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Macron annuncia il riconoscimento dello Stato di Palestina a settembre: opposizione degli Stati Uniti e tensioni diplomatiche con Israele

Il presidente francese Emmanuel Macron ha ufficialmente annunciato che la Francia riconoscerà lo Stato di Palestina durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in programma a settembre 2025. La decisione, che fa della Francia il primo Paese del G7 ad assumere una posizione così netta, rappresenta un cambiamento significativo nella linea diplomatica di Parigi e un potenziale punto di svolta nel conflitto israelo-palestinese. Secondo l’Eliseo, la mossa mira a rilanciare il processo di pace con una base concreta che riconosca diritti e garanzie sia per Israele sia per i palestinesi, in un contesto che Macron ha definito “orribilmente congelato e privo di speranza”.


Il presidente francese ha motivato la scelta sottolineando la necessità di creare una soluzione sostenibile e credibile per la pace nella regione, dichiarando che il riconoscimento sarà subordinato ad alcune condizioni imprescindibili: lo Stato palestinese dovrà essere smilitarizzato, guidato da autorità politiche legittime, capace di riconoscere lo Stato di Israele e impegnato nella lotta contro il terrorismo. Macron ha aggiunto che questo riconoscimento non intende delegittimare Israele, ma rafforzare le condizioni per un negoziato bilanciato e multilaterale. Ha inoltre precisato che la Francia continuerà a sostenere la sicurezza dello Stato ebraico e a condannare qualsiasi forma di violenza o antisemitismo.


La reazione da parte degli Stati Uniti è stata immediata e particolarmente dura. Il segretario di Stato Marco Rubio, esponente di punta della politica estera americana sotto l’amministrazione repubblicana, ha definito il piano francese “profondamente irresponsabile e contrario agli interessi della sicurezza globale”. Secondo Rubio, il riconoscimento unilaterale della Palestina rappresenta una legittimazione politica dell’attuale leadership di Hamas a Gaza e dell’Autorità Nazionale Palestinese in Cisgiordania, che a giudizio di Washington non sono attori affidabili per la costruzione di uno Stato democratico e stabile. Gli Stati Uniti temono inoltre che una simile iniziativa possa innescare nuove tensioni nell’area, alimentando proteste e destabilizzando ulteriormente i rapporti tra Israele e i suoi vicini.


Da parte israeliana, la reazione è stata altrettanto dura. Il governo guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito l’annuncio francese “un tradimento dei principi fondamentali del processo di pace”. Il ministro degli Esteri Israel Katz ha convocato l’ambasciatore francese a Tel Aviv per esprimere una protesta formale e ha avvertito che un riconoscimento unilaterale potrebbe portare a una revisione profonda delle relazioni bilaterali. Netanyahu ha parlato di un “atto ostile che rafforza il terrorismo e indebolisce ogni possibilità di negoziato”. Anche l’esercito israeliano è stato posto in stato di allerta nei territori, mentre il governo ha annunciato una serie di misure di sicurezza nei confronti delle rappresentanze diplomatiche francesi.


A livello europeo, la decisione francese ha spaccato il fronte dei Paesi membri. La Spagna, che insieme a Irlanda, Norvegia e Slovenia aveva già riconosciuto lo Stato di Palestina nei mesi precedenti, ha espresso pieno sostegno alla mossa di Macron, mentre Germania, Austria e Repubblica Ceca hanno espresso riserve, ritenendo prematuro un riconoscimento senza garanzie concrete sul rispetto dei diritti umani e sulla sicurezza di Israele. Il governo italiano, pur evitando dichiarazioni apertamente critiche, ha mantenuto una posizione prudente, ribadendo l’importanza di un negoziato bilaterale sotto l’egida delle Nazioni Unite, ma evitando di allinearsi esplicitamente con la posizione francese.


In Medio Oriente, la notizia è stata accolta con entusiasmo dai leader palestinesi. Il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas ha definito la decisione francese “un passo storico che riconosce la dignità e il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese”. Hamas, da parte sua, ha espresso apprezzamento ma anche riserve: il movimento islamista, che controlla la Striscia di Gaza, ha chiesto che il riconoscimento non sia subordinato al disarmo delle milizie e ha avvertito che “la resistenza armata è un diritto legittimo di un popolo occupato”.


Sul piano geopolitico, l’iniziativa francese si colloca in una fase di grande instabilità in Medio Oriente. Dopo l’offensiva israeliana su Gaza del 2023 e il fallimento di diversi tentativi di mediazione internazionale, la questione palestinese era tornata a occupare una posizione marginale nell’agenda diplomatica globale. Macron, attraverso questa scelta, intende riportare l’attenzione su un dossier che per decenni è stato il baricentro della politica estera occidentale, ma che oggi appare oscurato dalle tensioni in Ucraina, nel Mar Cinese Meridionale e tra USA e Iran.


L’Eliseo ha specificato che il riconoscimento ufficiale avverrà nel discorso del presidente durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, prevista per il 20 settembre. Sarà un momento di forte esposizione internazionale e probabilmente uno snodo fondamentale per i rapporti tra l’Europa e il blocco atlantico. Secondo analisti internazionali, la decisione francese potrebbe aprire la strada a nuove adesioni da parte di altri Paesi europei e contribuire a creare le basi per una nuova conferenza multilaterale sulla pace in Medio Oriente. Tuttavia, il rischio immediato è quello di una radicalizzazione del confronto politico, con Israele che potrebbe reagire con misure unilaterali e con gli Stati Uniti determinati a mantenere la loro linea storica di difesa di Tel Aviv a ogni costo.


Le implicazioni della scelta francese sono anche interne. Macron, alle prese con una difficile coabitazione politica e con crescenti tensioni sociali, ha scelto di giocare una carta fortemente simbolica in politica estera, presentandosi come il promotore di una “terza via” diplomatica capace di dare voce a istanze ignorate dalle grandi potenze. Resta da vedere se questa mossa rafforzerà la sua posizione o se, al contrario, alimenterà ulteriori critiche sulla sua gestione della politica internazionale. In ogni caso, il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte della Francia rappresenta una cesura netta con il passato e un nuovo terreno di confronto sul futuro assetto del Medio Oriente.

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