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Politica industriale e manovra di bilancio: rimodulazione degli incentivi alle imprese

  • Immagine del redattore: Luca Baj
    Luca Baj
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

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La legge di bilancio introduce una ridefinizione complessiva degli strumenti di politica industriale, caratterizzata da proroghe selettive, rifinanziamenti mirati e riduzioni dell’intensità agevolativa. Il perno dell’intervento resta la nuova configurazione di Transizione 5.0, che dal 2026 segna il superamento del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali innovativi e il ritorno al meccanismo dell’iperammortamento, con una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile articolata su più scaglioni. La proroga fino a settembre 2028 consente una pianificazione di medio periodo, ma l’abbassamento delle percentuali rispetto all’impianto originario e l’introduzione della clausola di provenienza europea dei beni riducono l’attrattività complessiva dello strumento, incidendo sulla libertà di approvvigionamento delle imprese e sul rapporto costi-benefici degli investimenti.

Sul fronte delle imprese che avevano programmato operazioni nel 2025 confidando nei crediti d’imposta 5.0, la manovra determina un significativo effetto penalizzante. Le risorse stanziate vengono ricondotte nell’alveo del precedente regime 4.0, con una conseguente riduzione dell’aliquota massima fruibile. Il possibile accesso alternativo all’iperammortamento non elimina l’incertezza giuridica e finanziaria che si è creata per gli operatori già prenotati, mentre l’apertura limitata alle imprese energivore appare priva di reale incidenza sistemica.

Rilevante è il rifinanziamento del credito d’imposta per la Zes unica, estesa anche a nuovi territori, con una programmazione pluriennale delle risorse. Tuttavia, il meccanismo correttivo introdotto per gli investimenti effettuati nel 2025, subordinato a istanza espressa e con esclusioni rilevanti, conferma un’impostazione selettiva che limita l’automatismo dell’agevolazione, fatta eccezione per il comparto agricolo, destinatario di percentuali predeterminate.

La manovra interviene anche sugli strumenti di finanza agevolata e di sostegno alla liquidità, rifinanziando i contratti di sviluppo e la Nuova Sabatini, oltre a rafforzare le garanzie pubbliche attraverso la proroga dell’attuale assetto del Fondo Pmi e l’ampliamento della capacità operativa di Sace. Si affiancano misure settoriali, come il credito d’imposta per i campionari del comparto moda, gli incentivi per la produzione di acciaio a ridotto impatto ambientale e gli interventi a favore della ricerca avanzata e delle tecnologie strategiche nel Mezzogiorno, delineando un quadro frammentato ma orientato al contenimento selettivo degli oneri pubblici e alla razionalizzazione degli strumenti esistenti.

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