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Senato semivuoto durante la riforma del premierato: solo metà dei senatori presenti, caos in Aula e scontro nella maggioranza

Nel pieno dell’esame parlamentare di uno dei provvedimenti più rilevanti della legislatura, quello sulla riforma costituzionale per l’introduzione del premierato, il Senato si è trovato in una situazione che ha suscitato polemiche e reazioni veementi all’interno della stessa maggioranza. Nella giornata di mercoledì, a Palazzo Madama, si è infatti verificato un episodio che ha evidenziato un preoccupante livello di disimpegno da parte dei senatori: al momento della verifica del numero legale erano presenti in Aula solo poco più della metà dei componenti, causando la sospensione dei lavori e un durissimo richiamo interno da parte dei vertici di Forza Italia.


L’intervento più acceso è arrivato proprio da Maurizio Gasparri, capogruppo degli azzurri al Senato, che non ha esitato a rivolgersi ai colleghi con parole pesanti, definendo “inaccettabile” e “irresponsabile” il comportamento di chi, invece di essere in Aula per l’esame di un provvedimento costituzionale, si trovava altrove, in particolare nella buvette del Senato. Alcuni parlamentari sono stati visti sorseggiare aperitivi mentre all’interno dell’emiciclo si contavano i presenti, nel tentativo di raggiungere il numero minimo per proseguire la seduta. Una scena che, al di là dell’aspetto folcloristico, ha provocato un incidente parlamentare sfiorato, rallentando l’iter legislativo e minando la credibilità dell’intero processo.


La seduta era dedicata all’esame dell’articolo 5 della riforma sul premierato, un passaggio fondamentale perché mira a modificare l’equilibrio istituzionale tra il presidente del Consiglio, il capo dello Stato e il Parlamento, ridisegnando le prerogative del potere esecutivo. A fronte dell’importanza del tema, la presenza ridotta ha assunto una valenza politica rilevante, tanto più che la richiesta di verifica del numero legale è arrivata da esponenti del Partito Democratico, intenzionati a mettere in luce le falle organizzative della maggioranza.


La prima chiamata al voto è avvenuta intorno alle 18.40. Il numero legale non è stato raggiunto. La seduta è stata quindi sospesa. Al rientro, nuovi tentativi di proseguire, con Gasparri che ha richiamato nominalmente i colleghi assenti, elencando i nomi di chi risultava inspiegabilmente altrove. Tra questi anche figure di spicco, come Claudio Lotito, Francesco Paolo Sisto e altri esponenti storici del centrodestra. “Avete rotto il cazzo”, ha urlato Gasparri, esasperato dalla difficoltà nel mantenere la compattezza del gruppo e dalla sensazione che il peso politico della riforma non fosse percepito nella sua interezza neppure dai sostenitori del testo.


La scena si è ripetuta anche il giorno seguente, con la seduta della mattina nuovamente caratterizzata da banchi vuoti, in particolare tra i senatori di Forza Italia e Lega. Presenti in aula soltanto quattro senatori azzurri, mentre Fratelli d’Italia garantiva una rappresentanza minima. L’opposizione ha ironizzato, parlando di un “governo che non governa neanche se stesso”, e denunciando la superficialità con cui si sta affrontando un tema delicatissimo come la riscrittura dell’architettura costituzionale.


Il comportamento dei senatori ha generato anche un dibattito sul rispetto istituzionale. Le immagini dei parlamentari intenti a consumare cocktail nel bar del Senato, a pochi metri dall’Aula in cui si discuteva la riforma del sistema politico italiano, hanno suscitato indignazione. Il senatore del Partito Democratico Alessandro Alfieri ha parlato di “uno spettacolo indecoroso”, sottolineando come la trasformazione della forma di governo meriti ben altra solennità, disciplina e spirito di servizio.


Il governo e la maggioranza hanno scelto di affidare l’approvazione della riforma a un meccanismo procedurale accelerato, con uso del cosiddetto “canguro”, ovvero un dispositivo che consente di eliminare in blocco tutti gli emendamenti simili a quello già bocciato, abbreviando così drasticamente i tempi della discussione. Tale scelta, già contestata dalle opposizioni come un’espropriazione del dibattito democratico, è risultata ancor più grave nel contesto di un’Aula semivuota e incapace di garantire la regolare prosecuzione dei lavori.


Anche all’interno della maggioranza, l’episodio ha innescato riflessioni amare. Il richiamo durissimo di Gasparri è stato appoggiato da altri esponenti di Forza Italia, che hanno parlato di un problema di “scarso senso delle istituzioni” da parte di alcuni parlamentari. La presidente del Consiglio non è intervenuta pubblicamente, ma secondo indiscrezioni avrebbe chiesto ai capigruppo una verifica puntuale dei comportamenti per evitare che in futuro si ripeta una situazione simile.


La giornata parlamentare del 24 luglio è così passata alla cronaca non per il contenuto del dibattito, ma per l’assenza del dibattito stesso. Un paradosso in un contesto in cui la riforma del premierato è presentata dalla maggioranza come uno degli interventi fondativi della legislatura, destinato a rafforzare la stabilità dell’esecutivo e a limitare il potere di veto dei partiti e del Parlamento. Eppure, proprio su questo disegno, si registra una fragilità politica interna che rischia di indebolire la legittimità della riforma stessa.


Inoltre, le tensioni esplose in Aula tra i gruppi della maggioranza potrebbero avere conseguenze sulla tenuta dei rapporti politici nei prossimi mesi. La sensazione diffusa è che la riforma costituzionale stia procedendo più per inerzia politica che per reale convinzione dei parlamentari coinvolti. E il rischio è che, senza una vera consapevolezza collettiva della posta in gioco, l’intero impianto possa trasformarsi in un atto meramente simbolico, incapace di generare consenso e destinato a scontrarsi con l’inevitabile referendum confermativo previsto per ogni modifica costituzionale approvata senza il quorum dei due terzi.

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