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Produttività come motore del lavoro, la visione di Alvise Biffi e le sfide dell’economia italiana

Il rilancio della produttività viene individuato da Alvise Biffi, presidente di Assolombarda, come «una sfida cruciale per il lavoro e per il futuro dell’industria italiana». In un contesto caratterizzato da una crescita modesta, da una trasformazione tecnologica rapida e da pressioni sui costi sempre più intense, la capacità di produrre di più con pari o minori risorse rimane una variabile strategica fondamentale. Biffi richiama l’attenzione sul fatto che la produttività non è solo questione di efficienza tecnica ma rappresenta il presupposto per aumenti salariali, per attrarre investimenti, per rafforzare la competitività internazionale e per garantire la sostenibilità del lavoro in Italia. Nel suo intervento viene ribadito che le imprese italiane devono affrontare con urgenza la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale (IA) e la riqualificazione della forza lavoro, in un quadro in cui la burocrazia, l’inerzia infrastrutturale e la lentezza procedurale rappresentano ancora freni significativi.


Biffi ha messo in evidenza che l’introduzione e l’applicazione dell’IA generativa costituiscono opportunità concrete per migliorare la produttività nei processi industriali e nei servizi. Tuttavia, ha avvertito che da sola la tecnologia non è sufficiente: è indispensabile una «organizzazione adeguata», un modello manageriale evoluto e competenze interne che consentano di sfruttare pienamente le potenzialità offerte dalla transizione. In particolare, ha sottolineato che le aziende devono pianificare in modo sistematico l’integrazione della tecnologia nei processi, puntando anche al miglioramento della “qualità” del lavoro e non solo all’aumento della velocità operativa. La produttività, in questa prospettiva, diventa leva non solo di efficienza ma anche di equità nel rapporto tra capitale e lavoro, perché una maggiore capacità produttiva può tradursi in migliori retribuzioni e condizioni di lavoro più sostenibili.


Dal versante delle condizioni esterne, Biffi ha voluto mettere a fuoco i principali ostacoli che oggi minacciano la capacità di crescita della produttività nel sistema-Italia. Tra questi, la burocrazia eccessiva viene indicata come freno all’innovazione e all’agilità aziendale. Le lungaggini nelle pratiche autorizzative, l’incertezza regolamentare e i ritardi nella digitalizzazione della Pubblica Amministrazione costituiscono elementi che erodono risorse e demotivano gli imprenditori. Allo stesso tempo, le infrastrutture fisiche e immateriali – reti di trasporto, connettività, servizi digitali avanzati – mostrano ancora ritardi rispetto ai competitor europei, rendendo più difficile per le imprese italiane cogliere appieno le opportunità offerte dalla globalizzazione e dalla catena del valore globale. In questo quadro, la produttività si presenta non come un tema che riguarda solo le singole imprese, ma come un fattore sistemico che impatta sull’intera economia nazionale e che richiede una governance collettiva tra imprese, istituzioni e forze sociali.


Sul piano del lavoro, il tema della produttività si intreccia con scenari di trasformazione occupazionale e di skill gap. Le imprese, secondo Biffi, devono accelerare la formazione continua e la riqualificazione dei lavoratori per rispondere alla crescente domanda di competenze digitali, di pensiero critico e di adattabilità. L’intelligenza artificiale e l’automazione svolgono un ruolo crescente ma rendono indispensabile una risorsa umana capace di orchestrare le macchine, di interpretare i dati e di gestire processi complessi in ambienti dinamici. Da qui l’urgenza di un patto tra impresa e lavoro che riconosca che l’aumento della produttività non è incompatibile con la tutela del lavoro, ma anzi può diventare una garanzia per posti di lavoro più stabili, qualificati e remunerati. Biffi invita quindi le imprese a riflettere sul modello di lavoro: dal classico modello intensivo verso modelli più “intelligenti”, in grado di coniugare velocità, qualità, sostenibilità e valorizzazione delle persone.


Un ulteriore aspetto evidenziato riguarda il legame tra produttività e retribuzione. Con il rallentamento della crescita economica e l’incremento dei costi – dell’energia, delle materie prime, del lavoro – diventa sempre più difficile per le imprese aumentare i salari senza migliorare contestualmente la produttività. Biffi indica che soltanto un aumento della produttività consente di riequilibrare il rapporto tra costo del lavoro, valore aggiunto prodotto e competitività. In tal senso, le politiche pubbliche possono e devono favorire tale conversione attraverso incentivi alla formazione, sostegno all’innovazione, infrastrutture digitali e procedure snelle. Senza questi strumenti, la pressione sui margini aziendali rischia di tradursi in stagnazione dei salari e precarizzazione del lavoro, con conseguenze sociali rilevanti.


Oltre alle aziende, le istituzioni sono chiamate a un ruolo attivo nel disegno delle condizioni per la produttività del Paese. Biffi ha sottolineato come la pianificazione strategica e la definizione di obiettivi concreti per la produttività debbano essere integrate nei contratti di sviluppo territoriale e nei patti con le parti sociali. Il Forum delle Relazioni Industriali, presso cui sono emerse queste riflessioni, rappresenta un momento di sintesi in cui imprenditori, sindacati e istituzioni si confrontano sul futuro del lavoro e dell’industria. In questo contesto, la produttività non è un mero indicatore macroeconomico, ma un parametro vivo che condiziona il benessere delle imprese e delle persone. Nell’esperienza di Assolombarda si evidenzia che piccole e medie imprese, pur con vincoli strutturali più marcati rispetto alle grandi, possono essere protagoniste se dotate di visione, investimenti e competenze, ma richiedono supporti adeguati.


Il contesto economico nazionale presenta elementi di forte pressione: la curva dei costi salariali, energetici e logistici, l’incertezza globale, la competizione internazionale, la pressione regolamentare e l’impeto della digitalizzazione. In tale scenario, Biffi invita a non considerare la produttività come tema tecnico isolato, ma come centrale nella ridefinizione del modello produttivo italiano, nella sostenibilità della crescita, nel rapporto tra capitale e lavoro, e nella capacità del Paese di attrarre investimenti e talenti. Egli sostiene che affrontare questa sfida con rigore metodologico, con visione strategica e con il coinvolgimento di tutti gli attori è il presupposto per dare stabilità al lavoro, per valorizzare il capitale umano e per costruire un’economia più resilient. Con riferimento alle aziende associate, Assolombarda segnala che molte stanno già mettendo in atto percorsi di innovazione, ma che la scala del cambiamento richiede una accelerazione e una sistematicità maggiore rispetto al passato.

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