Pensioni, nuove tensioni sull’adeguamento all’inflazione: si riapre il cantiere sulle integrative
- piscitellidaniel
- 2 lug
- Tempo di lettura: 4 min
Il tema delle pensioni torna al centro dell’agenda politica ed economica italiana con l’ennesima questione delicata che rischia di trasformarsi in un nodo esplosivo: l’adeguamento all’inflazione. L’aumento generalizzato dei prezzi degli ultimi due anni, con picchi superiori al 10% nel 2022 e una media ancora sostenuta nel 2023, ha messo a dura prova il potere d’acquisto dei pensionati, riaccendendo il dibattito sull’effettiva efficacia del meccanismo di rivalutazione automatica degli assegni previdenziali.
Secondo le ultime elaborazioni del Centro studi del Parlamento e del Ministero dell’Economia, il differenziale tra inflazione reale e rivalutazione riconosciuta ai pensionati rischia di trasformarsi in una perdita netta per milioni di persone, soprattutto per chi percepisce trattamenti medio-bassi. L’attuale sistema, che prevede una rivalutazione parziale e scaglionata per fasce di reddito, ha mostrato i suoi limiti in una fase di inflazione galoppante, aggravando le disuguaglianze tra i pensionati e aumentando la pressione sulle fasce più vulnerabili della popolazione anziana.
In questo contesto, il Governo si trova di fronte a una doppia sfida: da un lato rispondere alla richiesta di maggiore equità nel meccanismo di adeguamento all’inflazione, dall’altro contenere l’impatto sui conti pubblici, già messi a dura prova dal rallentamento della crescita e dagli impegni assunti con l’Europa in termini di deficit e debito. La legge di Bilancio 2025, attualmente in fase di impostazione, dovrà affrontare il tema con una proposta credibile che non comprometta l’equilibrio dei saldi di finanza pubblica, ma che allo stesso tempo dia un segnale chiaro sul fronte della giustizia sociale.
Parallelamente, prende forma il cantiere delle pensioni integrative. La questione è considerata centrale in una prospettiva di medio-lungo periodo, poiché la sostenibilità del sistema previdenziale obbligatorio appare sempre più difficile da garantire solo con le entrate contributive. Il tasso di sostituzione – cioè il rapporto tra la prima pensione e l’ultimo stipendio – è destinato a ridursi progressivamente nei prossimi anni, in particolare per le generazioni più giovani. Da qui l’esigenza, più volte ribadita anche dalla Banca d’Italia e dalla Corte dei Conti, di rafforzare i pilastri previdenziali integrativi.
Il Governo ha annunciato l’intenzione di riformare il sistema dei fondi pensione, incentivando l’adesione attraverso una maggiore leva fiscale e semplificazioni normative. Una delle ipotesi sul tavolo prevede l’introduzione di una forma di adesione automatica con possibilità di opt-out per i lavoratori dipendenti, sul modello anglosassone del “nudge”. Questo meccanismo, già sperimentato con successo in altri Paesi, consentirebbe di aumentare significativamente la platea degli aderenti ai fondi integrativi, oggi ancora troppo bassa rispetto agli standard europei.
Altro fronte aperto riguarda il ruolo del TFR nei fondi pensione. Dopo anni di immobilismo, si riapre la discussione sull’opportunità di convogliare automaticamente il Trattamento di fine rapporto nei fondi negoziali o aperti, salvo diversa scelta esplicita del lavoratore. Questa misura permetterebbe di aumentare la raccolta dei fondi e garantire una rendita più robusta in fase di pensionamento, ma incontra la resistenza di alcune categorie sindacali e imprenditoriali.
Sul piano fiscale, si valuta anche un allineamento della tassazione dei rendimenti dei fondi pensione con quella degli altri strumenti di risparmio previdenziale, al fine di rendere il regime più attrattivo. Attualmente, l’aliquota è fissata al 20%, inferiore a quella dei fondi comuni (26%), ma ancora lontana dagli standard incentivanti presenti in alcuni Stati membri dell’Unione europea. Una riduzione dell’aliquota al 15% o un meccanismo di riduzione progressiva in base agli anni di permanenza nel fondo potrebbero rappresentare strumenti efficaci per stimolare l’adesione.
La questione previdenziale si interseca anche con il problema demografico. Il progressivo invecchiamento della popolazione italiana e la riduzione della forza lavoro attiva rendono sempre più complesso l’equilibrio tra contributi versati e pensioni erogate. Le previsioni dell’Istat indicano che, senza interventi strutturali, il rapporto tra pensionati e lavoratori attivi potrebbe raggiungere livelli insostenibili già entro il 2040. In tale scenario, il rafforzamento dei pilastri complementari non è solo auspicabile, ma necessario per evitare un futuro di pensioni inadeguate per le nuove generazioni.
Il dibattito si fa ancora più complesso in vista dell’avvio del semestre europeo d’autunno, quando la Commissione UE tornerà a valutare le politiche economiche e fiscali degli Stati membri alla luce delle nuove regole del Patto di stabilità. In questo contesto, l’Italia dovrà dimostrare di saper coniugare rigore e riforme, evitando che il tema pensioni diventi un elemento di scontro con Bruxelles. Il rischio è che eventuali interventi troppo espansivi vengano considerati non conformi ai criteri di sostenibilità finanziaria, con ricadute sul rating del Paese e sullo spread.
Il confronto politico è già iniziato. Mentre una parte della maggioranza spinge per un rafforzamento delle rivalutazioni sulle pensioni più basse, l’ala più prudente richiama alla necessità di evitare misure una tantum prive di copertura stabile. Le opposizioni, dal canto loro, chiedono un piano organico che affronti in modo strutturale la riforma dell’intero sistema, evitando interventi estemporanei legati alla contingenza elettorale. Anche i sindacati si preparano a scendere in campo: la Cgil ha già annunciato iniziative di mobilitazione per chiedere il ripristino integrale della rivalutazione degli assegni e l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia per i giovani.
Nel frattempo, il Ministero del Lavoro sta preparando un Libro bianco sul futuro del sistema pensionistico italiano, che dovrebbe raccogliere le principali proposte normative, fiscali e previdenziali in vista di un confronto con le parti sociali entro l’autunno. L’obiettivo dichiarato è costruire una riforma condivisa e sostenibile, che sappia tutelare i diritti acquisiti, rilanciare la previdenza integrativa e garantire equità intergenerazionale.

Commenti