Raid israeliano su Gaza: colpiti una scuola e un centro aiuti, decine di vittime civili tra cui donne e bambini
- piscitellidaniel
- 26 giu
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Almeno 46 civili palestinesi sono rimasti uccisi il 24 giugno 2025 in due distinti attacchi israeliani nella Striscia di Gaza. Il primo ha colpito una scuola del quartiere Daraj, a Gaza City, mentre il secondo ha interessato una zona nei pressi di Rafah, nel sud dell’enclave, dove centinaia di persone si erano radunate in attesa di ricevere aiuti umanitari. Le vittime accertate, secondo quanto riferito dalle autorità locali e da fonti sanitarie, sono per lo più donne, bambini e sfollati, molti dei quali già precedentemente colpiti dalla distruzione di abitazioni e infrastrutture civili.
La scuola, identificata come un rifugio temporaneo per famiglie fuggite dai quartieri più colpiti di Gaza City, è stata centrata da almeno un missile. I soccorritori della Protezione civile parlano di “scene raccapriccianti” e “corpi carbonizzati sotto le macerie”. L’edificio, secondo quanto riferito dal personale sanitario di uno degli ospedali cittadini, era stato segnalato da giorni come punto di accoglienza per civili, privi ormai di ogni altra possibilità di riparo. Numerosi bambini risultano dispersi e molti dei feriti sono in condizioni critiche.
Nel sud della Striscia, invece, l’attacco ha interessato un'area aperta nei pressi di Rafah dove centinaia di persone stavano aspettando la distribuzione di generi alimentari. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, un drone israeliano ha sorvolato la zona poco prima che venisse aperto il fuoco. I corpi delle vittime sono stati trasportati d’urgenza verso le poche strutture sanitarie ancora operative, già sovraccariche e senza medicinali. Le immagini diffuse da fonti locali mostrano sangue sul terreno, sacchi di farina sparsi e persone in fuga in preda al panico.
Le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno confermato di aver condotto “operazioni mirate” contro obiettivi legati ad Hamas, dichiarando che la scuola colpita ospitava “elementi armati” del movimento islamista. In un comunicato ufficiale, l’esercito ha parlato di “precisi riscontri di intelligence” che giustificavano l’intervento, pur precisando che “verifiche sono in corso per accertare l’eventuale presenza di civili”. Fonti militari israeliane hanno inoltre confermato che “l’operazione ha neutralizzato diversi obiettivi ostili”.
Tuttavia, le autorità sanitarie palestinesi, insieme a numerose ONG internazionali, contestano la versione dell’esercito israeliano. Secondo l’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, l’edificio colpito era ufficialmente registrato come struttura scolastica e non risultavano in corso attività militari al suo interno. La stessa agenzia ha denunciato l’impossibilità, ormai quotidiana, di distinguere tra obiettivi militari e civili, vista la densità della popolazione e il collasso delle infrastrutture logistiche.
La Mezzaluna Rossa Palestinese ha parlato di “un attacco deliberato contro civili indifesi”. I responsabili delle strutture ospedaliere affermano che il sistema sanitario è al collasso e che le scorte mediche sono insufficienti per far fronte a una nuova emergenza. I blackout elettrici, la scarsità d'acqua potabile e la difficoltà di accesso ai carburanti per alimentare i generatori stanno aggravando una situazione che già da mesi ha superato ogni soglia di tolleranza umanitaria.
Le reazioni della comunità internazionale non si sono fatte attendere. L’Unione Europea ha espresso “profonda preoccupazione” per il numero crescente di vittime civili a Gaza e ha chiesto l’apertura immediata di corridoi umanitari sicuri. Il Segretario Generale dell’ONU António Guterres ha chiesto il cessate il fuoco immediato, sottolineando che “nessuna giustificazione militare può autorizzare l’uccisione di civili, in particolare minori”.
Nel frattempo, continuano anche gli scontri nel nord della Striscia, con bombardamenti quotidiani su Khan Yunis e Beit Hanoun. Secondo fonti locali, le forze israeliane stanno intensificando le operazioni nella zona orientale, mentre si moltiplicano le segnalazioni di attacchi aerei notturni su obiettivi vicini a ospedali e strutture sanitarie. Israele, da parte sua, accusa Hamas di utilizzare i civili come scudi umani e di operare all’interno o nei pressi di edifici civili, scuole comprese.
La giornata del 24 giugno si è dunque trasformata in una delle più sanguinose delle ultime settimane, con decine di morti e un bilancio destinato ad aggravarsi. L’ennesimo raid su una struttura adibita ad accoglienza per sfollati ha riacceso il dibattito internazionale sulla proporzionalità dell’uso della forza da parte israeliana e sull’urgente necessità di protezione umanitaria per la popolazione di Gaza. A pagare il prezzo più alto, ancora una volta, sono i civili.

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