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Meloni oltre i mille giorni di governo: strategia, tenuta e ambizioni da record nella legislatura più lunga della seconda Repubblica

Il governo guidato da Giorgia Meloni ha raggiunto e superato la soglia dei mille giorni, un traguardo politico che nella storia della seconda Repubblica italiana ha un significato tutt’altro che simbolico. Con una leadership che ha resistito a turbolenze economiche, tensioni internazionali e spaccature interne alla maggioranza, Meloni si avvia verso un orizzonte che, nei piani di Palazzo Chigi, dovrebbe condurre alla fine naturale della legislatura nel 2027, puntando a stabilire un primato di durata per un esecutivo a guida femminile in Italia.


Il bilancio dei primi mille giorni si inserisce in una fase di consolidamento della leadership della presidente del Consiglio, che ha saputo mantenere il controllo dell’agenda politica e della coalizione, nonostante le insidie rappresentate da alleati come Matteo Salvini e Antonio Tajani. Il governo ha cercato di bilanciare l’identità fortemente connotata di Fratelli d’Italia con l’esigenza di stabilità e affidabilità verso Bruxelles, i mercati e gli alleati occidentali.


In questi mille giorni, Meloni ha costruito un profilo istituzionale, senza rinunciare a richiami identitari utili a compattare l’elettorato più radicale. Ha operato una trasformazione dell’immagine pubblica: da leader della destra anti-sistema a capo di governo interlocutore stabile in ambito europeo e internazionale. La gestione delle crisi energetiche, della politica migratoria e delle trattative con la Commissione Europea sul PNRR hanno messo in luce un approccio pragmatico che ha sorpreso parte dell’opinione pubblica.


A livello interno, Meloni ha cercato di usare l’ampio consenso elettorale per imprimere una direzione precisa al sistema politico: rafforzamento del presidenzialismo, ridefinizione del sistema di welfare, contenimento dell’immigrazione irregolare e riforma della giustizia. Tuttavia, alcune delle promesse più ambiziose restano ancora lontane dalla piena attuazione. Il premierato, cavallo di battaglia della riforma costituzionale, è stato incardinato in Parlamento ma incontra resistenze trasversali. Anche il piano di razionalizzazione della spesa pubblica ha scontentato alcune categorie, mentre l’autonomia differenziata ha spaccato il Paese sul piano territoriale.


Dal punto di vista economico, il governo ha cercato di governare l’instabilità dei mercati con una politica di contenimento dei conti, senza rinunciare ad alcune misure simboliche come il taglio del cuneo fiscale, la riforma del reddito di cittadinanza e il rafforzamento delle politiche familiari. Tuttavia, l’inflazione e l’alto costo della vita hanno eroso parte del consenso, in particolare nelle fasce popolari. Il governo ha puntato molto sul rilancio degli investimenti pubblici e privati, sulla riforma del PNRR e sul posizionamento dell’Italia nei settori strategici come l’energia, la difesa e le tecnologie emergenti.


La longevità dell’esecutivo è dovuta anche a una strategia politica attentamente calibrata: nessuna forzatura eccessiva, dialogo con le opposizioni solo quando conveniente, e gestione delle tensioni interne con una logica di equilibrio costante. Meloni ha saputo sfruttare anche la debolezza del campo avversario, con un centrosinistra diviso tra l’opposizione guidata da Elly Schlein e le formazioni centriste ancora frammentate. L’assenza di un’alternativa credibile ha rafforzato la tenuta del governo e reso meno pericolose eventuali turbolenze parlamentari.


Il superamento dei mille giorni è anche l’occasione per rilanciare l’agenda di fine legislatura. Palazzo Chigi sta lavorando su un documento strategico che riassuma le priorità per il biennio 2025-2027. Tra i dossier principali figurano: l’approvazione definitiva del premierato, una riforma fiscale strutturale, la revisione del sistema previdenziale, il rafforzamento dell’industria nazionale con politiche protezionistiche in ambito europeo e la digitalizzazione della pubblica amministrazione. Si punta anche a rafforzare l’Italia come interlocutore chiave nel Mediterraneo, soprattutto dopo l’alleanza energetica con l’Algeria e i progressi nel piano Mattei per l’Africa.


Non mancano però i segnali di tensione. I rapporti con la Lega si sono raffreddati dopo la gestione dell’autonomia e della giustizia, mentre Forza Italia guarda con sempre maggiore attenzione al centro, cercando di ritagliarsi uno spazio autonomo nel post-Berlusconi. Allo stesso tempo, l’opinione pubblica mostra segnali di stanchezza su alcune parole d’ordine del governo, come la retorica sull’identità e la costante contrapposizione con Bruxelles, soprattutto ora che l’Italia si trova in una posizione di forza in Europa.


In questo scenario, Meloni si prepara ad affrontare la seconda parte della legislatura con l’obiettivo di stabilire un primato politico che possa trasformarsi in capitale elettorale anche alle prossime politiche. I mille giorni rappresentano una soglia che segna il passaggio da una fase emergenziale a una fase di maturità di governo. La sfida ora è quella di capitalizzare la stabilità raggiunta senza cedere all’immobilismo o alla sovraesposizione mediatica. L’orizzonte di fine legislatura resta il traguardo dichiarato, ma la complessità dello scenario interno e internazionale impone una gestione sempre più accorta delle alleanze, dei dossier economici e del consenso sociale.

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