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Real Estate: necessari interventi statali a livello globale


Abbiamo ascoltato una Tavola Rotonda del WEF, al meeting di Davos, in tema di Real Estate, a cui hanno partecipato (da sx a dx): Jonathan Reckford (Presidente HFH, costruttore canadese) , Dragoș Pîslaru (ministro degli investimenti e progetti europei Rumeno), Mark Edward Rose (CEO Avison Young) , Lars Petersson (CEO VELUX), Stefanie Stantcheva (Professoressa, Hardvard). Abbiamo capito che i problemi relativi al mercato real estate Italiano non sono solo italiani: sono comuni a tutto l'Occidente, e vanno affrontati.


I costi della costruzione, in Europa, stanno sempre più aumentando. E la possibilità di comprare casa, o anche solo affittare, sta diventando un miraggio per la maggior parte dei giovani europei. L'unica soluzione è un grande sforzo europeo che immetta grossi capitali al fine di aumentare l'offerta di case e appartamenti per studenti, per la classe povera e per la classe media.

Ci vogliono sì investimenti privati, ma soprattutto investimenti pubblici. Esattamente come accadde negli anni '70 del 900, è necessario che si torni ad investire nelle città per far in modo che la classe lavoratrice possa effettivamente risiedervi: se non vivo in città, non lavoro in città. Se non lavoro in città, generalmente lavoro per imprese locali, meno produttive. E il PIL ne risente.

È necessario un intervento europeo, al fine di render congruenti i prezzi delle case con le possibilità economiche dei cittadini, e bisogna investire trilioni nelle nuove costruzioni a target di basso e medio reddito. Ma ci vuole anche più tutela degli investitori privati, con una velocizzazione dei tempi per permessi di costruzione che aumentano i costi e diminuiscono le possibilità di investimento (il tasso di rendimento minimo per i progetti immobiliari si aggira intorno al 12%).

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