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Regionali in Veneto e Campania: scontro tra alleanze e nomi in bilico, i partiti alla ricerca di candidati forti per la sfida d'autunno

A pochi mesi dalle elezioni regionali in Veneto e Campania, i principali schieramenti politici si trovano ancora immersi in un acceso confronto interno per definire candidature e strategie. Le due regioni, fondamentali dal punto di vista demografico ed economico, rappresentano un banco di prova cruciale in vista della nuova fase politica che si aprirà con l’autunno. Da un lato il centrodestra, attualmente al governo, è chiamato a confermare il proprio consenso soprattutto nel Nord-Est. Dall’altro, il centrosinistra cerca di ricostruire una proposta competitiva in un Mezzogiorno storicamente più aperto al dialogo progressista.


Nel caso del Veneto, l’incognita maggiore riguarda la successione di Luca Zaia, governatore uscente della Lega, al suo terzo mandato e ormai fuori dai giochi a causa dei limiti previsti dallo statuto regionale. La Lega, sebbene in calo nei sondaggi, rivendica la continuità amministrativa e intende esprimere un nome di peso. Tra i papabili spicca l'attuale vicepresidente Elisa De Berti, figura istituzionale vicina a Zaia, ma emergono anche le candidature di impronta più partitica, come quella del sottosegretario Massimo Bitonci o del senatore Alberto Stefani. Tuttavia, Fratelli d’Italia non sembra intenzionato a cedere il passo senza contropartite. Il partito della premier Meloni, in forte ascesa nel consenso, spinge per una figura più marcatamente identitaria, come l’europarlamentare Sergio Berlato o il deputato Fabio Rampelli, con il rischio di riaccendere tensioni mai sopite nella coalizione.


Forza Italia osserva da bordo campo, consapevole del proprio peso ridimensionato, ma pronta a recitare un ruolo di bilanciamento tra i due contendenti principali. I vertici locali spingono per un profilo civico che possa tenere unito il fronte moderato, ma finora nessun nome ha raccolto consenso trasversale. L’ipotesi di un accordo su un nome tecnico, come l’attuale direttore generale della sanità regionale Luciano Flor, non sembra al momento convincere gli equilibri interni ai partiti.


Sul fronte opposto, il centrosinistra punta su una strategia unitaria che coinvolga il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e l’area centrista di Azione e Italia Viva. Tuttavia, l’individuazione di un candidato condiviso appare ancora lontana. Il nome di Arturo Lorenzoni, già vicesindaco di Padova e candidato civico nel 2020, circola con insistenza, ma il Movimento 5 Stelle non sembra disposto a sostenerlo senza una forte discontinuità programmatica. Il PD regionale è diviso tra l’ipotesi di una candidatura politica – come quella dell’europarlamentare Alessandra Moretti – e quella di una figura espressione del mondo accademico o delle professioni. La scelta finale potrebbe ricadere su un profilo civico, nella speranza di allargare il bacino di consenso anche agli elettori disillusi.


In Campania, la situazione è altrettanto fluida ma più incandescente. Il governatore uscente Vincenzo De Luca, forte di due mandati consecutivi, è al centro di un braccio di ferro con la segreteria nazionale del PD. De Luca spinge per candidare un suo fedelissimo, come l’attuale presidente del Consiglio regionale Gennaro Oliviero o il sindaco di Benevento Clemente Mastella, rilanciando il modello di amministrazione personalistica e fortemente radicato nei territori. Tuttavia, Elly Schlein e i vertici dem nazionali sembrano intenzionati a voltare pagina, cercando una figura più in linea con le battaglie progressiste, in particolare su diritti civili, ambiente e giovani.


Il Movimento 5 Stelle ha bocciato l’ipotesi di un appoggio a candidati espressione diretta dell’entourage di De Luca e ha rilanciato un proprio nome, quello della deputata Teresa Manzo, giovane e molto attiva sulle tematiche sociali. Tuttavia, l’alleanza giallo-rossa appare ancora lontana da una sintesi. Anche Azione e Italia Viva si mostrano scettiche sul ritorno a formule già sperimentate, proponendo un’ipotesi alternativa: una candidatura tecnico-istituzionale come quella di Raffaele Cantone, ex presidente dell’ANAC, che però non ha ancora sciolto le riserve.


Il centrodestra, dal canto suo, vede nella Campania una regione contendibile. Fratelli d’Italia vorrebbe lanciare un nome forte, capace di polarizzare la sfida, come l’attuale sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi o il senatore Edmondo Cirielli. La Lega, storicamente debole nel Sud, è disposta a sostenere un candidato condiviso pur di restare nella partita, mentre Forza Italia – ancora ben radicata grazie all’eredità lasciata da Silvio Berlusconi – potrebbe puntare sull’ex ministro Mara Carfagna, nel caso decidesse di rientrare nei ranghi dopo l’esperienza in Azione.


L’incertezza su nomi e alleanze evidenzia quanto il quadro politico nazionale sia ancora fluido, nonostante le forze in Parlamento si siano stabilizzate dopo le ultime elezioni. Le Regionali in Veneto e Campania assumono quindi un significato che va oltre i confini locali: saranno un test sulla tenuta delle alleanze, sul gradimento dei leader, sulla capacità di parlare a un elettorato sempre più mobile e disilluso.


Le settimane a venire saranno decisive per sciogliere i nodi su candidature, programmi e coalizioni. La complessità dei territori e la frammentazione dei partiti rendono il percorso verso le urne quanto mai incerto. Ma è proprio in queste dinamiche che si misurerà la capacità del sistema politico italiano di offrire proposte credibili e visioni future, in un contesto di trasformazione profonda delle priorità sociali ed economiche.

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