Industria manifatturiera tra stagnazione e incertezze globali
- Luca Baj

- 3 giorni fa
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Quadro previsionale 2026 tra crescita debole, dazi e nodi strutturali
Il sistema manifatturiero si avvia verso il 2026 con prospettive di crescita contenute, inserite in uno scenario che resta fragile e segnato da variabili esterne ancora instabili. Le principali analisi convergono su un incremento dei ricavi reali prossimo allo zero virgola, dopo un 2025 già caratterizzato da una dinamica fiacca e da una contrazione in diversi comparti. La ripresa appare selettiva, limitata ad alcuni segmenti specifici, mentre la maggioranza delle filiere industriali si muove su variazioni minime, insufficienti a delineare una fase espansiva strutturata.
Alcuni comparti legati alle opere di ingegneria e alla carpenteria metallica mostrano segnali di maggiore vitalità, sostenuti dall’ultima fase di attuazione degli investimenti infrastrutturali finanziati con risorse straordinarie. Diversa la situazione del sistema moda, che continua a rappresentare un fattore di freno rilevante, penalizzato dal calo della domanda interna, dalla debolezza dei mercati internazionali e dalla crescente pressione delle piattaforme di commercio digitale. Anche i segmenti a maggiore vocazione esportativa e le produzioni di fascia alta risultano esposte alla contrazione dei consumi in Europa e in Asia orientale.
Sul fronte del commercio internazionale, il tema dei dazi resta centrale. L’attenuazione delle ipotesi più penalizzanti non ha eliminato l’impatto di un aggravio medio significativo, che incide in modo disomogeneo sui settori manifatturieri, in particolare su quelli che utilizzano acciaio, alluminio e rame. Le esportazioni verso gli Stati Uniti mostrano una tenuta solo apparente, sostenuta prevalentemente dalla farmaceutica, mentre per il resto dell’industria il contributo resta nullo. Una dinamica analoga si osserva nel dato complessivo del Made in Italy, dove la crescita è concentrata in pochi comparti ad alta specializzazione.
Il contesto globale appare meno recessivo rispetto alle attese più pessimistiche formulate nel corso dell’anno precedente, grazie a un temporaneo anticipo delle transazioni commerciali che ha sostenuto gli scambi internazionali. Le previsioni per il 2026 indicano tuttavia un rallentamento marcato, con un ritorno a tassi di crescita molto contenuti. In questo quadro pesa in modo determinante l’andamento dell’economia tedesca, principale mercato di sbocco, ancora bloccata tra stagnazione e rischio recessivo, con riflessi diretti sulla meccanica e sull’automotive. La possibilità di una ripresa della domanda europea resta legata all’effettiva capacità degli investimenti pubblici di tradursi in nuovi ordini industriali




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