top of page

Ocse, Pil italiano allo 0,9% nel 2026: crescita più forte delle attese

37 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min
Operaio in uno stabilimento industriale, attività produttiva

L’Ocse ha alzato allo 0,9% la previsione di crescita del Pil italiano per il 2026, quattro decimi in più rispetto alla stima di giugno. Per il 2027 indica lo 0,6%, senza modifiche. La tenuta della prima parte dell’anno resta esposta a rischi.

Nel rapporto intermedio pubblicato il 23 settembre, l’organizzazione colloca la crescita mondiale al 2,9% nel 2026 e al 3% nel 2027, dopo il 3,4% del 2025. La revisione rispetto a giugno è di un decimo in più per quest’anno e di un decimo in meno per il prossimo. Per l’area euro le proiezioni indicano l’1% in entrambi gli anni. Sono stime, non risultati acquisiti, e richiedono verifiche nei prossimi trimestri.

Secondo il capo economista dell’Ocse Stefano Scarpetta, l’Italia ha mostrato una maggiore resilienza di quella prevista a giugno. Il secondo trimestre e la revisione dei dati del primo hanno contribuito all’aggiornamento. Consumi e investimenti del Pnrr hanno sostenuto l’attività. L’esaurirsi del programma alla fine del 2026 rende più rilevante la capacità di accrescere la produttività attraverso riforme e investimenti efficaci.

Il quadro internazionale rimane esposto al prezzo dell’energia. Le interruzioni della produzione e delle esportazioni nelle economie del Golfo, unite ai margini della raffinazione, possono riflettersi sui costi di imprese e famiglie. L’Ocse avverte che una normalizzazione più rapida attenuerebbe l’inflazione, mentre nuovi ostacoli all’offerta potrebbero comprimere la crescita e mantenere alti i prezzi. Anche l’incertezza sui dazi e sulle restrizioni all’export pesa sulle catene di approvvigionamento.

Per l’Italia l’organizzazione stima un’inflazione del 3% nel 2026 e del 2,6% nel 2027. La crescita rivista al rialzo convive dunque con un potere d’acquisto ancora sotto pressione. Per imprese e decisori pubblici la lettura del rapporto è duplice: valorizzare la tenuta della domanda interna e prepararsi a un contesto in cui energia, commercio e fine del Pnrr possono cambiare il ritmo dell’economia.

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page