dei quali funzionano a capacità ridotta per mancanza di elettricità e rifornimenti medici, faticano a gestire l'afflusso di feriti. Secondo la Mezzaluna Rossa Palestinese, negli ultimi tre giorni è cresciuto del 40% il numero dei casi critici non operabili per mancanza di anestetici, sale chirurgiche o medici specializzati. Diverse strutture, come il complesso medico Al-Shifa, sono ormai inoperabili, mentre altri piccoli centri di assistenza sanitaria stanno tentando di sopperire con mezzi rudimentali e volontari.
Le immagini che arrivano da Gaza descrivono uno scenario di devastazione diffusa. Interi quartieri sono stati rasi al suolo, decine di edifici residenziali sono crollati o sono stati danneggiati irreparabilmente. Migliaia di persone si sono spostate a piedi, spesso senza meta, cercando riparo in scuole, moschee o rifugi improvvisati. L’UNRWA ha denunciato che oltre un milione di persone, su una popolazione stimata di circa 2,2 milioni, sono sfollate interne che vivono in condizioni igienico-sanitarie critiche, senza accesso costante all’acqua potabile o a generi alimentari essenziali.
L’attacco in cui è rimasto ucciso l’operatore della Croce Rossa ha avuto luogo nella periferia di Rafah, nel sud della Striscia. Secondo le testimonianze raccolte da altri membri dell’organizzazione presenti sul posto, il convoglio di ambulanze si trovava in un’area contrassegnata da chiari simboli umanitari e notificata alle autorità israeliane. Nonostante ciò, l’area è stata colpita da un attacco aereo che ha causato il crollo di un edificio adiacente, i cui detriti hanno travolto il veicolo di soccorso. La Croce Rossa ha diffuso una nota ufficiale in cui denuncia il ripetuto mancato rispetto delle convenzioni internazionali a tutela del personale medico e umanitario.
Da parte israeliana, l’esercito ha dichiarato di aver colpito “obiettivi militari di Hamas” e sostiene che i miliziani continuino a utilizzare aree civili densamente popolate per nascondere armamenti, tunnel sotterranei e postazioni di lancio di razzi. Le Forze di Difesa Israeliane hanno inoltre diffuso immagini satellitari che proverebbero la vicinanza tra infrastrutture civili e depositi di armi, ribadendo che l’offensiva mira a smantellare le capacità operative di Hamas nel lungo periodo.
Nel frattempo, le diplomazie internazionali moltiplicano gli appelli per una tregua immediata. Le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per l’escalation fuori controllo, mentre l’Unione Europea ha convocato d’urgenza un vertice straordinario per discutere nuove misure diplomatiche. Il Segretario di Stato americano ha avuto un colloquio telefonico con il primo ministro israeliano e il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, sollecitando entrambe le parti a favorire l’apertura di corridoi umanitari e a riprendere i negoziati per una de-escalation.
Il numero crescente di vittime civili, in particolare donne e bambini, sta riaccendendo il dibattito globale sulla proporzionalità della risposta militare israeliana. Numerosi osservatori indipendenti e organizzazioni non governative hanno chiesto l’istituzione di una commissione internazionale per accertare eventuali violazioni del diritto internazionale umanitario. L’ONU ha ribadito che gli attacchi diretti a infrastrutture civili protette, come ospedali, scuole e centri religiosi, costituiscono crimini di guerra.
La situazione a Gaza si aggrava anche sul fronte economico. Il blocco dei valichi ha reso quasi impossibile l’ingresso di beni essenziali, carburante e attrezzature sanitarie. Le banche sono in gran parte chiuse, le attività commerciali ferme, mentre il tasso di disoccupazione ha superato l’80%. Le famiglie, private di mezzi di sostentamento, sopravvivono grazie a reti informali di solidarietà e agli aiuti distribuiti da poche organizzazioni ancora operative sul terreno.
A peggiorare ulteriormente il quadro, si aggiunge il rischio di un’estensione del conflitto ad altre aree della regione. Lungo il confine con il Libano, si sono intensificati gli scambi di artiglieria tra Israele e Hezbollah, alimentando timori di una guerra su più fronti. In Cisgiordania, le tensioni tra coloni israeliani e popolazione palestinese sono esplose in violenti scontri che hanno causato ulteriori vittime. La Giordania, l’Egitto e il Qatar stanno cercando di mediare per contenere l’espansione del conflitto, ma le prospettive restano incerte.
Gaza continua a essere l’epicentro di una tragedia umanitaria senza precedenti nella storia recente della regione, e l’ultimo bilancio delle vittime non è che l’ennesimo capitolo di una crisi che si aggrava di giorno in giorno. L’uccisione di un operatore della Croce Rossa ha riportato all’attenzione globale la vulnerabilità anche di chi è presente solo per salvare vite, e conferma che il rispetto delle convenzioni internazionali è sempre più a rischio in uno scenario di guerra totale.

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