Pechino impone dazi fino al 62% sulla carne di maiale europea: si apre un nuovo fronte nella guerra commerciale
- piscitellidaniel
- 5 set
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La Cina ha annunciato l’introduzione di dazi fino al 62 per cento sull’importazione di carne di maiale proveniente dall’Unione europea. La misura, comunicata ufficialmente dal ministero del Commercio di Pechino, segna un nuovo capitolo nella crescente tensione commerciale tra la seconda economia mondiale e il blocco europeo, già in conflitto su altri settori strategici come quello delle automobili elettriche, dei semiconduttori e dei beni tecnologici.
Il provvedimento riguarda un comparto di primaria importanza per diversi Paesi europei. La Spagna, in particolare, è il principale esportatore di carne suina verso il mercato cinese, seguita da Germania, Danimarca, Olanda e Francia. L’applicazione dei dazi, che oscilla in una forchetta tra il 35 e il 62 per cento a seconda delle categorie di prodotto e delle aziende coinvolte, rischia di avere ripercussioni pesanti su un settore che negli ultimi anni ha trovato in Pechino un mercato fondamentale. La Cina, infatti, è il primo consumatore mondiale di carne di maiale e importa milioni di tonnellate ogni anno per soddisfare la domanda interna.
La decisione di Pechino viene presentata come una misura di difesa commerciale, giustificata dalla necessità di tutelare i produttori locali da una concorrenza considerata sleale. Le autorità cinesi hanno parlato di pratiche di dumping da parte di alcune aziende europee, accusate di vendere a prezzi inferiori rispetto ai costi di produzione, sostenute da sussidi e agevolazioni nei Paesi d’origine. Bruxelles respinge con decisione queste accuse, sostenendo che i produttori europei rispettano le regole del commercio internazionale e che i dazi imposti dalla Cina hanno un chiaro carattere politico.
L’annuncio ha avuto un effetto immediato sui mercati finanziari e sulle borse europee. I titoli delle principali aziende del settore agroalimentare hanno registrato ribassi consistenti, mentre le associazioni di categoria hanno lanciato l’allarme sulle possibili conseguenze occupazionali. In Spagna, dove il comparto suinicolo vale miliardi di euro e dà lavoro a decine di migliaia di persone, il governo ha espresso forte preoccupazione, promettendo di sostenere i produttori colpiti. Anche in Germania e Danimarca i rappresentanti delle imprese hanno parlato di rischio concreto di perdita di quote di mercato difficilmente recuperabili.
Dal punto di vista politico, la mossa di Pechino viene letta come una risposta diretta alle iniziative dell’Unione europea contro le importazioni di auto elettriche cinesi, accusate di beneficiare di sussidi statali massicci. L’Europa ha introdotto dazi compensativi su questi prodotti, suscitando l’ira di Pechino, che ora utilizza il settore agroalimentare come campo di controffensiva. Si tratta quindi non solo di una questione commerciale, ma di un confronto geopolitico che coinvolge l’assetto futuro dei rapporti economici globali.
La Commissione europea ha dichiarato di voler aprire immediatamente un tavolo di confronto con le autorità cinesi per discutere la questione. Bruxelles considera i dazi un atto discriminatorio e ingiustificato, che mina le regole del libero commercio. Allo stesso tempo, i funzionari europei sono consapevoli che lo scontro con Pechino rischia di degenerare in una guerra commerciale dai costi elevatissimi per entrambe le parti. L’Unione, infatti, resta uno dei principali mercati di sbocco per i prodotti cinesi, mentre la Cina è un partner fondamentale per molte economie europee.
Le organizzazioni agricole europee hanno reagito con durezza, chiedendo un intervento immediato delle istituzioni comunitarie. Molti produttori temono che la perdita del mercato cinese, così rilevante negli ultimi dieci anni, non possa essere compensata da altri sbocchi internazionali. L’Asia rappresenta infatti il cuore della domanda globale di carne di maiale e la Cina, con oltre un miliardo e quattrocento milioni di abitanti, è di gran lunga il principale importatore. La chiusura di questo canale commerciale rischia quindi di ridimensionare drasticamente i piani di crescita delle aziende europee.
Non meno rilevanti sono le implicazioni interne per la Cina. Sebbene la decisione sia stata presentata come una mossa per proteggere i produttori locali, il Paese resta strutturalmente dipendente dalle importazioni. La produzione nazionale, pur in crescita, non è ancora in grado di soddisfare appieno la domanda interna, soprattutto in seguito alle difficoltà causate dall’epidemia di peste suina africana che negli anni passati ha decimato gli allevamenti. Aumentare i dazi sulla carne europea significa per Pechino rischiare di far salire i prezzi al consumo, con effetti sull’inflazione e sul potere d’acquisto dei cittadini.
Gli osservatori internazionali sottolineano come questa decisione rappresenti un ulteriore tassello nella trasformazione del commercio globale in un campo di battaglia geopolitico. La scelta di colpire un settore come quello della carne di maiale non è casuale: si tratta infatti di un comparto che ha un forte impatto politico in Europa, legato a migliaia di piccole e medie imprese e a un elettorato sensibile. In questo modo Pechino intende esercitare pressione diretta sulle capitali europee, nel tentativo di spingerle ad allentare la linea dura sulle importazioni tecnologiche dalla Cina.
La crisi apre scenari incerti. Se l’Unione europea dovesse rispondere con nuove misure restrittive, si potrebbe entrare in una spirale di ritorsioni commerciali senza precedenti, con conseguenze gravi per settori strategici su entrambe le sponde. Le imprese europee, nel frattempo, cercano soluzioni alternative, guardando a mercati emergenti in Asia e in Africa, ma la sostituzione del mercato cinese appare estremamente difficile.

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