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Nepal, dopo i 19 morti il governo revoca il bando ai social network

Il Nepal vive giornate di grande tensione politica e sociale, segnate da proteste diffuse e da un bilancio drammatico di vittime. Nelle ultime ore il governo ha annunciato la revoca del divieto imposto ai principali social network, una misura che era stata introdotta con l’obiettivo di contenere le manifestazioni e limitare la circolazione di informazioni considerate destabilizzanti. La decisione arriva dopo un’ondata di critiche interne e internazionali e dopo il tragico bilancio di diciannove morti, conseguenza degli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza.


Il divieto all’utilizzo di piattaforme come Facebook, X, Instagram e TikTok era stato adottato con effetto immediato dal governo per cercare di frenare il coordinamento delle proteste che negli ultimi mesi hanno scosso il Paese. Le autorità avevano motivato la scelta parlando di necessità di ordine pubblico e di prevenzione della diffusione di messaggi di incitamento alla violenza. Tuttavia, la misura era stata percepita come un attacco diretto alla libertà di espressione e aveva suscitato indignazione in ampi settori della società civile, oltre che in organizzazioni per i diritti umani e in diversi governi stranieri. La sospensione dei social network aveva di fatto isolato milioni di cittadini, limitando la possibilità di comunicare e di informarsi su quanto stava accadendo nelle piazze.


Le proteste che hanno travolto il Nepal negli ultimi mesi hanno origine in un malcontento diffuso, alimentato da difficoltà economiche, aumento del costo della vita e percezione di corruzione diffusa tra la classe politica. L’inflazione ha inciso duramente sulle condizioni delle famiglie, mentre la disoccupazione giovanile e la carenza di prospettive hanno spinto migliaia di persone a scendere in strada. In diverse città le manifestazioni hanno assunto caratteri di massa, con cortei, sit-in e blocchi stradali che hanno paralizzato le attività quotidiane. Le forze dell’ordine hanno risposto con metodi repressivi, tra cui l’uso di gas lacrimogeni, idranti e in alcuni casi munizioni letali. Proprio da questi scontri è derivato il bilancio drammatico di diciannove vittime, che ha inasprito ulteriormente il clima politico.


La revoca del divieto sui social network rappresenta un tentativo del governo di allentare la pressione e di inviare un segnale di apertura. Le autorità hanno dichiarato che la decisione è stata presa per favorire il dialogo e per dimostrare la volontà di ascoltare la popolazione. Tuttavia, la mossa viene letta anche come un riconoscimento implicito del fallimento della strategia repressiva: la sospensione delle piattaforme non ha fermato le proteste, anzi ha alimentato la rabbia di cittadini che si sono sentiti privati di un diritto fondamentale. La diffusione di notizie attraverso canali alternativi e la solidarietà internazionale hanno dimostrato come sia quasi impossibile, nell’era digitale, oscurare completamente le voci di dissenso.


La comunità internazionale ha accolto con favore la revoca del divieto, pur mantenendo alta l’attenzione sulla situazione dei diritti civili in Nepal. Organizzazioni non governative e osservatori internazionali hanno sottolineato che la libertà di espressione e di accesso all’informazione sono condizioni imprescindibili per la stabilità democratica del Paese. La pressione esterna, unita alle critiche interne, ha probabilmente giocato un ruolo decisivo nel convincere il governo a fare marcia indietro. Alcuni partner regionali avevano espresso preoccupazione per la deriva autoritaria che le misure di censura potevano rappresentare, soprattutto in un contesto già segnato da tensioni politiche.


Sul piano interno, la revoca del bando potrebbe non essere sufficiente a calmare le piazze. I manifestanti chiedono riforme concrete, la lotta alla corruzione, nuove politiche per l’occupazione e il miglioramento delle condizioni economiche. La società civile appare determinata a mantenere alta la pressione, consapevole che concessioni formali non risolvono i problemi strutturali che hanno innescato la crisi. La memoria delle vittime cadute negli scontri alimenta un sentimento di rabbia e di rivendicazione, che potrebbe tradursi in nuove mobilitazioni nei prossimi giorni.


Il governo nepalese si trova così di fronte a un bivio. Da un lato deve dimostrare di essere in grado di garantire sicurezza e stabilità, dall’altro non può ignorare le richieste di cambiamento che arrivano da un’ampia parte della popolazione. La scelta di revocare il bando ai social network, pur significativa, rappresenta solo un primo passo. Occorrerà valutare se alle dichiarazioni seguiranno azioni concrete, come l’apertura di un dialogo reale con le opposizioni e con i movimenti civici. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la revoca del divieto riuscirà a stemperare la tensione o se sarà percepita come una mossa tattica, utile soltanto a guadagnare tempo.

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