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Raffinerie italiane utilizzate al 77%, il dato Unem riapre il tema della capacità

25 set
Tempo di lettura: 2 min

Dieci impianti attivi e 63,7 milioni di tonnellate di raffinati prodotti nel 2025, secondo l’associazione.

Le raffinerie italiane operano attualmente intorno al 77% del tasso di utilizzo, secondo i dati Unem riportati il 25 settembre. Il Paese conta dieci raffinerie attive, oltre a due impianti convertiti in bioraffinerie, a Marghera e Gela, e a quello di Livorno in fase di conversione. Nel 2025 la produzione nazionale di prodotti raffinati è stata pari a 63,7 milioni di tonnellate. Questi numeri forniscono un punto di partenza per valutare se e quanto l’offerta interna possa crescere.

Il 77% è un rapporto fra attività e capacità, non la quantità di carburante immediatamente disponibile per il mercato. La quota inutilizzata non è tutta automaticamente attivabile: fermate per manutenzione, tipologia degli impianti, disponibilità di greggio, logistica e composizione dei prodotti possono limitare un aumento rapido della produzione. Anche le bioraffinerie seguono processi e materie prime differenti da quelli delle unità tradizionali e non vanno sommate senza distinzioni.

Il dato si collega alla riunione convocata per l’8 ottobre dai ministeri delle Imprese e della Sicurezza energetica con le società del settore. L’obiettivo annunciato è capire se esistano margini per aumentare la produzione dei principali raffinati e quali ostacoli li riducano. Questa nuova fotografia numerica aggiunge elementi alla notizia della convocazione già diffusa: permette di formulare domande concrete sulle capacità dei singoli impianti, senza dedurre che l’intero 23% residuo sia disponibile.

Il contesto è segnato dal rincaro di benzina, gasolio e cherosene. Secondo la ricostruzione del lancio, ai prezzi del greggio si aggiunge la minore offerta globale di prodotti raffinati, anche per le interruzioni delle rotte del Golfo e i danni agli impianti russi. Produzione nazionale e importazioni concorrono entrambe all’approvvigionamento: un incremento interno potrebbe aiutare, ma l’effetto sui prezzi alla pompa dipenderebbe anche dai mercati internazionali, dalle imposte e dalla distribuzione.

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