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Le imprese tedesche rilanciano la crescita: 631 miliardi di euro di investimenti entro il 2028 per superare la crisi industriale

Sessantuno tra le principali aziende tedesche, rappresentative di tutti i settori strategici dell’economia nazionale, hanno annunciato un piano di investimenti da 631 miliardi di euro entro il 2028 per sostenere la ripresa economica e rilanciare la competitività del Paese. L’iniziativa, presentata oggi a Berlino nell’ambito della nuova campagna economica “Made for Germany”, ha ricevuto il pieno sostegno del governo federale guidato dal cancelliere Friedrich Merz, che ha definito l’alleanza tra pubblico e privato come “una svolta” per la rinascita economica della Germania.


L’annuncio arriva in un momento delicato per la prima economia europea, segnata da un prolungato rallentamento del settore industriale, da una crisi strutturale dell’export e da un persistente calo della produttività. Il piano si inserisce in un contesto in cui la crescita economica tedesca è rimasta al palo per quasi due anni consecutivi, tra il rallentamento della domanda globale, l’aumento dei costi energetici e l’incertezza derivante dalla transizione climatica e digitale.


Il piano di investimenti è stato costruito su tre assi portanti: rafforzamento della capacità produttiva nazionale, accelerazione dell’innovazione e della digitalizzazione, e modernizzazione delle infrastrutture fisiche ed energetiche. Il progetto, secondo quanto emerso nel documento congiunto sottoscritto dalle imprese, mira a consolidare la leadership industriale tedesca nei settori strategici, a partire dall’automotive e dalla meccanica avanzata, per arrivare all’energia, alle tecnologie digitali, alla farmaceutica e alla difesa.


Tra i principali firmatari dell’iniziativa figurano giganti come Siemens, SAP, Deutsche Telekom, Bayer, BASF, Volkswagen, Mercedes-Benz, BMW, Allianz, Deutsche Bank e RWE. Ognuna di queste aziende ha delineato un piano di impiego delle risorse che, nel complesso, punta a mobilitare capitali privati per 631 miliardi di euro, senza contare l’effetto moltiplicatore che tali investimenti potranno generare nel resto dell’economia tedesca ed europea. I fondi saranno impiegati in progetti di lungo periodo, distribuiti su tutto il territorio nazionale, con un impatto atteso sull’occupazione, sulla formazione e sulla competitività tecnologica.


Il piano è stato strutturato anche in relazione alle nuove misure annunciate dal governo Merz, che ha sbloccato 500 miliardi di euro da qui al 2036 per finanziare infrastrutture, reti digitali, ferrovie, energia pulita e progetti di edilizia pubblica. In un’ottica di partenariato, le aziende hanno risposto all’appello dell’esecutivo confermando la volontà di tornare a investire in patria dopo anni in cui una parte consistente dei capitali era stata destinata a progetti all’estero o tenuta in riserva in attesa di maggiore stabilità normativa.


Il CEO di Siemens, Roland Busch, ha sottolineato la necessità di una drastica semplificazione delle procedure autorizzative e di una maggiore rapidità nei tempi di attuazione dei progetti infrastrutturali. Anche il presidente di Deutsche Bank, Christian Sewing, ha rimarcato l’importanza di un contesto politico e fiscale più favorevole agli investimenti privati. Entrambi i leader aziendali hanno espresso apprezzamento per il nuovo indirizzo assunto dal governo, in particolare per il superamento del freno costituzionale all’indebitamento pubblico, che ha consentito l’apertura di nuovi spazi di manovra finanziaria.


I settori prioritari individuati dal piano includono l’intelligenza artificiale, la microelettronica, la produzione di semiconduttori, l’idrogeno verde, le batterie per auto elettriche, le telecomunicazioni e l’automazione industriale. Particolare attenzione sarà riservata anche all’adeguamento delle competenze professionali: molte aziende hanno annunciato piani paralleli di formazione e aggiornamento per contrastare la crescente carenza di lavoratori qualificati, che rappresenta uno dei maggiori ostacoli alla ripresa della produttività.


Secondo le stime diffuse dal Bundesverband der Deutschen Industrie, l’associazione degli industriali tedeschi, il piano potrebbe avere un impatto significativo sulla crescita del PIL tedesco, con un contributo cumulato pari a circa due punti percentuali entro il 2028. Gli effetti più rilevanti si attendono sul mercato del lavoro, dove sono previsti oltre un milione di nuovi posti entro quattro anni, e sul saldo commerciale, che potrebbe beneficiare della rinnovata competitività dell’industria nazionale.


L’iniziativa “Made for Germany” rappresenta anche un messaggio al resto d’Europa. La Germania, spesso criticata per la sua prudenza fiscale e per il rallentamento della spesa pubblica, sembra ora voler esercitare un ruolo guida nel rilancio dell’economia continentale, anche in vista della nuova agenda industriale europea. Le aziende tedesche, pur restando ancorate a logiche di mercato, sembrano riconoscere che in un contesto globale sempre più competitivo e instabile, è necessario un patto tra Stato e imprese per affrontare le transizioni in corso.


Nel documento congiunto le imprese chiedono anche maggiori certezze giuridiche, una politica energetica stabile, un rafforzamento del mercato unico europeo e un quadro normativo che favorisca l’innovazione senza eccessivi vincoli. Il piano presentato oggi è stato accolto con favore dalle principali organizzazioni economiche, dai sindacati e da numerosi analisti finanziari, che lo interpretano come un segnale concreto della volontà dell’élite industriale tedesca di uscire dallo stallo degli ultimi anni e di rilanciare il proprio ruolo trainante in Europa.


Il cancelliere Merz ha salutato l’iniziativa come una dimostrazione di fiducia nel futuro del Paese. Nel suo discorso ha ribadito che “la Germania deve tornare ad essere il motore dell’Europa, ma non lo farà con interventi simbolici, bensì con investimenti reali, innovazione e lavoro”. L’alleanza tra governo e imprese, ha detto, sarà uno degli strumenti per affrontare le sfide globali senza rinunciare ai valori della coesione sociale e della sostenibilità ambientale.

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