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Maxwell convocata dal Congresso Usa: l’11 agosto dovrà testimoniare sul caso Epstein davanti alla Commissione della Camera

Ghislaine Maxwell è stata formalmente convocata dalla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti per rendere una testimonianza ufficiale sul caso Epstein. La data fissata per la deposizione è l’11 agosto. La convocazione è stata emessa dalla Commissione per la Supervisione e la Riforma del Governo, che ha approvato con una votazione interna l’emissione del subpoena, ovvero l’ordine di comparizione. La decisione ha generato forti tensioni politiche all’interno del Congresso, con scontri tra i repubblicani stessi e tra le due camere, mentre continua a crescere la pressione dell’opinione pubblica per ottenere piena trasparenza sui nomi e sui documenti finora tenuti riservati.


Maxwell si trova attualmente detenuta in un carcere federale in Florida, dove sta scontando una pena a 20 anni per il suo ruolo nel traffico di minori orchestrato da Jeffrey Epstein. Secondo la Commissione, la sua testimonianza è ritenuta cruciale per chiarire il funzionamento della rete di abusi e per ottenere risposte dirette su contatti e frequentazioni con figure di rilievo del mondo politico, economico e dell’alta finanza. A spingere per la sua convocazione è stato un gruppo di deputati repubblicani vicini all’ala populista del partito, che accusano l’amministrazione di aver deliberatamente ritardato la pubblicazione degli archivi legati al caso.


Il presidente della Commissione James Comer ha sottolineato che Maxwell sarà interrogata con la supervisione legale prevista e che la seduta sarà inizialmente a porte chiuse per tutelare eventuali contenuti sensibili. Tuttavia, si valuta la possibilità di pubblicarne successivamente il verbale integrale. Secondo fonti vicine al Congresso, la decisione di ascoltarla è arrivata anche per rispondere alle crescenti critiche ricevute dopo il rinvio della votazione sul disegno di legge che prevedeva la declassificazione degli atti processuali. L’episodio ha sollevato dubbi sulla reale volontà politica di fare piena luce sul caso, anche perché tra i nomi coinvolti potrebbero esserci esponenti dell’establishment statunitense.


Il nome di Maxwell è riemerso con forza nel dibattito pubblico americano anche a seguito della pubblicazione parziale dei cosiddetti “Epstein files”, documenti giudiziari contenenti testimonianze, elenchi di contatti e riferimenti a viaggi e incontri avvenuti nella residenza privata dell’imprenditore deceduto. Questi documenti hanno riacceso l’interesse mediatico e parlamentare, soprattutto in vista della campagna elettorale per le presidenziali del 2026, dove il tema della trasparenza istituzionale è centrale nella narrativa di alcuni candidati.


Maxwell, secondo quanto riportato da fonti legali, starebbe valutando l’eventualità di collaborare a fronte di un possibile alleggerimento del regime carcerario. Al momento, tuttavia, non è previsto alcun accordo formale con il Dipartimento di Giustizia. I suoi avvocati, da parte loro, non hanno escluso che la detenuta possa avvalersi del Quinto Emendamento, rifiutandosi cioè di rispondere a domande che potrebbero costituire autoincriminazione. Tale possibilità viene ritenuta altamente probabile da alcuni membri della Commissione, ma non ha impedito di procedere comunque con l’ordine di comparizione.


La seduta dell’11 agosto avverrà in un’aula appositamente allestita all’interno del penitenziario, con la presenza di funzionari del Congresso, rappresentanti del Dipartimento di Giustizia e personale penitenziario. Si tratterà della prima testimonianza diretta resa da Maxwell dopo la sentenza definitiva del 2022, quando fu giudicata colpevole per favoreggiamento e complicità nei crimini sessuali di Epstein. Durante il processo, molte domande erano rimaste senza risposta, anche a causa delle limitazioni imposte dalle circostanze giudiziarie e dalle misure di sicurezza.


La decisione di procedere con la convocazione ha anche una forte valenza politica. Parte del Partito Repubblicano intende infatti usare la vicenda per dimostrare che il Congresso può e deve esercitare il proprio potere investigativo anche su vicende coperte da riservatezza. Alcuni parlamentari vicini all’ex presidente Donald Trump hanno apertamente criticato il ritardo nell’accesso ai documenti, sostenendo che Maxwell detenga informazioni chiave per comprendere la rete di protezioni e connivenze che avrebbe consentito a Epstein di agire indisturbato per anni.


Sul fronte democratico, invece, c’è maggiore cautela. Pur non ostacolando formalmente la convocazione, diversi esponenti hanno espresso dubbi sull’efficacia concreta della testimonianza e sui rischi che un’audizione mediatica possa trasformarsi in un circo politico. La senatrice Elizabeth Warren ha dichiarato che il Congresso deve agire per “verità e giustizia, non per spettacolo”, invitando a trattare la vicenda con rispetto per le vittime e per il ruolo delle istituzioni.


Intanto, diverse organizzazioni che rappresentano le vittime di abusi sessuali hanno accolto con favore la notizia della convocazione. Per loro, ogni nuova dichiarazione potrebbe contribuire a ottenere una verità piena sui fatti e sulle responsabilità, sia individuali che sistemiche. Alcune di esse hanno chiesto che, una volta acquisita, la trascrizione venga resa pubblica integralmente e senza omissioni, a tutela del diritto all’informazione.


Anche i media statunitensi si stanno preparando a coprire ampiamente l’evento. Secondo indiscrezioni, diverse testate internazionali hanno chiesto l’autorizzazione per accedere almeno alle fasi precedenti e successive alla testimonianza, che comunque si svolgerà senza telecamere e in forma riservata. In parallelo, è atteso un comunicato del Dipartimento di Giustizia sul ruolo che l’eventuale cooperazione di Maxwell potrà avere in nuove o già avviate indagini federali.


Il caso Epstein, a distanza di anni dalla morte del finanziere, continua quindi a influenzare pesantemente la politica americana, toccando temi sensibili come l’abuso di potere, la giustizia per le vittime e la trasparenza delle istituzioni. La testimonianza dell’11 agosto, pur non rappresentando un processo, potrebbe costituire uno snodo fondamentale per comprendere quanto ancora resta da svelare e quali conseguenze politiche potranno derivarne. La Camera, attraverso la sua Commissione di supervisione, intende dimostrare di voler andare fino in fondo, anche in presenza di ostacoli, resistenze e silenzi.

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