Stati Uniti e Giappone siglano un'intesa strategica: accordo sui dazi, investimenti miliardari e nuovo equilibrio globale
- piscitellidaniel
- 23 lug
- Tempo di lettura: 4 min
L’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Giappone sulla riduzione dei dazi segna una svolta nei rapporti economici tra i due Paesi e modifica sensibilmente gli equilibri commerciali a livello globale. Dopo mesi di trattative serrate e tensioni crescenti, Washington e Tokyo hanno annunciato una storica intesa che prevede un abbattimento delle tariffe doganali sulle esportazioni giapponesi verso gli Stati Uniti, in particolare nel settore automobilistico, in cambio di un piano di investimenti giapponesi in territorio statunitense da 550 miliardi di dollari. L’annuncio è arrivato a ridosso della scadenza fissata dall’amministrazione americana per l’introduzione di dazi punitivi fino al 25% su veicoli e componenti importati dal Giappone.
Secondo quanto reso noto, l’intesa stabilisce un tetto massimo al 15% per i dazi sui prodotti giapponesi, ben al di sotto della soglia che era stata minacciata. Questo ha consentito di evitare una nuova escalation protezionistica e ha gettato le basi per una cooperazione più ampia tra le due economie. Il patto è stato salutato con favore dal presidente statunitense, che lo ha definito “il più grande accordo commerciale mai siglato tra i due Paesi”, mentre il premier giapponese ha parlato di “una vittoria del dialogo e del multilateralismo”, pur precisando che il governo di Tokyo si riserva una valutazione più approfondita dei dettagli tecnici dell’intesa.
L’elemento più rilevante dell’accordo riguarda l’impegno giapponese a investire 550 miliardi di dollari negli Stati Uniti, destinati in gran parte ai settori tecnologici, industriali e infrastrutturali. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la catena di approvvigionamento statunitense in aree chiave come semiconduttori, energie rinnovabili, intelligenza artificiale e industria automobilistica. Una parte significativa delle risorse sarà impiegata anche per potenziare la capacità produttiva locale, generando nuova occupazione e contribuendo alla reindustrializzazione del Midwest americano.
Dal punto di vista commerciale, l’impatto più immediato si è avuto sui mercati azionari. Alla notizia dell’accordo, la Borsa di Tokyo ha registrato un forte rialzo, trainata dai titoli delle principali case automobilistiche nipponiche. Toyota ha guadagnato oltre il 14%, mentre Honda e Nissan si sono attestate su incrementi rispettivamente dell’8% e dell’11%. Positiva anche la reazione delle borse europee e statunitensi, con il comparto automobilistico in netta crescita e un sensibile miglioramento dell’outlook sul commercio globale.
Non mancano però le voci critiche. Negli Stati Uniti, l’intesa è stata accolta con preoccupazione da parte di alcuni gruppi industriali, in particolare nel settore automobilistico, che temono un indebolimento della competitività interna. Il timore è che le case giapponesi, già fortemente radicate sul mercato nordamericano, possano avvantaggiarsi ulteriormente grazie alla riduzione delle tariffe, penalizzando i produttori statunitensi che operano in condizioni di maggiore rigidità fiscale e normativa. Alcuni rappresentanti del Congresso hanno chiesto chiarimenti all’esecutivo sull’effettiva portata dell’accordo e sulla tutela delle imprese locali.
Dal versante giapponese, la risposta è stata cauta. Il governo ha voluto evitare toni trionfalistici, sottolineando l’importanza di preservare l’equilibrio tra apertura commerciale e difesa degli interessi strategici nazionali. In particolare, è stata ribadita la necessità di monitorare gli effetti dell’accordo sulla bilancia commerciale e sulla tenuta del comparto industriale interno. Il premier ha inoltre rassicurato l’opinione pubblica giapponese circa il fatto che l’accordo non comporterà concessioni in materia di sicurezza alimentare o standard ambientali, che rimangono tra i punti fermi della politica commerciale di Tokyo.
L’intesa rappresenta anche un messaggio chiaro verso altri attori globali, in particolare la Cina e l’Unione Europea. Da un lato, gli Stati Uniti dimostrano di voler rafforzare le alleanze economiche con partner strategici nell’area del Pacifico, per contrastare l’influenza di Pechino e consolidare un fronte comune sul piano commerciale e tecnologico. Dall’altro, l’Unione Europea osserva con attenzione i risultati dell’accordo, in vista di eventuali nuove negoziazioni con Washington su temi analoghi, in particolare in relazione ai dazi sull’acciaio e alluminio ancora in vigore.
Nel medio periodo, l’accordo potrebbe avere effetti positivi anche sul riequilibrio della bilancia commerciale tra i due Paesi. Attualmente il Giappone registra un avanzo significativo verso gli Stati Uniti, dovuto soprattutto all’export automobilistico e tecnologico. Grazie alla localizzazione degli investimenti giapponesi in America, è prevedibile un incremento della produzione interna statunitense destinata all’export, oltre a un maggior coinvolgimento delle imprese americane nelle filiere di approvvigionamento asiatiche.
Un altro aspetto significativo riguarda la dimensione energetica. L’accordo prevede un capitolo dedicato alla cooperazione su gas naturale liquefatto e fonti rinnovabili. Il Giappone, tra i maggiori importatori mondiali di GNL, ha manifestato interesse per nuove partnership con aziende americane del settore, in particolare per progetti in Alaska e Texas. Questo potrebbe tradursi in un’accelerazione degli investimenti infrastrutturali in impianti di liquefazione e trasporto, con importanti ricadute occupazionali e ambientali.
Anche il settore agricolo entra a pieno titolo nell’intesa. Sebbene non sia stato ancora definito un abbattimento delle barriere non tariffarie, il Giappone si è impegnato ad ampliare l’accesso al mercato per alcuni prodotti agricoli statunitensi, tra cui carne bovina, frutta e mais. Gli Stati Uniti hanno da tempo lamentato ostacoli normativi all’ingresso delle proprie esportazioni in Giappone, e la previsione di un canale di confronto tecnico permanente tra le autorità sanitarie dei due Paesi rappresenta un passo concreto verso la normalizzazione degli scambi agroalimentari.
Il negoziato, che ha richiesto oltre tre mesi di incontri bilaterali, si è concluso con una dichiarazione congiunta che sancisce l’inizio di una nuova fase di collaborazione strategica. Oltre al capitolo commerciale, il documento prevede un rafforzamento del dialogo politico tra Washington e Tokyo su temi di sicurezza, innovazione, cybersicurezza e stabilità dell’Indo-Pacifico. La visita programmata del premier giapponese negli Stati Uniti per l’autunno potrebbe essere l’occasione per ratificare formalmente l’intesa e avviare i primi progetti operativi finanziati dai fondi previsti.

Commenti