Le imprese europee accelerano sull’intelligenza artificiale, ma il divario con i big resta elevato
- piscitellidaniel
- 19 giu
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La diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese europee sta conoscendo una fase di forte espansione, ma la distanza tra i grandi paesi dell’Unione e quelli a economia più contenuta resta significativa. I dati Eurostat relativi al 2024 indicano che il 13,4% delle imprese con almeno 10 dipendenti ha implementato soluzioni basate su AI, in netto aumento rispetto all’8% dell’anno precedente. Tuttavia, questo progresso non è omogeneo: la Danimarca guida con il 27,6% delle imprese coinvolte, seguita da Finlandia (24,2%) e Svezia (20,5%). La media italiana si attesta invece all’11,2%, inferiore sia alla media europea sia ai tassi registrati in Francia (18,5%) e Germania (19,8%).
Secondo i dati diffusi in occasione del recente vertice europeo sull’intelligenza artificiale tenutosi a Parigi, i settori che adottano più velocemente queste tecnologie sono quelli a maggiore intensità di capitale e digitalizzazione: ICT, telecomunicazioni, automotive, servizi finanziari e farmaceutica. Più in ritardo, invece, comparti come l’edilizia, l’agricoltura, la logistica di prossimità, i servizi alla persona e parte del manifatturiero tradizionale. In Italia, l’utilizzo dell’AI è concentrato in grandi aziende del Nord, mentre le PMI del Sud e dei settori meno digitalizzati mostrano ancora una forte resistenza al cambiamento.
Il recente AI Act, approvato a Bruxelles e destinato a entrare in vigore nel secondo semestre 2025, rappresenta il primo quadro normativo vincolante sull’intelligenza artificiale a livello globale. La normativa classifica i sistemi AI in base al rischio e impone obblighi crescenti per quelli ad alto impatto, come riconoscimento facciale, strumenti predittivi per la giustizia e sistemi di scoring sociale. Se da un lato la regolamentazione viene vista come garanzia per cittadini e imprese, dall’altro le aziende più piccole temono l’onere burocratico e il rischio di rallentare l’adozione di innovazioni strategiche.
Il report “AI Industry Landscape Europe 2025” pubblicato da Digital Europe evidenzia che oltre il 70% delle startup e PMI europee ritiene necessarie misure di sostegno pubblico per integrare tecnologie AI nei propri processi. Solo il 25% dichiara di avere accesso a competenze interne adeguate per sviluppare soluzioni di intelligenza artificiale, mentre oltre il 60% lamenta l’assenza di infrastrutture digitali di calcolo, soprattutto nei paesi dell’Europa meridionale e orientale. In Italia, il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede fondi dedicati all’intelligenza artificiale, ma la distribuzione effettiva delle risorse è rallentata da vincoli amministrativi e ritardi nell’attuazione dei progetti.
La questione delle competenze rappresenta uno dei principali freni alla diffusione capillare dell’AI. I dati Eurostat e Ocse confermano che solo il 28% degli occupati in Europa possiede competenze digitali avanzate, e meno del 10% ha conoscenze specifiche nell’ambito dell’intelligenza artificiale. L’Italia è sotto media anche in questo indicatore: solo il 22% della forza lavoro possiede skill digitali elevate, e la formazione universitaria in ambito AI resta limitata a pochi atenei con progetti strutturati. La Commissione Europea ha proposto l’avvio di una “Accademia Europea dell’AI”, con percorsi formativi e professionali uniformi in tutta l’Unione, ma il progetto è ancora in fase iniziale.
Sul piano industriale, la mancanza di centri europei per l’addestramento di modelli linguistici avanzati e di grandi data center rappresenta un ulteriore limite strutturale. Secondo il Centro comune di ricerca della Commissione, circa il 78% delle infrastrutture AI è oggi localizzato negli Stati Uniti e in Cina, mentre l’Europa deve ancora sviluppare un’infrastruttura autonoma per il calcolo ad alte prestazioni. L’Italia ha avviato il progetto Leonardo a Bologna, tra i supercomputer più potenti d’Europa, ma la sua capacità operativa è per ora accessibile solo a una ristretta cerchia di soggetti pubblici e accademici.
Un altro fronte critico è rappresentato dalla mancanza di interoperabilità tra i mercati digitali europei. Le imprese lamentano ostacoli nell’utilizzo incrociato di dati, mancanza di standard comuni e difficoltà nell’accesso ai finanziamenti. La Banca Europea per gli Investimenti ha lanciato un piano da 1,5 miliardi di euro a sostegno delle imprese che investono in AI, ma gli effetti sono ancora marginali rispetto alla dimensione della sfida. Francia e Germania hanno già sviluppato fondi sovrani per stimolare le aziende nazionali, mentre in Italia il Fondo Innovazione è ancora sottodimensionato.
Il mercato dell’AI in Europa, secondo le stime di McKinsey, potrebbe raggiungere i 180 miliardi di euro entro il 2030, ma solo in presenza di interventi decisi su tre fronti: infrastrutture, competenze e sostegno alla domanda. La Commissione punta ora su un Digital Single Market pienamente operativo, su un piano comune per il cloud europeo (Gaia-X) e su partenariati pubblico-privati per la ricerca in AI generativa. Tuttavia, il rischio è che l’Europa continui a subire l’iniziativa tecnologica di Stati Uniti e Cina, rimanendo un consumatore e non un produttore di intelligenza artificiale.
Le imprese italiane, in particolare, affrontano la sfida dell’adozione dell’AI con risorse limitate, un ecosistema frammentato e competenze non ancora diffuse. Le grandi aziende che operano nel settore bancario, assicurativo e farmaceutico hanno avviato progetti solidi, mentre il tessuto delle PMI resta in gran parte escluso dalla trasformazione. L’intelligenza artificiale, secondo Confindustria Digitale, potrebbe aumentare la produttività del manifatturiero di oltre il 15% nei prossimi cinque anni, ma solo se accompagnata da un piano nazionale chiaro, integrato e sostenuto da una governance stabile.
Le istituzioni europee e i governi nazionali si trovano ora davanti a una scelta cruciale: accelerare la trasformazione digitale e ridurre i divari interni, oppure rischiare di perdere definitivamente il treno dell’innovazione. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia di frontiera, ma una componente strutturale della competitività futura dell’industria europea.

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