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Legge di bilancio 2026 e ridefinizione degli equilibri di finanza pubblica

  • Immagine del redattore: Luca Baj
    Luca Baj
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 2 min

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La legge di bilancio per il 2026 si colloca all’interno di una strategia di finanza pubblica improntata al contenimento del disavanzo e alla progressiva riduzione delle passività strutturali ereditate dagli esercizi precedenti, con particolare riferimento agli oneri derivanti dai meccanismi di incentivazione edilizia. L’impianto complessivo della manovra è costruito sulla previsione del rispetto del parametro del 3 per cento nel rapporto tra deficit e prodotto interno lordo, elemento che assume rilievo determinante sia ai fini del coordinamento con le regole europee sia per la programmazione delle politiche fiscali dei prossimi anni.

In tale contesto, la manovra interviene in modo significativo sul versante del lavoro dipendente, attraverso misure di natura fiscale volte ad aumentare il reddito disponibile. La detassazione degli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali, l’ulteriore riduzione dell’imposizione sui premi di produttività e il trattamento agevolato delle prestazioni lavorative notturne e festive costituiscono strumenti che incidono direttamente sulla struttura del prelievo, con effetti immediati sulla busta paga e con una chiara finalità redistributiva.

Parallelamente, il legislatore ha previsto un intervento selettivo sull’imposta sul reddito delle persone fisiche, riducendo l’aliquota intermedia per una fascia estesa di contribuenti. La misura si inserisce nel più ampio processo di revisione dell’Irpef, orientato alla semplificazione del sistema e alla riduzione del carico fiscale sul cosiddetto ceto medio, con un impatto finanziario rilevante e una platea particolarmente ampia.

Sul fronte delle imprese, la manovra rafforza gli strumenti di sostegno agli investimenti, prorogando incentivi legati alla transizione tecnologica e confermando il ruolo delle zone economiche speciali come leva di sviluppo territoriale. Tali interventi si accompagnano a un incremento delle risorse destinate al sistema sanitario, che pur non modificando l’assetto strutturale del finanziamento del Servizio sanitario nazionale, determinano un aumento nominale degli stanziamenti per il triennio di riferimento.

Un ulteriore ambito di intervento riguarda l’Indicatore della situazione economica equivalente, oggetto di modifiche volte a favorire i nuclei familiari numerosi. La revisione dei coefficienti di equivalenza, l’anticipazione delle maggiorazioni per l’assegno unico e l’innalzamento delle soglie di esclusione patrimoniale incidono sulla platea dei beneficiari delle prestazioni sociali agevolate, ridefinendo i criteri di accesso.

Le coperture finanziarie della manovra sono assicurate prevalentemente attraverso il contributo richiesto al settore bancario e assicurativo, mediante limitazioni alla deducibilità fiscale di alcune poste e l’incremento di specifiche aliquote. A ciò si affiancano misure di incremento del gettito derivanti dalla tassazione delle transazioni finanziarie, dai contributi sulle spedizioni extraeuropee e da interventi selettivi su accise e polizze assicurative, in un quadro complessivo che mira a mantenere l’equilibrio tra esigenze di sostegno economico e vincoli di sostenibilità dei conti pubblici.

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