Morte del fondatore di Mango, indagato il figlio Jonathan Andic: la procura di Barcellona riapre il caso tra sospetti familiari e tensioni ereditarie
- piscitellidaniel
- 17 ott 2025
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Un colpo di scena scuote il mondo dell’imprenditoria internazionale: la procura di Barcellona ha iscritto nel registro degli indagati Jonathan Andic, figlio di Isak Andic, il fondatore del colosso della moda Mango, morto lo scorso giugno in circostanze che gli inquirenti definiscono “non completamente chiarite”. La notizia, diffusa da fonti giudiziarie spagnole, segna una svolta inattesa nelle indagini sulla scomparsa dell’imprenditore, figura simbolo del successo economico catalano e uno degli uomini più influenti dell’industria tessile europea. L’inchiesta, inizialmente archiviata come decesso naturale, è stata riaperta a seguito di nuove analisi e testimonianze che avrebbero sollevato dubbi sulle ultime ore di vita di Andic e sui rapporti familiari all’interno della holding di famiglia.
Isak Andic, di origini turche e naturalizzato spagnolo, aveva costruito un impero partendo da un piccolo negozio di abbigliamento a Barcellona negli anni Ottanta fino a farne uno dei marchi globali più riconoscibili nel fast fashion. La sua morte, avvenuta nella residenza privata nei pressi di Sitges, era stata inizialmente attribuita a cause naturali legate a problemi cardiaci, ma il referto medico e alcune incongruenze emerse nelle testimonianze dei familiari hanno spinto la magistratura a disporre ulteriori accertamenti. Secondo quanto trapela, le autorità giudiziarie sospettano che possano esserci state omissioni o manipolazioni nelle prime ricostruzioni fornite alla polizia locale.
Il figlio maggiore, Jonathan Andic, attuale vicepresidente esecutivo del gruppo e da anni indicato come erede designato, è stato formalmente indagato per presunte irregolarità legate alla gestione patrimoniale successiva al decesso del padre e per possibili interferenze nelle indagini. Gli inquirenti spagnoli non parlano ancora di accuse di natura penale diretta sulla morte, ma intendono chiarire il ruolo di Jonathan in una serie di decisioni societarie e familiari prese nei giorni immediatamente successivi al decesso. Le autorità sospettano che vi siano stati movimenti anomali di fondi e modifiche di assetti societari all’interno della struttura di controllo del gruppo Mango, che avrebbero potuto alterare l’assetto successorio prima della formalizzazione ufficiale della successione testamentaria.
Le indagini si concentrano anche sul contesto familiare, da tempo attraversato da tensioni interne. Secondo fonti vicine all’ambiente imprenditoriale catalano, tra padre e figlio i rapporti erano diventati tesi negli ultimi anni, in particolare a causa delle strategie di internazionalizzazione del marchio e delle decisioni relative alla governance aziendale. Isak Andic, noto per il suo stile riservato e la gestione accentrata, avrebbe espresso più volte dubbi sulla direzione impressa al gruppo dopo il suo progressivo ritiro dalla scena operativa. Le divergenze avrebbero riguardato soprattutto la gestione dei punti vendita in Asia e la scelta di nuovi partner industriali nel mercato americano.
Parallelamente, gli investigatori stanno esaminando documenti finanziari e comunicazioni interne al gruppo Mango per verificare eventuali spostamenti di capitali o modifiche ai trust familiari registrati in Svizzera e nei Paesi Bassi. La complessità della struttura patrimoniale della famiglia Andic, stimata in oltre 4 miliardi di euro, rende difficile ricostruire in modo immediato la catena di controllo. Tuttavia, gli inquirenti sospettano che alcune operazioni, avvenute nei giorni successivi alla morte del fondatore, possano aver alterato la distribuzione delle quote della holding principale, con benefici diretti per Jonathan a discapito di altri membri della famiglia.
Il gruppo Mango, attraverso una nota ufficiale, ha espresso piena fiducia nella magistratura e ha definito l’inchiesta “una vicenda di carattere privato che non intacca la solidità e la trasparenza dell’azienda”. I vertici del marchio hanno ribadito che le operazioni industriali e commerciali procedono regolarmente e che la leadership del gruppo resta salda. Fonti interne sottolineano che l’attività internazionale, che impiega oltre 15mila dipendenti in più di cento Paesi, non è minimamente coinvolta nelle indagini giudiziarie.
Tuttavia, la vicenda ha avuto un impatto immediato sull’immagine del brand. Gli analisti finanziari osservano che, sebbene Mango non sia quotata in Borsa, l’inchiesta potrebbe influire sulla fiducia dei partner commerciali e sul valore reputazionale del marchio. La famiglia Andic, che detiene il controllo totale del gruppo attraverso una struttura privata, ha sempre mantenuto una rigorosa separazione tra affari e vita personale, ma la natura pubblica dell’indagine rischia ora di rompere quell’equilibrio.
Dal punto di vista giudiziario, la procura di Barcellona ha ordinato nuove perizie medico-legali e un’analisi completa delle comunicazioni avvenute tra i membri della famiglia nei giorni precedenti e successivi al decesso. Gli inquirenti avrebbero acquisito dati dai telefoni cellulari e dai server aziendali, oltre a documentazione bancaria proveniente da diverse istituzioni europee. Il giudice istruttore, secondo quanto riportato dalla stampa spagnola, intende chiarire se le operazioni sospette siano state pianificate in anticipo o se rappresentino semplicemente manovre amministrative ordinarie rese ambigue dal tempismo con cui sono state eseguite.
Jonathan Andic, attraverso i suoi avvocati, ha respinto ogni addebito e si è dichiarato “totalmente estraneo a qualsiasi irregolarità”. In una breve dichiarazione, il dirigente ha affermato di voler “collaborare pienamente con la giustizia per chiarire ogni malinteso”. Il suo entourage definisce l’inchiesta un malinteso amplificato dai media e sottolinea che il figlio maggiore di Isak Andic ha gestito la successione aziendale nel pieno rispetto delle norme e della volontà paterna.
Il clima all’interno del gruppo resta comunque teso. Alcuni ex dirigenti di Mango, sentiti come testimoni, avrebbero confermato che negli ultimi mesi di vita il fondatore aveva espresso l’intenzione di rivedere l’assetto di governance, introducendo un consiglio di amministrazione indipendente e affidando maggiore autonomia operativa ai manager esterni alla famiglia. Tali progetti sarebbero stati sospesi dopo la sua morte. La coincidenza temporale tra la scomparsa dell’imprenditore e il riassetto della catena di controllo ha contribuito a rafforzare i sospetti degli investigatori.
L’inchiesta su Jonathan Andic, ancora in fase preliminare, potrebbe avere implicazioni rilevanti anche per la governance del gruppo. Le autorità giudiziarie spagnole, nel frattempo, mantengono il massimo riserbo sui dettagli dell’indagine, ma la riapertura del caso getta un’ombra su una delle più importanti dinastie industriali europee, simbolo della moda internazionale e dell’imprenditoria familiare di successo che ha fatto grande la Spagna nel mondo.

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