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ONU critica il piano USA per la distribuzione degli aiuti alimentari a Gaza

La crisi umanitaria nella Striscia di Gaza continua a peggiorare, con oltre 52.000 morti e una popolazione di 2,3 milioni di persone che affronta una grave carenza di cibo, acqua e medicinali. In questo contesto, un nuovo piano sostenuto dagli Stati Uniti per la distribuzione degli aiuti alimentari ha suscitato forti critiche da parte delle Nazioni Unite e di organizzazioni umanitarie.


Il piano, proposto dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF), un gruppo sostenuto dagli USA e composto da ex ufficiali militari americani, contractor della sicurezza e funzionari umanitari, prevede la creazione di quattro hub protetti da sicurezza privata per distribuire pacchi alimentari preconfezionati. L'obiettivo è raggiungere fino a 2 milioni di persone, sostituendo le attuali operazioni delle agenzie umanitarie internazionali. 


Tuttavia, le Nazioni Unite e diverse ONG hanno espresso preoccupazioni riguardo a questo approccio. Critici sostengono che il piano potrebbe essere utilizzato per "strumentalizzare gli aiuti", forzando la popolazione a spostarsi verso gli hub per ricevere assistenza, e che manca di neutralità. Inoltre, l'uso di contractor privati per la sicurezza solleva interrogativi sulla protezione dei civili e sulla trasparenza delle operazioni.


Il piano GHF è stato presentato come risposta alle accuse israeliane secondo cui Hamas avrebbe deviato gli aiuti umanitari. Tuttavia, le Nazioni Unite hanno negato significative deviazioni degli aiuti da parte di Hamas.


La situazione a Gaza è ulteriormente complicata dalla sospensione delle consegne di aiuti alimentari nel nord della Striscia da parte del Programma Alimentare Mondiale (WFP) delle Nazioni Unite, a causa delle condizioni di sicurezza e degli assalti ai camion da parte della popolazione disperata. 


Inoltre, il WFP ha recentemente annunciato di aver esaurito tutte le sue scorte alimentari nella Striscia di Gaza, dove Israele ha bloccato l'ingresso di tutti gli aiuti umanitari dal 2 marzo. Le ultime scorte sono state consegnate alle cucine comunitarie, che si prevede esauriranno completamente il cibo nei prossimi giorni. 


Il prezzo dei beni alimentari di base è salito alle stelle, con un sacco di farina da 25 chili che costa fino a 280 dollari. Le panetterie sono in gran parte chiuse, e la popolazione è costretta a cercare cibo tra i rifiuti, esponendosi a gravi rischi per la salute. 


La comunità internazionale è divisa sulla risposta alla crisi. Mentre gli Stati Uniti sostengono il piano GHF, sei senatori democratici hanno chiesto un'indagine per verificare se le restrizioni agli aiuti umanitari imposte da governi stranieri, in particolare da Israele, violino le leggi statunitensi. 


Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 2720, che chiede misure urgenti per consentire un accesso immediato, sicuro e senza ostacoli di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Tuttavia, la risoluzione non menziona un cessate il fuoco immediato, e gli Stati Uniti e la Russia si sono astenuti dal voto. 


In questo scenario, la popolazione civile di Gaza continua a soffrire, con una crisi umanitaria che si aggrava di giorno in giorno. Le organizzazioni umanitarie chiedono un accesso sicuro e senza ostacoli per fornire assistenza vitale, mentre la comunità internazionale è chiamata a trovare soluzioni efficaci per alleviare le sofferenze della popolazione.

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