Netanyahu propone Trump per il Nobel per la Pace: diplomazia in Medio Oriente tra Gaza, Iran e Stati Uniti
- piscitellidaniel
- 8 lug
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Durante una cena ufficiale alla Casa Bianca, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha proposto la candidatura del presidente statunitense Donald Trump al Premio Nobel per la Pace. L’annuncio ha attirato l’attenzione internazionale per il momento e il contesto in cui è stato formulato: sullo sfondo, una fragile tregua tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, il riavvicinamento diplomatico tra Tel Aviv e Washington, e i nuovi sviluppi nei rapporti con l’Iran. Secondo Netanyahu, Trump avrebbe avuto un ruolo chiave nel sostenere l’architettura diplomatica che sta cercando di contenere le tensioni in Medio Oriente, soprattutto attraverso un’azione decisa contro le aspirazioni nucleari iraniane e nel supporto alle mediazioni per la cessazione delle ostilità a Gaza.
Il riconoscimento, ha spiegato il premier israeliano, non sarebbe solo simbolico, ma rappresenterebbe un appoggio esplicito all’approccio adottato dall’amministrazione americana nel costruire una pace negoziata attraverso la pressione combinata su Hamas e Teheran. In questa cornice, il ruolo degli Stati Uniti non è stato limitato al supporto militare e strategico a Israele, ma si è esteso a una serie di operazioni diplomatiche e missioni speciali, tra cui il coinvolgimento diretto del consigliere speciale Steve Witkoff nei colloqui di Doha, dove si stanno svolgendo trattative multilaterali per il rilascio degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas e una tregua di sessanta giorni.
La proposta di Netanyahu arriva dopo settimane di sforzi coordinati tra Stati Uniti, Egitto e Qatar, che hanno cercato di rilanciare un’intesa tra le parti. Trump, in questa fase, ha spinto affinché venisse esercitata una pressione unitaria contro i finanziatori indiretti di Hamas, spingendo per un embargo rafforzato sull’Iran e per l’interruzione di ogni canale di approvvigionamento delle milizie attive a Gaza e nel Sud del Libano. La Casa Bianca, da parte sua, ha rilanciato il messaggio politico del presidente come figura di equilibrio capace di contenere l’espansione del conflitto.
Non sono mancate le reazioni, anche critiche, da parte dei principali osservatori internazionali. Se da una parte alcuni governi hanno accolto con favore l’idea di un riconoscimento alla diplomazia americana, altri hanno espresso perplessità sulla legittimità e sull’opportunità di una simile candidatura. In particolare, le ONG impegnate nell’assistenza umanitaria a Gaza hanno evidenziato come, parallelamente alla diplomazia, gli Stati Uniti abbiano continuato a garantire armamenti a Israele, alimentando così le ostilità in corso. Altri osservatori hanno fatto notare che l’effettiva riuscita della mediazione americana si misurerà solo se sarà raggiunta una tregua duratura, accompagnata da un piano di ricostruzione e di controllo multilaterale.
Nel frattempo, la situazione sul campo rimane altamente instabile. Gli scontri a Gaza non si sono completamente fermati, nonostante una riduzione delle operazioni aeree e una pausa tattica delle incursioni di terra. Hamas continua a detenere oltre un centinaio di ostaggi israeliani, tra cui donne e bambini, e chiede in cambio il rilascio di migliaia di detenuti palestinesi. La proposta discussa a Doha prevede uno scambio progressivo, con garanzie fornite dal Qatar e dagli Stati Uniti. L’Iran, pur ufficialmente non coinvolto nei colloqui, resta uno degli attori chiave, e la sua posizione influenzerà inevitabilmente la tenuta di qualunque accordo.
Per Trump, la candidatura al Nobel rappresenterebbe un riconoscimento simbolico del suo tentativo di rimettere gli Stati Uniti al centro della diplomazia internazionale, in netto contrasto con le politiche dell’amministrazione Biden, accusata dall’ex presidente di aver indebolito l’immagine americana nel mondo. Secondo quanto riportato da fonti diplomatiche, l’idea lanciata da Netanyahu è stata ben accolta dal Partito Repubblicano, che già da settimane sta rilanciando il messaggio di un Trump "uomo di pace" in vista della corsa elettorale del 2024.
L’Unione Europea osserva la situazione con cautela. Mentre alcuni Paesi, come l’Ungheria e la Polonia, hanno espresso simpatia per la proposta israeliana, altri – tra cui Germania e Francia – mantengono un atteggiamento più prudente, sottolineando la necessità di valutare la candidatura solo in presenza di risultati tangibili sul terreno. Bruxelles continua a promuovere una soluzione a due Stati per la crisi israelo-palestinese e ha chiesto che la tregua, se realizzata, sia accompagnata da una roadmap credibile per il disarmo delle milizie e la normalizzazione delle relazioni nella regione.
Le prossime settimane saranno determinanti. La visita di Netanyahu a Washington ha aperto nuovi scenari politici, rilanciando un'alleanza strategica con l’amministrazione Trump. L’ipotesi di un Nobel alla vigilia delle elezioni americane assume una forte valenza politica e diplomatica, ma resta da verificare se gli sviluppi in Medio Oriente andranno davvero nella direzione auspicata da Israele e dalla Casa Bianca.

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