Maxi stretta Ue sul tabacco: accise raddoppiate e aumento dei prezzi fino a un euro a pacchetto, nel mirino anche sigari, e-cig e prodotti riscaldati
- piscitellidaniel
- 18 giu
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La Commissione europea sta preparando una revisione della direttiva sulle accise del tabacco che potrebbe determinare un netto aumento del prezzo finale dei prodotti da fumo in tutti i Paesi membri. Secondo le prime proiezioni, il rincaro potrebbe arrivare fino a 1 euro in più per ogni pacchetto di sigarette, ma la stretta non si fermerà ai prodotti tradizionali. Il nuovo impianto normativo punta infatti a colpire anche il tabacco trinciato, i sigari, i cigarilli, i dispositivi a tabacco riscaldato, le sigarette elettroniche e perfino le bustine di nicotina, seguendo una logica di armonizzazione fiscale e di protezione della salute pubblica.
Il progetto, che è in fase di elaborazione da parte del commissario europeo alla Fiscalità Wopke Hoekstra, prevede un incremento delle accise minime su tutti i prodotti da fumo. Per le sigarette tradizionali, l’aliquota minima passerebbe da 90 a 215 euro ogni 1.000 pezzi, con un incremento del 139%. Per il tabacco trinciato, spesso utilizzato da giovani e fasce economicamente fragili, l'accisa passerebbe da 60 a 215 euro al chilogrammo, con un aumento del 258%. I sigari e cigarilli, attualmente soggetti a un’accisa di 12 euro al chilo, arriverebbero a 143 euro, registrando un’impennata di oltre il 1.000%.
Anche i nuovi prodotti, come le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato, sarebbero oggetto di una tassazione diretta. Le e-cig sarebbero tassate da un minimo di 0,12 a un massimo di 0,36 euro per millilitro di liquido, mentre per i prodotti a tabacco riscaldato si ipotizzano soglie tra i 108 e i 155 euro per 1.000 unità o per chilogrammo. Le bustine di nicotina, in crescita tra i giovanissimi, sarebbero tassate fino a 300 euro al chilogrammo, secondo i documenti preliminari in circolazione a Bruxelles.
L’intento della Commissione è duplice. Da un lato, scoraggiare il consumo di tabacco attraverso un forte aumento dei prezzi, in linea con le politiche di contrasto al fumo già adottate da molti Stati membri. Dall’altro, ridurre le disparità tra le diverse tassazioni nazionali che oggi favoriscono fenomeni di evasione, turismo del fumo e contrabbando. Oggi, infatti, i prezzi dei pacchetti di sigarette variano sensibilmente da un Paese all’altro: in Bulgaria si può acquistare un pacchetto a meno di 3 euro, mentre in Irlanda il costo supera i 13 euro. L’Italia, con una media di circa 6,20 euro a pacchetto, si colloca in una fascia intermedia, ma sarebbe tra i Paesi più colpiti in termini assoluti dai rincari.
L’aumento delle accise comporterebbe anche un potenziale effetto inflattivo, stimato in circa mezzo punto percentuale su scala europea. Tuttavia, secondo le stime della Commissione, i maggiori introiti fiscali potrebbero raggiungere i 15 miliardi di euro annui, che gli Stati membri potrebbero reinvestire in programmi di prevenzione sanitaria, campagne antifumo o rafforzamento del sistema sanitario. La letteratura scientifica citata nel dossier europeo evidenzia come un incremento del 10% del prezzo del tabacco possa determinare una riduzione dei consumi tra il 3 e il 5%, con effetti più marcati tra i giovani e le fasce sociali più vulnerabili.
Le reazioni politiche sono contrastanti. Francia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo e paesi nordici hanno già espresso parere favorevole a una revisione stringente e a un'applicazione uniforme delle accise. Italia, Grecia, Romania e alcuni paesi dell’Est Europa sono invece più cauti e temono ricadute economiche su intere filiere produttive, in particolare quelle legate al tabacco coltivato o trasformato localmente. In Italia, dove la tabacchicoltura interessa ancora diverse migliaia di ettari in regioni come Campania, Veneto e Umbria, si stima che circa 50.000 addetti diretti e indiretti possano essere toccati dagli effetti di un forte inasprimento fiscale.
Anche le associazioni di categoria dei tabaccai si dicono preoccupate. La Federazione Italiana Tabaccai (FIT) ha già annunciato la volontà di aprire un confronto con il governo italiano per evitare una penalizzazione eccessiva della rete di rivendita, che in molte aree interne rappresenta un presidio di legalità e servizio. Secondo FIT, un aumento troppo rapido e sproporzionato del prezzo delle sigarette potrebbe alimentare i circuiti illegali e colpire soprattutto le tabaccherie di piccole dimensioni.
Sul fronte sanitario, invece, la misura è salutata positivamente. L’Istituto Superiore di Sanità e la Fondazione Veronesi hanno più volte sottolineato l’importanza della leva fiscale come strumento per disincentivare l’uso del tabacco, anche nei suoi derivati più moderni. Il tumore al polmone, ancora oggi tra le prime cause di morte in Europa, è strettamente legato al fumo di sigaretta, e secondo gli esperti l’introduzione di accise più elevate su tutti i prodotti contenenti nicotina può rappresentare un deterrente efficace.
L’iter legislativo prevede che la proposta venga presentata ufficialmente entro l’autunno, per poi essere sottoposta al Consiglio dell’Unione europea. Trattandosi di materia fiscale, sarà necessaria l’unanimità tra i 27 Stati membri, il che rende il percorso tutt’altro che semplice. Tuttavia, la spinta della Commissione sembra determinata e potrebbe trovare sponde favorevoli nei governi che hanno già adottato politiche restrittive in materia di tabacco. Se approvata, la nuova direttiva potrebbe entrare in vigore nel corso del 2026, lasciando agli Stati membri un tempo di adeguamento di almeno dodici mesi.

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