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Milano, FdI, Lega e M5S chiedono le dimissioni della giunta Sala: scontro aperto in Consiglio comunale

Le tensioni politiche a Milano sono esplose con forza in Consiglio comunale, dove Fratelli d’Italia, Lega e Movimento 5 Stelle hanno chiesto congiuntamente le dimissioni della giunta guidata da Beppe Sala. L’inedita convergenza tra forze di opposizione ha trovato terreno comune in una serie di vicende amministrative che hanno riacceso il dibattito sulla gestione della città, suscitando polemiche e reazioni all’interno dell’aula di Palazzo Marino.


Al centro delle critiche si colloca il caso legato al bilancio partecipativo e alla gestione di alcune risorse pubbliche assegnate a progetti territoriali, con accuse rivolte alla giunta di aver favorito dinamiche clientelari o opache nella distribuzione dei fondi. I gruppi consiliari di FdI, Lega e M5S hanno sollevato perplessità su presunte irregolarità amministrative e ritardi nell'attuazione delle delibere, denunciando una perdita di trasparenza nell’attività di governo cittadino.


Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Riccardo Truppo, ha parlato di un’amministrazione “ormai stanca e disallineata con le esigenze reali dei milanesi”, sottolineando che “la giunta Sala è arroccata su sé stessa e incapace di dare risposte concrete ai problemi crescenti della città, dalla sicurezza alla gestione del verde pubblico”. Anche il capogruppo della Lega, Samuele Piscina, ha incalzato l’amministrazione, definendola “autoreferenziale, inefficiente e guidata più dalla propaganda che da una visione strategica”.


Dal fronte del Movimento 5 Stelle, il consigliere Simone Sollazzo ha invece puntato l’attenzione sulla gestione del patrimonio immobiliare comunale, criticando la lentezza e la scarsa chiarezza nei bandi per l’assegnazione degli spazi pubblici. Secondo Sollazzo, la giunta avrebbe fallito nel garantire equità e trasparenza nella valorizzazione degli immobili di proprietà pubblica.


L’opposizione ha quindi chiesto l’apertura di un dibattito straordinario in aula, con la richiesta formale di dimissioni dell’intera giunta. Il gesto, pur essendo simbolico e privo di effetti vincolanti dal punto di vista normativo, ha un peso politico rilevante, segnalando la rottura netta tra l’attuale esecutivo milanese e le principali forze d’opposizione cittadine.


La replica del sindaco Beppe Sala non si è fatta attendere. In un’intervista rilasciata a margine della seduta, il primo cittadino ha definito l’iniziativa dell’opposizione “una manovra pre-elettorale priva di fondamento”, accusando i partiti di centrodestra e il M5S di “cercare visibilità politica strumentalizzando questioni tecniche già affrontate e risolte nei luoghi competenti”. Sala ha inoltre ricordato che la sua amministrazione “ha approvato in tempi record il bilancio e avviato importanti cantieri urbani” in settori strategici come la mobilità, il welfare e la rigenerazione urbana.


Il Partito Democratico e la Lista Sala hanno espresso pieno sostegno al sindaco, definendo l’attacco dell’opposizione “una mossa teatrale destinata a sgonfiarsi di fronte ai risultati concreti portati avanti dall’amministrazione”. La maggioranza ha anche rivendicato i successi ottenuti in tema di attrattività economica, transizione ecologica e progetti finanziati con fondi PNRR.


Tuttavia, le critiche non provengono soltanto dai banchi dell’opposizione. Anche all’interno della coalizione di centrosinistra iniziano a emergere voci che chiedono maggiore attenzione ai temi del disagio sociale, alla periferia trascurata e alla crescente polarizzazione tra centro e quartieri marginali. Alcuni consiglieri di minoranza interna hanno sollevato dubbi sulla capacità di ascolto della giunta, segnalando la necessità di rivedere le modalità di partecipazione e coinvolgimento delle associazioni civiche.


Il clima in Consiglio comunale è sempre più teso. Nei prossimi giorni è prevista una mozione di sfiducia simbolica che potrebbe essere discussa, se la conferenza dei capigruppo darà l’assenso. Anche se le probabilità di un vero scossone sono limitate – la maggioranza numerica in aula resta saldamente in mano al centrosinistra – la pressione mediatica e politica sull’amministrazione è destinata a crescere.


Il caso milanese si inserisce in un contesto politico nazionale più ampio, in cui il centrodestra cerca di consolidare la sua presenza anche nelle grandi città, in vista delle future tornate elettorali. L’obiettivo implicito dei partiti di opposizione è quello di logorare la figura di Sala e iniziare a costruire un’alternativa credibile per le prossime elezioni amministrative. In questo senso, la convergenza tra FdI, Lega e M5S potrebbe segnare l’avvio di un’inedita alleanza tattica, almeno a livello locale, per mettere in difficoltà il governo della città.


Nel frattempo, Milano continua a vivere un momento di profonda trasformazione urbana, con grandi cantieri in corso, la sfida dell’emergenza abitativa, l’aumento del disagio giovanile e le tensioni legate alla sicurezza. La pressione sulla giunta Sala non è mai stata così forte dall’inizio del secondo mandato. Resta da vedere se l’attacco coordinato dell’opposizione sarà in grado di modificare gli equilibri politici o se si tradurrà solo in un gesto dimostrativo.

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