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Nord Stream, annullata la consegna di Kuznietsov alla Germania: il nodo giudiziario, le tesi difensive e le implicazioni diplomatiche

La sospensione della consegna di Serhii Kuznietsov alla Germania rappresenta un momento di svolta in una vicenda che intreccia diritto internazionale, relazioni bilaterali, accuse di sabotaggio e questioni costituzionali. L’uomo, arrestato in Italia su mandato europeo per il presunto sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e 2, ha visto la Corte d’Appello di Bologna disporre inizialmente la sua estradizione in Germania, sulla base del mandato d’arresto europeo. Tuttavia, la decisione è poi stata annullata, mentre la difesa ha sollevato rilievi gravissimi riguardo al rispetto delle garanzie fondamentali e all’interpretazione del mandato tedesco come atto di “sabotaggio” e non di “guerra”.


Kuznietsov è stato arrestato nel Riminese lo scorso agosto, in esecuzione di un mandato da parte della giustizia federale tedesca che lo accusa di essere uno dei protagonisti dell’attacco del settembre 2022 contro i gasdotti Nord Stream. L’accusa include il sabotaggio di infrastrutture strategiche e danneggiamenti gravi a strutture energetiche in acque internazionali. Le autorità tedesche hanno sostenuto la richiesta di consegna, facendo leva sulla cooperazione giudiziaria europea e sull’esistenza di prove che collega Kuznietsov al piano operativo dell’attentato.


In prima battuta, la Corte d’Appello bolognese aveva accolto la richiesta, disponendo la consegna dell’ucraino alla Suprema Corte Federale tedesca. Secondo i giudici italiani, la condotta contestata non configurava un atto militare in senso strettamente bellico, ma un’azione di sabotaggio compiuta al di fuori del teatro di guerra, in un Paese terzo e in acque internazionali, con conseguenze esclusivamente dannose per un territorio non direttamente interessato dal conflitto. Questa interpretazione era stata utilizzata per respingere le eccezioni difensive che sostenevano l’immunità funzionale o l’imputabilità sotto regole di diritto internazionale.


La decisione è stata oggi annullata, con la Corte che ha valutato i rilievi della difesa come sufficienti a interrompere l’iter estradizionale. I legali di Kuznietsov avevano contestato il mancato rispetto del diritto a un processo equo, la corretta interpretazione dell’immunità prevista per atti compiuti da militari, e il rischio di trattamenti carcerari degradanti in Germania. Nel ricorso è stato inoltre sollevato il principio del ne bis in idem, la possibilità che i fatti contestati siano già stati oggetto di giudizio o che le imputazioni tedesche eccedano il mandato europeo. La Corte ha ritenuto che tali rilievi meritassero approfondimento, in particolare rispetto al mandato stesso e alle modalità della cooperazione giudiziaria.


L’effetto diplomatico di questa decisione non è trascurabile. Le autorità tedesche, che avevano puntato sull’estradizione per ottenere prove e responsabilità nel caso Nord Stream, vedono frustrata una delle tappe fondamentali del percorso giudiziario internazionale. Il colpo è percepito nei contesti diplomatici come un segnale che l’Italia, pur aderendo ai principi del mandato europeo, non abdica al controllo delle garanzie processuali nel rapporto con altre giurisdizioni. Da parte ucraina, la vicenda si inserisce in un contesto di guerra in corso, dove il ruolo attribuito ai singoli attori e la definizione di condotte belliche vs azioni da intelligence si intrecciano con la narrazione politica del conflitto.


L’iter davanti alla Corte di Cassazione, che dovrà esaminare il ricorso della difesa, è cruciale. La Suprema Corte dovrà valutare se le questioni sollevate – in particolare l’immunità funzionale, la violazione dei diritti fondamentali, la configurazione dell’accusa e la compatibilità del mandato tedesco – siano tali da impedire l’estradizione. Sarà un giudizio che dovrà bilanciare la fedeltà agli obblighi internazionali con la tutela dei diritti individuali anche in situazioni ad alta politicizzazione.


In termini giuridici, la vicenda solleva questioni complesse: il confine tra atto di guerra e sabotaggio, la portata dell’immunità funzionale per militari in conflitto, il principio di cooperazione giudiziaria europea in casi che toccano tematiche di sicurezza strategica, e la garanzia che condizioni carcerarie e assicurazione del processo equo siano rispettate anche in sede estera. Le corti italiane si trovano a dover interpretare norme interne e europee alla luce di un contesto geopolitico sensibile, in cui ogni decisione ha riverberi internazionali e simbolici.


Per Kuznietsov, il momento è delicato: rimane in custodia cautelare in Italia, in attesa della decisione definitiva che potrà confermare o ribaltare le impostazioni fin qui assunte. Le sue condizioni legali e personali sono al centro dell’attenzione della difesa, che intende far valere ogni diritto processuale possibile, compresa la contestazione delle traduzioni, dei termini degli atti, dell’accesso alla documentazione e della natura esatta delle imputazioni contestate.


La vicenda Nord Stream, con la cosiddetta “consegna Kuznietsov” come capitolo italiano, assume in questo passaggio una dimensione simbolica: mette in luce i limiti della cooperazione giudiziaria, le tensioni tra diritto internazionale e diritti nazionali, e il fatto che anche nelle situazioni più delicate – reati transnazionali, questioni energetiche, sabotaggi internazionali – il sistema giudiziario nazionale può esercitare un potere di scrutinio che non si piega automaticamente agli interessi dello Stato richiedente.

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