Merz accoglie con cauta soddisfazione l’avoided escalation sui dazi auto: un accordo che attenua la tempesta per l’automotive tedesco
- piscitellidaniel
- 28 lug
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Oggi la Germania guida con prudenza una fase delicata delle relazioni commerciali transatlantiche, dopo l’intesa raggiunta tra Stati Uniti e Unione Europea su nuovi dazi all’import-export del settore automotive. L’accordo prevederebbe un’aliquota media del quindici per cento, ben al di sotto del livello minacciato del trenta per cento che aveva spaventato imprese e governi. Il cancelliere Friedrich Merz, pur esprimendo reticenze e richieste di garanzie aggiuntive, ha accolto l’esito come un risultato positivo, capace di evitare una vera e propria escalation commerciale che avrebbe potuto colpire duramente l’economia tedesca, tanto dipendente dalle esportazioni verso gli Stati Uniti e dal ruolo dell’automotive come pilastro industriale nazionale.
Già nei giorni scorsi Merz aveva proposto un meccanismo di compensazione con gli Stati Uniti: auto statunitensi importate in Europa in esenzione dai dazi, purché il numero equivalente di vetture europee esportate negli Stati Uniti ottenesse lo stesso trattamento. Tale proposta, oggetto di negoziati e contatti tra la cancelleria tedesca e la Casa Bianca, sembra aver aperto uno spazio negoziale concreto di dialogo sui termini delle tariffe. Il governo tedesco si è impegnato a impiegare due rappresentanti presso la Casa Bianca per seguire costantemente le trattative in coordinamento con la Commissione europea, che mantiene la competenza esclusiva sui negoziati commerciali esterni.
L’impatto degli annunci di dazi era percepito come particolarmente grave per le case automobilistiche europee, già segnate da una congiuntura difficile: stagnazione della domanda interna, accelerazione della transizione verso l’elettrico, pressione competitiva da parte dei marchi cinesi e crisi nelle catene del valore globali. Per molti analisti, una tariffa del 25–30 % avrebbe potuto provocare aumenti generalizzati dei prezzi, interruzioni produttive e impatti sui profitti delle aziende. Case come Stellantis, Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz venivano considerate tra le più vulnerabili, sia per l’elevata esposizione al mercato statunitense sia per la limitata capacità produttiva localizzata oltre oceano. Alcune di queste aziende avevano già annunciato sospensioni temporanee della produzione o revisione delle politiche di assemblaggio tra Messico, Canada e USA.
La nuova soglia del 15 % è stata descritta dalle autorità tedesche come un compromesso moderato, riducendo la portata del colpo rispetto alle aspettative peggiori, ma comunque destinata a lasciare un segno. In Germania alcuni attori imprenditoriali hanno reagito in modo eterogeneo: alcuni settori hanno accolto il risultato con sollievo per l’evitato disastro, mentre altri manifestano preoccupazioni, soprattutto i fornitori di componentistica, fortemente esposti ai costi aggiuntivi. La stampa tedesca ha usato metafore meteorologiche assai eloquenti: dopo aver temuto un uragano tarifario, ora si “ringrazia per un temporale” meno distruttivo.
Il cancelliere Merz ha chiarito il suo approccio: da un lato è disposto a guardare con pragmatismo e disponibilità alle misure concordate, purché rapide e semplici; dall’altro resta vigile affinché il peso delle tariffe non ricada in modo sproporzionato sull’industria tedesca. Merz ha inoltre sottolineato che ogni negoziato commerciale esteso agli Stati Uniti è delegato all’Unione Europea, la quale coordina le azioni a Bruxelles, ma la Germania resterà protagonista attiva nella definizione delle soluzioni tecniche e compensative.
Sul fronte europeo, la Commissione ha ribadito l’urgenza di negoziati intensi con Washington e la possibilità di misure di ritorsione su prodotti americani per un valore superiore ai novantatré miliardi di euro, da attivare già il prossimo agosto se l’accordo negoziale non reggesse. Gli Stati membri, primo fra tutti Berlino, hanno invitato l’Europa a mostrarsi unita e determinata nel difendere l’interesse comune. Di fronte alla crescente incertezza, la Commissione ha inoltre prospettato azioni su servizi e settori non auto, qualora le trattative dovessero arenarsi.
Per il settore automotive tedesco, la tregua negoziale viene osservata come un sollievo parziale: è vero che la soglia del quindici per cento è significativamente più bassa del trenta, ma rimangono le sfide strutturali. Unioncamere e associazioni dei costruttori (ACEA, VDA) chiedono investimenti su innovazione e infrastrutture per proteggere la competitività futura, oltre a misure compensative dirette per i comparti più esposti. Alcuni gruppi aziendali stanno valutando di accelerare la delocalizzazione di parte della produzione negli Stati Uniti o operare riadeguamenti delle catene logistiche per mitigare gli effetti tariffari.
L’effetto macroeconomico, secondo gli istituti di ricerca come l’IfW di Kiel, dovrebbe rimanere gestibile: una perdita stimata dell’ordine di un decimo del punto percentuale di Pil tedesco nel breve termine. Tuttavia, il timore più significativo è che la Germania perda terreno competitivo sul lungo periodo. La quota dell’industria auto nel surplus commerciale tedesco è enorme, e qualsiasi ostacolo tariffario rischia di ridurre marginalità e posti di lavoro. Merz afferma di voler investire fino a mille miliardi di euro in infrastrutture, difesa, transizione ecologica e innovazione industriale, prevedendo un nuovo paradigma economico oltre il rigore del passato.
In definitiva, il governo tedesco valuta positivamente aver evitato la tempesta tarifaria più estrema, ma mantiene alta l’attenzione sulle fasi successive del negoziato. Il risultato negoziale ottenuto oggi rappresenta una tregua, non una vittoria definitiva: la priorità ora è trasformare il compromesso in un asset sostenibile per l’automotive e rafforzare la resilienza dell’economia nazionale e continentale di fronte a possibili nuovi shock commerciali.

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