Sempre più studenti italiani scelgono l’università all’estero: numeri, mete e motivazioni di un fenomeno in crescita
- piscitellidaniel
- 9 lug
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Negli ultimi anni, il numero di studenti italiani che decidono di intraprendere percorsi universitari all'estero è in costante aumento. Secondo i dati forniti dall'Institute for Statistics dell'UNESCO, nel 2019 erano 84.449 gli studenti italiani iscritti a corsi di laurea fuori dai confini nazionali, rappresentando circa l'1,3% della popolazione studentesca totale italiana. Questa tendenza riflette una crescente apertura verso esperienze formative internazionali, sostenuta anche da programmi come Erasmus+, che nel 2021 ha visto quasi 74.000 partecipanti italiani impegnati in progetti di mobilità per studio o tirocinio.
Le destinazioni preferite dagli studenti italiani variano in base al livello di studi e alle discipline scelte. Per i corsi di laurea triennale e magistrale, le mete europee sono le più gettonate: Spagna, Francia e Germania accolgono rispettivamente il 21,6%, 13,4% e 12,2% degli studenti italiani all'estero. Per i dottorandi, invece, la Francia è la destinazione principale con il 14,8%, seguita dal Regno Unito (14,3%) e dalla Germania (14%). Le motivazioni che spingono gli studenti a scegliere l'estero includono la ricerca di programmi accademici di eccellenza, migliori opportunità di carriera e l'acquisizione di competenze linguistiche e interculturali.
Il programma Erasmus+ gioca un ruolo fondamentale nel facilitare la mobilità studentesca. Dal suo avvio nel 1987, ha permesso a oltre 570.000 studenti italiani di vivere un'esperienza di studio o tirocinio all'estero. Nel 2021, l'Italia si è posizionata al primo posto tra i Paesi partecipanti per numero di studenti in mobilità, con una prevalenza femminile: il 59% per studio e il 63% per tirocinio. Le destinazioni più scelte includono Spagna, Francia, Germania, Regno Unito e Portogallo, con una permanenza media di sei mesi per lo studio e tre mesi e mezzo per i tirocini.
Oltre al programma Erasmus+, molti studenti italiani scelgono di iscriversi direttamente a università straniere per l'intero ciclo di studi. Secondo un rapporto del Graduate Management Admission Council (GMAC) del 2023, il 78% degli studenti italiani interessati a corsi di business desidera studiare all'estero, con una predilezione per Regno Unito, Stati Uniti e Francia. Questa scelta è motivata dalla volontà di accedere a programmi accademici di alto livello e di migliorare le prospettive occupazionali.
Le esperienze di studio all'estero offrono numerosi benefici. Oltre all'acquisizione di competenze linguistiche e interculturali, gli studenti sviluppano una maggiore consapevolezza e adattabilità, qualità apprezzate nel mercato del lavoro globale. Studi hanno dimostrato che periodi di studio all'estero migliorano le soft skills, come la comunicazione e la capacità di lavorare in team, e possono avere un impatto positivo sulle prospettive di carriera, soprattutto per le donne, che registrano un aumento dei guadagni post-laurea.
Tuttavia, il crescente numero di studenti italiani che scelgono di studiare all'estero solleva anche preoccupazioni legate al fenomeno della "fuga dei cervelli". Molti giovani laureati e dottorandi decidono di rimanere all'estero dopo gli studi, attratti da migliori opportunità lavorative e condizioni di ricerca più favorevoli. Questo trend può avere implicazioni negative per l'Italia, che rischia di perdere talenti preziosi e di vedere rallentato il proprio progresso culturale, tecnologico ed economico.
In risposta a queste sfide, è fondamentale che le istituzioni italiane investano nel miglioramento del sistema universitario e nella creazione di opportunità professionali competitive, al fine di attrarre e trattenere i giovani talenti. Solo attraverso politiche efficaci e una visione strategica sarà possibile trasformare la mobilità studentesca in una risorsa per il Paese, anziché in una perdita.

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