Meloni avverte sui rischi della guerra commerciale con gli Stati Uniti e propone un patto di responsabilità con la CISL per difendere l’occupazione
- piscitellidaniel
- 17 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Nel pieno delle tensioni internazionali sul fronte commerciale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha lanciato un messaggio di allerta riguardo le ripercussioni che una guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa potrebbe avere sull’economia italiana, con particolare riferimento al mondo del lavoro. Nel corso di un intervento alla conferenza nazionale della CISL, Meloni ha riconosciuto che l’intensificarsi dei dazi incrociati e delle misure protezionistiche rischia di colpire duramente l’industria manifatturiera italiana, già messa a dura prova dall’inflazione, dalla crisi energetica e dalle tensioni geopolitiche.
Il cuore dell’intervento di Meloni si è focalizzato sulla necessità di prevenire gli effetti più gravi della guerra commerciale, sottolineando come l’Italia debba difendere con forza il proprio apparato produttivo nei tavoli europei. Il riferimento implicito è all’ipotesi ventilata negli ambienti della politica statunitense – in particolare dall’ex presidente Donald Trump, ora di nuovo candidato – di applicare dazi fino al 50% su alcuni beni importati dall’Europa, tra cui auto, acciaio, vetro e componentistica industriale. Una misura che colpirebbe in pieno le esportazioni italiane, in particolare quelle provenienti dalla Lombardia, dal Veneto, dall’Emilia-Romagna e dal Piemonte.
Meloni ha ribadito l’importanza di mantenere saldo il legame transatlantico, ma ha avvertito che non si può accettare passivamente un attacco alla competitività europea. Secondo il presidente del Consiglio, è necessario che l’Unione Europea si attrezzi con una politica commerciale comune che sia difensiva ma anche propositiva, per proteggere i settori strategici senza innescare un’escalation incontrollata. In questo quadro, Meloni ha annunciato che il Governo intende promuovere un “Patto di responsabilità” con le parti sociali, a partire dalla CISL, per tutelare i lavoratori dei settori più esposti e per costruire insieme una strategia nazionale di risposta industriale.
Il patto, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe includere misure concrete: incentivi alla riconversione produttiva, investimenti su filiere alternative, sostegni mirati alle imprese esportatrici, ma anche strumenti di protezione per i lavoratori a rischio, come l’estensione degli ammortizzatori sociali, la formazione professionale e il rafforzamento delle politiche attive del lavoro. L’obiettivo dichiarato è evitare che la tensione tra le grandi potenze economiche si traduca in un massacro occupazionale nei distretti industriali italiani.
L’iniziativa è stata accolta con interesse dal segretario generale della CISL, Luigi Sbarra, che ha espresso apprezzamento per l’apertura al dialogo, ma ha anche posto precise condizioni. Sbarra ha chiesto che il Patto non si limiti a promesse generiche, ma preveda impegni vincolanti e risorse certe, oltre alla piena partecipazione delle rappresentanze dei lavoratori nella definizione delle misure. Il leader sindacale ha sottolineato che la guerra commerciale potrebbe mettere a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro e ha invitato il Governo a fare fronte comune con le Regioni, le imprese e l’Europa.
Nel corso della conferenza CISL, Meloni ha anche toccato altri temi, tra cui la necessità di rilanciare il ruolo delle parti sociali nei processi decisionali, in una fase in cui la transizione verde e digitale sta ridefinendo l’organizzazione del lavoro. Ha ribadito l’intenzione del Governo di rafforzare la contrattazione collettiva e di favorire accordi di secondo livello, in particolare nelle PMI, per garantire una maggiore equità salariale e una più equa distribuzione della produttività. Ha poi difeso le recenti riforme sul fisco e sulle pensioni, affermando che l’esecutivo punta a costruire un modello di welfare sostenibile e inclusivo, in grado di assorbire gli shock esterni.
Il confronto tra Meloni e la CISL avviene in un momento delicato anche per i rapporti tra Governo e sindacati. Mentre la CISL mantiene una linea di dialogo costruttivo, CGIL e UIL continuano a criticare alcune scelte dell’esecutivo, in particolare in materia di lavoro precario, autonomia differenziata e riduzione della spesa pubblica. Meloni ha cercato di smorzare le tensioni, proponendo un tavolo di confronto permanente con tutte le sigle sindacali sulle sfide della politica industriale e sulle priorità da inserire nella prossima legge di bilancio.
Il richiamo ai rischi della guerra commerciale e la proposta del Patto di responsabilità rappresentano, nel quadro dell’attuale scenario internazionale, un segnale politico importante. Il Governo tenta di rafforzare la sua immagine come garante della stabilità produttiva e della coesione sociale, cercando al tempo stesso di giocare un ruolo più assertivo in Europa e nel rapporto con gli Stati Uniti. Ma la complessità dello scenario globale e le difficoltà strutturali dell’economia italiana rendono difficile la traduzione immediata degli annunci in misure efficaci.
L’impatto di eventuali dazi statunitensi sarebbe particolarmente duro su alcuni comparti chiave dell’industria italiana: automotive, meccanica di precisione, ceramica, agroalimentare, moda e arredamento. Molti di questi settori hanno nella domanda americana uno sbocco commerciale essenziale e si troverebbero a fronteggiare un crollo della competitività senza precedenti. Per questo motivo, le associazioni di categoria come Confindustria, Confartigianato e CNA stanno monitorando con attenzione l’evolversi della situazione e chiedono al Governo un’azione forte, sia in sede europea che bilaterale, per evitare che la diplomazia commerciale venga sostituita da una logica di conflitto permanente.

Commenti