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Mercati cauti tra tensioni USA-Iran: salgono petrolio e oro, dollaro in rafforzamento mentre i rendimenti USA avanzano


Giovedì i mercati azionari statunitensi hanno registrato un calo, appesantiti da dati macroeconomici contrastanti e dalle previsioni poco incoraggianti diffuse da Walmart per il prossimo anno. Al tempo stesso, segnali di solidità del mercato del lavoro hanno sostenuto il dollaro, che ha così prolungato la sua fase di rafforzamento.


I tre principali indici di Wall Street hanno seguito in lieve ribasso l’andamento delle Borse europee, avviandosi a interrompere una serie positiva di tre sedute consecutive. Le crescenti tensioni legate alla possibile escalation tra Stati Uniti e Iran hanno inoltre alimentato i timori per l’offerta di petrolio, sostenendo le quotazioni del greggio e dell’oro.


Sul fronte macroeconomico, i dati hanno evidenziato un calo delle richieste di sussidio di disoccupazione e un peggioramento del deficit commerciale degli Stati Uniti, che ha raggiunto il livello più elevato per le merci. Le importazioni sono rimbalzate nonostante i dazi introdotti dal presidente Donald Trump.


Il Dow Jones Industrial Average  è sceso di 121,37 punti, ovvero dello 0,24%, a 49.542,26, l' S&P 500 è sceso di 13,27 punti, ovvero dello 0,19%, a 6.868,52 e il Nasdaq Composite è sceso di 43,72 punti, ovvero dello 0,18%, a 22.712,95. 


In Europa, le Borse hanno perso terreno rispetto ai massimi storici di chiusura toccati mercoledì, mentre gli investitori valutavano una stagione di risultati aziendali disomogenea, con particolare attenzione ai conti di Airbus e del colosso minerario Rio Tinto.


L’indice globale MSCI World Index ha ceduto 2,21 punti (-0,21%), attestandosi a 1.047,48.


L’indice paneuropeo STOXX 600 ha perso lo 0,62%, mentre il FTSEurofirst 300 è arretrato di 16,37 punti, pari a un calo dello 0,65%.


Le Borse dei mercati emergenti hanno registrato un lieve progresso: l’indice di riferimento è salito di 0,77 punti (+0,05%), attestandosi a 1.561,65. Il più ampio MSCI Asia-Pacifico ex Giappone ha chiuso in rialzo dello 0,35% a 800,35, mentre il Nikkei 225 ha guadagnato 323,99 punti (+0,57%), raggiungendo quota 57.467,83.


Tensioni tra USA e Iran spingono il petrolio


Le quotazioni del greggio hanno proseguito la loro corsa, sostenute dai timori sull’offerta legati alla crescente possibilità di un conflitto militare tra Stati Uniti e Iran.


Il greggio statunitense è avanzato del 2,06% a 66,53 dollari al barile, mentre il Brent è salito a 71,58 dollari al barile, segnando un incremento dell’1,79% rispetto alla seduta precedente.


Anche il dollaro ha continuato a rafforzarsi, sostenuto dai dati solidi sulle richieste di sussidio di disoccupazione e dai verbali della Federal Reserve, che hanno evidenziato divisioni tra i responsabili di politica monetaria sulla necessità di tagliare i tassi di interesse nel breve periodo.


L’Indice del dollaro USA, che misura il biglietto verde rispetto a un paniere di valute tra cui yen ed euro, è salito dello 0,14% a 97,84. L’euro ha invece ceduto lo 0,09%, scendendo a 1,1771 dollari.


Rispetto allo yen giapponese, il dollaro ha messo a segno un progresso dello 0,11%, portandosi a quota 154,99.


Sul fronte delle criptovalute, il Bitcoin ha registrato un lieve calo dello 0,07%, scendendo a 66.274,64 dollari, mentre Ethereum ha perso l’1,07%, attestandosi a 1.920,86 dollari.


I rendimenti dei Treasury statunitensi sono saliti moderatamente, mentre gli investitori cercavano di interpretare le prossime mosse della Federal Reserve sui tassi d’interesse, in vista dell’asta di titoli trentennali da 9 miliardi di dollari del Dipartimento del Tesoro.


Il rendimento del titolo di riferimento a 10 anni è aumentato di 0,9 punti base, passando dal 4,081% di mercoledì sera al 4,09%. Il rendimento del trentennale è salito di 1,4 punti base, dal 4,707% al 4,7206%. Anche il biennale, particolarmente sensibile alle aspettative sui tassi, ha guadagnato 1,2 punti base, portandosi al 3,472% dal precedente 3,46%.


Le quotazioni dell’oro hanno beneficiato di un rinnovato interesse per i beni rifugio, mentre i mercati seguivano con attenzione le tensioni tra Stati Uniti e Iran e valutavano dati sul lavoro che indicano una certa stabilità.


L’oro spot è avanzato dello 0,69% a 5.013,54 dollari l’oncia, mentre i futures statunitensi sull’oro hanno ceduto lo 0,04%, attestandosi a 4.984,50 dollari l’oncia.




Fonte: investing.com

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