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Rinnovato il contratto dei manager del terziario: aumento di 800 euro e nuove tutele su welfare, formazione e sostenibilità

È stato rinnovato il contratto collettivo nazionale dei dirigenti del terziario, della distribuzione e dei servizi, un accordo che interessa migliaia di manager e quadri del settore e che introduce un significativo aumento retributivo, pari a 800 euro mensili a regime. L’intesa, raggiunta tra Manageritalia e Confcommercio, rappresenta un passo importante per l’aggiornamento delle relazioni industriali in uno dei comparti più dinamici e strategici dell’economia italiana. Il nuovo contratto, che coprirà il periodo 2024-2027, punta a valorizzare le competenze manageriali come motore di innovazione, competitività e transizione sostenibile nelle imprese del terziario.


L’aumento salariale concordato si articolerà in più tranche, con un primo incremento già previsto nei prossimi mesi e gli adeguamenti successivi distribuiti entro il 2026. La misura risponde all’esigenza di compensare l’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione e di riconoscere il ruolo cruciale dei dirigenti nel guidare la trasformazione digitale e organizzativa delle aziende del settore. Si tratta di un adeguamento che rafforza la posizione dei manager italiani nel confronto europeo, dove la retribuzione dei dirigenti del commercio e dei servizi è da anni inferiore alla media dei principali Paesi dell’Unione.


Oltre all’aspetto economico, il rinnovo del contratto introduce innovazioni rilevanti sul piano del welfare aziendale, della parità di genere e della formazione continua. È previsto un rafforzamento del sistema di protezione sanitaria integrativa, con l’estensione delle coperture ai familiari e una maggiore attenzione alla prevenzione e alla salute mentale. Viene inoltre potenziata la previdenza complementare, con l’aumento della quota contributiva a carico delle imprese, al fine di garantire un miglior equilibrio tra retribuzione corrente e sicurezza futura.


Un’attenzione specifica è riservata alle politiche di conciliazione tra vita professionale e privata. Il contratto riconosce nuove forme di flessibilità, come lo smart working strutturato, i congedi retribuiti per motivi familiari e l’introduzione di permessi aggiuntivi per la cura dei figli o di familiari non autosufficienti. Queste misure, oltre a rispondere a una crescente sensibilità sociale, mirano a rendere il management del terziario più inclusivo e attrattivo per le nuove generazioni di professionisti, in particolare per le donne manager, che oggi rappresentano una quota in costante crescita.


La formazione rappresenta un altro pilastro dell’accordo. Il nuovo contratto stabilisce l’obbligo per le aziende di prevedere piani formativi personalizzati per i dirigenti, con particolare riferimento alle competenze digitali, alla gestione della sostenibilità e alla leadership partecipativa. In questo contesto, la Fondir – il fondo interprofessionale di riferimento per la categoria – avrà un ruolo strategico nell’erogazione di corsi e programmi di aggiornamento, anche in collaborazione con università e centri di ricerca. L’obiettivo è favorire la transizione verso modelli organizzativi più agili, capaci di integrare la tecnologia con il capitale umano.


Tra le principali novità vi è anche l’introduzione di un nuovo sistema di welfare territoriale, pensato per sostenere i dirigenti impiegati nelle piccole e medie imprese. Le parti sociali hanno concordato di creare fondi locali dedicati a servizi di assistenza, consulenza e orientamento professionale, finanziati con una quota delle contribuzioni contrattuali. Questa misura nasce dall’esigenza di garantire pari opportunità anche ai manager che operano in contesti aziendali meno strutturati, favorendo la mobilità e la crescita professionale all’interno del sistema produttivo nazionale.


Il contratto dedica inoltre un’attenzione particolare alla sostenibilità e alla responsabilità sociale d’impresa. Per la prima volta, vengono inseriti principi contrattuali che legano la valorizzazione del management agli obiettivi ESG (Environmental, Social and Governance). I dirigenti saranno chiamati a integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali, attraverso la misurazione dei risultati e la partecipazione attiva alla definizione dei piani di impatto ambientale e sociale. Questa innovazione segna un’evoluzione nel ruolo del manager, che da figura di controllo economico diventa sempre più promotore di cambiamento e custode della governance etica dell’impresa.


Un capitolo rilevante riguarda anche le politiche per l’occupabilità e la gestione delle crisi aziendali. Il contratto prevede meccanismi di accompagnamento e ricollocazione per i dirigenti coinvolti in ristrutturazioni o cessazioni di attività, attraverso l’intervento del fondo Fasdac e di specifici programmi di outplacement. Viene inoltre rafforzato il principio della bilateralità, con l’impegno congiunto delle parti sociali a monitorare le dinamiche occupazionali e a individuare strumenti di supporto nei momenti di transizione lavorativa.


Dal punto di vista normativo, l’accordo aggiorna anche la disciplina delle responsabilità dirigenziali e introduce nuovi standard di comportamento ispirati ai principi di trasparenza, etica professionale e rispetto della privacy. Le linee guida prevedono procedure più chiare per la valutazione delle performance e per la risoluzione dei conflitti in azienda, al fine di ridurre il contenzioso e migliorare la qualità delle relazioni industriali.


Il rinnovo del contratto dei dirigenti del terziario arriva in una fase cruciale per l’economia italiana, caratterizzata da una profonda trasformazione dei modelli di business e dall’accelerazione della digitalizzazione. Le imprese del commercio, dei servizi e della distribuzione si trovano a fronteggiare sfide legate alla sostenibilità, alla competitività internazionale e alla ridefinizione dei consumi. In questo contesto, il management assume un ruolo decisivo nel guidare il cambiamento e nel garantire la stabilità delle organizzazioni.


Le parti firmatarie hanno espresso soddisfazione per un accordo che rafforza la centralità del dialogo sociale e aggiorna le regole del lavoro manageriale alle esigenze del presente. L’intesa non si limita a un adeguamento salariale, ma disegna un nuovo quadro di tutele e opportunità, coerente con le trasformazioni in atto nell’economia dei servizi. Il rinnovo del contratto segna così un passo avanti verso un modello di leadership più moderno, equo e sostenibile, capace di valorizzare le competenze e di rispondere alle sfide del mercato globale con strumenti più evoluti e inclusivi.

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