Protesta alla Eurallumina di Portovesme: la mobilitazione degli operai riapre il confronto sul futuro dello stabilimento
- piscitellidaniel
- 17 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min
La situazione dello stabilimento Eurallumina di Portovesme è entrata in una fase di forte tensione dopo la protesta degli operai, che hanno deciso di salire sul silo dell’impianto per richiamare l’attenzione nazionale sul rischio concreto di fermo definitivo della produzione. Il gesto, simbolico e allo stesso tempo drammatico, nasce dalla percezione diffusa tra i lavoratori che le interlocuzioni istituzionali non stiano portando ai risultati attesi e che lo stabilimento, nonostante la sua rilevanza industriale e strategica, stia scivolando verso un declino senza ritorno.
Eurallumina rappresenta da anni un punto cardine dell’industria del Sulcis-Iglesiente e ricopre un ruolo cruciale nella filiera dell’alluminio. La raffineria è l’unica in Italia in grado di trasformare la bauxite in allumina, passaggio essenziale per la produzione di alluminio primario. La chiusura prolungata dell’impianto, così come lo stato di inattività in cui si trova oggi, mette a rischio non solo i posti di lavoro diretti, ma anche un indotto ampio, costituito da aziende di servizi, manutenzione, trasporti e attività correlate. Per questo i sindacati parlano di una vertenza che coinvolge non solo il presente dei lavoratori, ma il tessuto socio-economico di un intero territorio.
Uno dei nodi principali riguarda lo sblocco delle risorse necessarie per avviare i lavori di rilancio dello stabilimento, già programmati e autorizzati da tempo. Le organizzazioni sindacali hanno più volte evidenziato che, nonostante esista un progetto industriale definito, dotato di piani tecnici, valutazioni ambientali e un percorso già tracciato, i fondi necessari non sono ancora disponibili a causa di vincoli amministrativi e finanziari che continuano a bloccare ogni passaggio operativo. Questa situazione di paralisi alimenta incertezza e timore, poiché senza un intervento immediato l’impianto rischia di non poter più garantire né le attività minime né gli obblighi relativi alla sicurezza e alle bonifiche.
I rappresentanti dei lavoratori sottolineano che la protesta sul silo non è un gesto improvvisato, ma il risultato di mesi di attesa e di sollecitazioni rimaste senza risposte concrete. La priorità richiesta è l’apertura di un tavolo nazionale che coinvolga tutti i ministeri competenti, affinché siano prese decisioni chiare sulla gestione degli asset dello stabilimento, sul sostegno finanziario previsto dalle norme vigenti e sull’attuazione dei piani di investimento già approvati. Alla richiesta si aggiunge la necessità di garantire continuità occupazionale per i lavoratori attualmente in cassa integrazione e per quelli la cui operatività è limitata dalle condizioni di stallo.
Le difficoltà finanziarie della società hanno generato un ulteriore elemento di criticità. I trasferimenti necessari per la gestione ordinaria risultano insufficienti e la fabbrica, secondo quanto riferito dai sindacati, dispone di risorse limitate per coprire spese quali utenze, manutenzione e servizi essenziali. Questa condizione potrebbe portare, in assenza di interventi esterni, a un arresto totale delle attività, con conseguenze immediate sul personale e sul sito produttivo. La prospettiva di un fermo definitivo è ciò che ha spinto i lavoratori a intraprendere forme di protesta più incisive, nel tentativo di aprire un dialogo che consenta di evitare una situazione irreversibile.
L’aspetto territoriale merita particolare attenzione. Il Sulcis-Iglesiente è già una delle aree più fragili dal punto di vista occupazionale e industriale, e la chiusura di Eurallumina rappresenterebbe un ulteriore colpo a una zona che negli ultimi decenni ha progressivamente perso insediamenti produttivi e opportunità di sviluppo. L’industria pesante rimane una delle poche fonti di lavoro stabile per la popolazione locale e la sua crisi alimenta timori per il futuro non solo dei lavoratori diretti ma dell’intera comunità.
La protesta degli operai ha riportato la vertenza al centro dell’attenzione nazionale, evidenziando l’urgenza di decisioni che non possono più essere rinviate. L’impianto di Portovesme necessita di un quadro regolatorio chiaro, di risorse effettivamente disponibili e di un piano energetico che garantisca sostenibilità economica alla produzione. La vertenza non riguarda soltanto il destino di uno stabilimento, ma anche la capacità delle istituzioni di affrontare e risolvere situazioni in cui industria, lavoro e territorio sono intrecciati in modo inscindibile.

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