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Putin ordina: “La Russia non dovrà in nessun caso entrare in recessione”. Il Cremlino fronteggia l’inflazione, il rallentamento interno e l’isolamento globale

Durante il Forum economico internazionale di San Pietroburgo, il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato un messaggio inequivocabile al suo governo e ai vertici della Banca Centrale: l’economia russa non deve assolutamente entrare in recessione. Le parole pronunciate dal leader del Cremlino non sono solo un’indicazione politica ma un segnale d’allarme preciso, diretto a tutti i livelli dell’apparato economico. In un contesto globale segnato da incertezza, sanzioni occidentali, rialzo dei tassi e pressione inflazionistica, la Russia si trova a gestire una fase economica complessa, dove lo spettro del rallentamento è concreto.


Secondo Putin, l’economia del Paese dispone di margini e risorse per evitare una fase recessiva, ma ciò richiede una coordinazione efficace tra politica fiscale e monetaria. Il presidente ha chiesto alla Banca di Russia di adottare un approccio flessibile, in grado di controllare l’inflazione senza soffocare la domanda interna. Il richiamo è arrivato in un momento in cui il tasso d’inflazione ha superato il 7% su base annua, costringendo la Banca Centrale a un aumento dei tassi d’interesse al 16%, con riflessi negativi su mutui, prestiti alle imprese e investimenti.


Putin ha invitato gli imprenditori russi a mantenere fiducia nel sistema economico nazionale, sottolineando che il momento è delicato ma gestibile. Ha fatto riferimento alle dinamiche globali, sostenendo che il rallentamento delle principali economie occidentali può trasformarsi in un’opportunità per rafforzare l’autonomia industriale russa e ridurre ulteriormente la dipendenza dalle importazioni. Il discorso presidenziale ha incluso anche riferimenti alla necessità di promuovere l’innovazione, le tecnologie locali e la crescita del settore manifatturiero.


Il governo ha risposto con l’annuncio di nuove misure per sostenere la domanda interna. In particolare, il primo ministro Mikhail Mishustin ha illustrato una serie di incentivi per le imprese che investono nella produzione nazionale, oltre a politiche di sostegno per le famiglie a basso reddito e sgravi fiscali mirati per determinati settori strategici. Tra questi figurano l’agroalimentare, la farmaceutica, la tecnologia e la difesa.


Il ministro delle Finanze Anton Siluanov ha confermato che la spesa pubblica resterà espansiva anche nel secondo semestre del 2025, ma ha escluso un aumento del debito pubblico oltre i livelli di guardia. Ha inoltre garantito che il fondo sovrano russo potrà essere utilizzato in maniera selettiva per stimolare l’economia, con investimenti mirati in infrastrutture, energia e innovazione.


Sul fronte estero, Putin ha ribadito la volontà di rafforzare i legami economici con i Paesi asiatici, africani e sudamericani, nel quadro della cosiddetta “svolta a est” promossa dal Cremlino dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Sono in corso trattative commerciali con India, Cina, Brasile e Iran per rafforzare le esportazioni di materie prime e per promuovere scambi bilaterali in valuta locale. Secondo il presidente, la nuova architettura economica globale offre spazi che la Russia può e deve occupare con maggiore determinazione.


Tuttavia, nonostante l’ottimismo del Cremlino, diversi analisti internazionali sottolineano che l’economia russa sta già mostrando segnali di rallentamento. La produzione industriale ha registrato un calo in diversi comparti, in particolare nei settori non legati alla difesa. I consumi interni, pur sostenuti da misure straordinarie, restano deboli e la fiducia delle famiglie appare in diminuzione. Inoltre, l’esodo di capitali e competenze, accelerato dalle sanzioni e dal conflitto in corso, continua a pesare sul potenziale di crescita a medio termine.


La Banca Centrale, dal canto suo, ha confermato che continuerà a monitorare con attenzione l’evoluzione dell’inflazione e della crescita, lasciando intendere che eventuali riduzioni dei tassi potranno avvenire solo nel caso di segnali chiari di stabilizzazione dei prezzi. L’istituto guidato da Elvira Nabiullina si muove in un equilibrio delicato, dovendo contemperare le richieste del potere politico con la necessità di preservare la stabilità macroeconomica e la credibilità dell’istituzione monetaria.


A completare il quadro, vi è l’andamento del rublo, che dopo un periodo di relativa stabilità ha mostrato segnali di volatilità. La valuta russa è soggetta a pressioni legate sia alle fluttuazioni del prezzo del petrolio sia alla riduzione della fiducia internazionale. Anche l’export energetico, seppur ancora rilevante, non garantisce più i flussi precedenti, complice il price cap sul greggio imposto dall’UE e la riorganizzazione logistica verso mercati più lontani.


In questo contesto, il messaggio di Putin assume il valore di una direttiva a tutto campo: evitare la recessione diventa una priorità nazionale, da perseguire con ogni strumento disponibile. Le parole del presidente mirano a rafforzare la coesione interna e a lanciare un segnale di determinazione verso l’esterno, mostrando una Russia capace di resistere all’isolamento e alle sfide economiche globali. Ma le incertezze restano e la tenuta del sistema dipenderà dalla capacità reale del Paese di stimolare la crescita senza compromettere l’equilibrio finanziario e monetario.

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