Scontro in Aula tra FdI e M5S sul blitz per aumentare stipendi e reintrodurre vitalizi: la politica sfida l’opinione pubblica
- piscitellidaniel
- 23 lug
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Protagonista della giornata parlamentare è un ordine del giorno all’esame del bilancio interno della Camera, promosso da esponenti di Fratelli d’Italia, che prevede di equiparare lo stipendio dei deputati a quello dei senatori. La proposta ha acceso un accesso confronto con il Movimento 5 Stelle, che denuncia un tentativo velato di ripristinare i vitalizi aboliti alcuni anni fa, in un momento in cui il paese affronta una stagnazione salariale diffusa e crescenti difficoltà per le famiglie e i giovani precari. I pentastellati attaccano con veemenza, definendo il tentativo «insulto al Paese» e «scempio indecente», mentre la controparte respinge le accuse, parlando di malintesi e di un ordine del giorno inesistente, presentato solo da organi mediali.
L'ordine del giorno – l’ultimo punto prima della discussione generale, secondo fonti parlamentari – prevederebbe un aumento di circa 1.000 euro netti mensili per i deputati, avvicinando la loro retribuzione a quella prevista per i senatori. Secondo quanto riferito dai rappresentanti del M5S, si tratterebbe di un’esca per ripristinare i vitalizi, senza sottolinearlo apertamente. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, esponente meloniano, ha però negato l’esistenza formale del testo. Secondo lui, l’odg non sarebbe mai stato depositato in Aula, ma sarebbe stato evocato per creare clamore mediatico.
Il capogruppo pentastellato alla Camera, Francesco Silvestri, ha dichiarato che si tratta di un «tentativo occulto» da parte di FdI, teso a riportare privilegi ormai superati. Silvestri ha parlato apertamente di «scemo di prima mattina», per definire un’operazione che ritiene miope e irricevibile. Sul fronte M5S, anche Stefano Patuanelli, senatore e capogruppo al Senato, ha denunciato un vero e proprio ritorno alla logica dei privilegi: «Ripristinare i vitalizi sarebbe un insulto al Paese», ha ribadito, richiamando la battaglia civica del Movimento contro la rendita perpetua per gli ex parlamentari.
Secondo la versione dei pentastellati, l’ordine del giorno sarebbe stato inserito frettolosamente all’ultimo momento, come strumento di pressione, e non solo non sarebbe passato, ma nemmeno mai esistito formalmente. Rampelli ha spiegato che la proposta riguardava misure a favore dei «lavoratori», ma nulla di ufficiale è stato depositato. L’accusa di “ordine del giorno fantasma” è quindi la risposta ufficiale di FdI al M5S. Nel frattempo, continua il pressing da parte del Movimento per bloccare qualsiasi iniziativa di rilancio dei trattamenti parlamentari post-carriera.
Lo scontro in Aula non è una novità, ma ha assunto toni inusitati: M5S accusa FdI di un’operazione mirata a far passare l’idea di un riavvio dei vitalizi, mentre Fratelli d’Italia respinge l’accusa e invita a non trasformare un dibattito istituzionale in spettacolo mediatico. Sullo sfondo c’è la delibera del 2018, voluta da Roberto Fico quando presiedeva la Camera, che ha trasformato la prestazione da vitalizio in pensione contributiva, tagliando i trattamenti passati. Quella decisione, giudicata da molti una misura di sobrietà e credibilità per il Parlamento, era stata salutata come fine di un privilegio, risparmiando decine di milioni l’anno in spesa pubblica, e venne definita una «battaglia di civiltà e di giustizia» dal M5S.
Dal 2018 in poi, circa 900 ex parlamentari hanno fatto ricorso, sostenendo che il taglio era ingiusto, ma il Collegio di Appello della Camera ha confermato l’impianto nel 2025, respingendo l’appello e mantenendo intatto il ricalcolo contributivo. Il tema, dunque, è già oggetto di battaglia legale e politica, e l’ipotesi di aumento stipendiale ospitata – o definita – come preludio al ritorno dei vitalizi ha riacceso un ambiente già surriscaldato.
Sul piano istituzionale, la discussione ha sviluppato un nuovo capitolo: l’aumento richiesto da Fratelli d’Italia non riguarda direttamente i vitalizi post-mandato, ma il confronto si è spostato su valori simbolici legati a stipendio e privilegio. La proposta di equiparare stipendio deputati e senatori, infatti, verrebbe vista come una forma soft di riconoscimento che preluderebbe al ripristino del vitalizio, anche se nessuna norma diretta lo prevede. Per il M5S, però, tale opacità sarebbe sufficiente per sostenere l’esistenza di un disegno volto ad avvantaggiare chi ha ricoperto incarichi istituzionali, a scapito della cristallina percezione pubblica del Parlamento.
Il dibattito si è intrecciato con un ordine del giorno urbano, e l’Aula ha registrato dichiarazioni di condanna, accuse incrociate, applausi e interruzioni: il confronto politico si è polarizzato. FdI riporta la questione a un mero fraintendimento tecnico, mentre M5S fonda tutto su un tema etico – i vitalizi sono un segno di arroganza politica – e tenta di bloccare a monte ogni iniziativa che possa restaurare indebitamente tali privilegi, evocando la memoria del referendum e della legittimazione pubblica alla riforma del 2018. Il contrasto è netta manifestazione di uno scontro più profondo sulla natura delle istituzioni e sulla forma della rappresentanza.
Sul fronte politico più ampio, l’episodio si inserisce in una dinamica nazionale: il governo di centrodestra non ha ancora preso posizione ufficiale, ma si attende una nota da Giorgia Meloni. In passato, FdI ha sostenuto la necessità di blindare le misure di sobrietà adottate negli anni scorsi, mentre oggi un ordine del giorno sarebbe percepito come una sfida interna, soprattutto visto il rischio di accuse di doppiezza. In presenza di incertezze, un eventuale disegno di legge per modificarne gli stipendi è però al momento improbabile per mancanza di numeri parlamentari sufficienti.
M5S ha annunciato che presenterà un proprio odg per ribadire il taglio dei vitalizi e chiederne la conferma anche alla Camera, rilanciando un confronto sul tema. L’intento è allargare il consenso nell’opinione pubblica, contro una presunta deriva elitaria nascosta nei meccanismi parlamentari. Inoltre, il MoVimento pensa di lanciare iniziative mediatiche per mantenere alta l’attenzione sul tema e mobilitare l’opinione contro ogni forma di ritorno ai privilegi.
Il caso testimonia come, in Italia, la questione dei vitalizi continui a esercitare forte tensione sul patto tra cittadini e istituti rappresentativi. Un eventuale aumento degli stipendi, evocato o attuato, diverrebbe simbolo di responsabilità politica o di chiusura elitista, a seconda dei punti di vista. La questione è quindi meno tecnica e più sistemica, mettendo alla prova la coerenza delle forze politiche e la loro capacità di tradurre in norme la percezione collettiva di equità. Le prossime settimane saranno decisive: la Camera deciderà definitivamente sul bilancio interno, e il confronto su stipendi e vitalizi non è destinato a chiudersi, ma a trasformarsi in un banco di prova della tenuta politica e della rappresentanza istituzionale.

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