Newsom contro Fox News: chiesti 787 milioni per diffamazione sulla gestione della Guardia Nazionale in California
- piscitellidaniel
- 27 giu
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Il governatore della California, Gavin Newsom, ha intentato una causa per diffamazione contro Fox News, chiedendo un risarcimento di 787 milioni di dollari. Al centro del contenzioso vi è una presunta falsificazione della ricostruzione giornalistica relativa a una telefonata intercorsa tra Newsom e l’ex presidente Donald Trump, in merito al dispiegamento della Guardia Nazionale durante le proteste migratorie avvenute a Los Angeles nel mese di giugno 2025. Secondo l’atto depositato presso la Corte Superiore del Delaware, l’emittente avrebbe agito con dolo nel diffondere notizie false sulla tempistica della conversazione, accusando il governatore democratico di aver mentito al pubblico.
L’episodio si inserisce in un contesto politico estremamente polarizzato, nel quale la comunicazione mediatica riveste un ruolo cruciale. Secondo la ricostruzione contenuta nella denuncia, Fox News avrebbe trasmesso una clip modificata della conferenza stampa tenuta da Newsom, nella quale il governatore dichiarava che la sua ultima telefonata con Trump si era tenuta tra la tarda serata del 6 giugno e le prime ore del 7 giugno. Tuttavia, durante una trasmissione andata in onda il 10 giugno, il conduttore Jesse Watters ha affermato che Newsom avrebbe mentito, sostenendo che la telefonata con l’ex presidente si fosse svolta solo “il giorno prima”.
Secondo gli avvocati di Newsom, Fox News avrebbe volutamente manipolato le dichiarazioni originali del governatore, sovrapponendo segmenti di video e decontestualizzando le sue parole. L’obiettivo, sostiene la parte attrice, sarebbe stato quello di minare la credibilità del governatore californiano, attualmente uno dei volti più rilevanti del Partito Democratico e possibile candidato alla presidenza nel 2028. L’azione legale fa riferimento alla diffamazione con “malizia effettiva”, categoria giuridica che prevede l’intento deliberato di diffondere falsità con la consapevolezza della loro non veridicità, o con grave negligenza verso la verità.
La richiesta di risarcimento – pari a 787 milioni di dollari – non è casuale. Si tratta della stessa cifra concordata da Fox News in un patteggiamento con Dominion Voting Systems nell’aprile 2023, a seguito di una causa analoga per la diffusione di notizie false riguardo alle elezioni presidenziali del 2020. Quel precedente giudiziario ha fatto scuola, aprendo la strada a una nuova stagione di contenziosi tra figure pubbliche e grandi reti televisive accusate di disinformazione deliberata.
Il governatore Newsom ha dichiarato che ritirerà la causa solo nel caso in cui Fox News corregga pubblicamente le sue affermazioni e Jesse Watters rilasci delle scuse ufficiali in diretta televisiva, ammettendo di aver distorto la verità. Il portavoce di Newsom ha aggiunto che la causa non intende limitare la libertà di stampa, ma riaffermare il principio di responsabilità e veridicità dell’informazione in un contesto democratico. Dall’altro lato, Fox News non ha ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale, ma fonti interne riferiscono che la rete si prepara a difendersi sostenendo che la ricostruzione dei fatti rientrerebbe nell’ambito del commento politico e non della diffamazione.
La querelle giudiziaria avviene in un momento particolarmente delicato per la politica americana. Donald Trump è tornato al centro del dibattito pubblico con la sua nuova candidatura per le presidenziali del 2028, e Gavin Newsom viene considerato da molti l’alternativa più credibile sul fronte democratico. Entrambi, infatti, stanno costruendo un’immagine di leader nazionale attraverso media e campagne pubbliche. La manipolazione dell’informazione diventa così un tema centrale, con implicazioni che vanno ben oltre la disputa tra due uomini politici.
L’episodio ha già suscitato numerose reazioni nel panorama mediatico statunitense. Alcuni editorialisti hanno sottolineato come la vicenda metta in luce le difficoltà che i rappresentanti delle istituzioni devono affrontare in un’epoca segnata dalla disinformazione, mentre altri osservatori ritengono che la causa rischi di rafforzare le divisioni politiche e alimentare un clima di conflittualità permanente tra media e potere politico. La linea di difesa che Fox News adotterà sarà probabilmente orientata a inquadrare la propria condotta all’interno della libertà di espressione, principio costituzionalmente protetto negli Stati Uniti, ma che non esonera dalla responsabilità civile in caso di lesione della reputazione.
Il caso sarà esaminato nelle prossime settimane e promette di diventare un precedente importante per il diritto dell’informazione. In gioco non c’è solo il rapporto tra media e politici, ma anche la fiducia dell’opinione pubblica nei confronti della veridicità delle notizie trasmesse dai grandi network televisivi. Il governatore Newsom ha ribadito che non si tratta di un’iniziativa personale, ma di una battaglia legale per difendere il principio della correttezza dell’informazione pubblica, in un momento in cui la democrazia americana è esposta a rischi crescenti. La vicenda sarà oggetto di analisi anche a livello accademico, nei corsi di giornalismo e diritto, come esempio concreto delle sfide che l’informazione affronta nell’era della polarizzazione e dei social media.

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