Sei regioni al voto in autunno: da Zaia a De Luca e Emiliano, il dibattito sul terzo mandato agita il confronto politico nazionale
- piscitellidaniel
- 18 giu
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L’autunno 2025 sarà segnato da un importante passaggio elettorale per sei regioni italiane: Veneto, Campania, Puglia, Toscana, Marche e Valle d’Aosta. In gioco non ci sono solo i nuovi presidenti e consigli regionali, ma anche equilibri politici delicati a livello nazionale, in un momento in cui il centrodestra è impegnato nella gestione del governo e il centrosinistra cerca una nuova strategia unitaria. A catalizzare l’attenzione è anche la questione del possibile terzo mandato consecutivo per i presidenti di Regione, un’ipotesi che coinvolge direttamente tre figure centrali del panorama politico attuale: Luca Zaia in Veneto, Vincenzo De Luca in Campania e Michele Emiliano in Puglia.
Attualmente, la normativa nazionale (articolo 2 del decreto legislativo 165 del 2004) vieta il terzo mandato consecutivo ai presidenti di Regione, salvo che la legge regionale non preveda diversamente. Ma una recente sentenza della Corte costituzionale (n. 64/2025) ha chiarito che tale materia rientra nella competenza esclusiva dello Stato, dichiarando incostituzionali eventuali deroghe introdotte a livello regionale. Ne consegue che, salvo interventi legislativi del Parlamento, nessuno dei presidenti in carica potrà ricandidarsi per un terzo mandato.
In Veneto, la situazione di Zaia è particolarmente emblematica. Governatore dal 2010, rieletto nel 2015 e con un consenso record nel 2020 (76,8% dei voti), Zaia rappresenta per la Lega un punto fermo. Tuttavia, il limite dei due mandati sembra insormontabile senza una modifica legislativa. La Lega ha rilanciato l’ipotesi di consentire il terzo mandato, proposta sostenuta anche da alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, come Giovanni Donzelli e Francesco Lollobrigida, che hanno dichiarato di non avere preclusioni, pur specificando che la spinta deve partire dalla Conferenza delle Regioni.
Proprio la Conferenza, attualmente presieduta da Massimiliano Fedriga, ha aperto una riflessione sulla possibilità di introdurre una norma nazionale che superi il vincolo dei due mandati. Fedriga ha dichiarato che, in presenza di un ampio consenso politico, il Parlamento potrebbe intervenire per modificare la legge. Ma il centrodestra non è compatto: Forza Italia ha espresso forti dubbi sull’opportunità politica di cambiare le regole in corsa, temendo che il provvedimento venga interpretato come un favore personale a Zaia.
Situazione analoga in Campania, dove Vincenzo De Luca (PD), presidente dal 2015, è anch’egli al secondo mandato. De Luca non ha mai nascosto il suo interesse per una nuova candidatura, e anzi ha intensificato le uscite pubbliche e le critiche nei confronti del governo Meloni, posizionandosi come una figura autonoma e sempre più rilevante a livello nazionale. Allo stesso tempo, però, il Partito Democratico vive una fase di incertezza in Campania, dove il campo largo con il Movimento 5 Stelle è tutt’altro che scontato, e una sostituzione di De Luca potrebbe aprire conflitti interni non semplici da comporre.
In Puglia, Michele Emiliano si trova in una condizione simile. Anche lui presidente dal 2015, e rieletto nel 2020 con il 46,8% dei voti, ha lasciato intendere di essere disponibile a proseguire. Ma l’eventuale stop al terzo mandato lo obbligherebbe a cedere il passo. Nel centrosinistra pugliese la situazione è complicata: il Movimento 5 Stelle non sembra intenzionato a sostenere una candidatura del PD senza una condivisione reale del programma, e nel partito si discute su figure alternative, con nomi come Elena Gentile e Antonio Decaro sul tavolo.
In Toscana e nelle Marche la situazione è diversa. Eugenio Giani (PD) e Francesco Acquaroli (Fratelli d’Italia) sono entrambi al primo mandato, e potrebbero teoricamente ricandidarsi senza problemi. In Toscana il centrosinistra appare solido, ma il campo largo non è ancora un’ipotesi concreta, mentre nelle Marche il centrodestra ha intenzione di consolidare la conquista del 2020, rafforzando l’alleanza tra FdI e Lega.
In Valle d’Aosta, il quadro politico è sempre caratterizzato da equilibri autonomisti, con una forte influenza delle forze locali e una dinamica poco legata ai partiti nazionali. Ma anche qui la scadenza elettorale autunnale contribuirà a completare la fotografia politica del paese a un anno e mezzo dalle elezioni politiche.
La questione del terzo mandato continua intanto a dividere la politica nazionale. Fratelli d’Italia appare disponibile a discutere una riforma, ma chiede che la proposta arrivi dal Parlamento, e non come iniziativa “ad personam”. Il Partito Democratico, invece, è spaccato: parte del gruppo parlamentare è contraria a cambiare le regole durante la legislatura, mentre altri – soprattutto vicini a De Luca ed Emiliano – invocano flessibilità.
La posizione del governo Meloni, finora, è stata prudente. Palazzo Chigi non ha preso posizione ufficiale, ma più esponenti della maggioranza hanno lasciato intendere che una modifica legislativa non è in agenda. I tempi parlamentari, inoltre, renderebbero difficile un intervento prima dell’autunno. Di conseguenza, a meno di colpi di scena, la tornata elettorale 2025 si svolgerà con la regola del doppio mandato in vigore.
In assenza di riforme, i partiti si preparano a ridefinire le loro strategie regionali, alla ricerca di candidati forti in grado di sostenere il consenso finora raccolto da presidenti molto popolari. Ma il ricambio della classe dirigente regionale non sarà privo di tensioni, e gli equilibri interni sia nel centrodestra sia nel centrosinistra sono destinati a rimescolarsi. L’autunno elettorale sarà, per tutti, un passaggio decisivo.

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